“Era mio padre…” la commovente poesia sulle vittime del coronavirus

"Era mio padre...": Corsi del trio Medusa pubblica su Instagram una poesia dedicata alle vittime del Coronavirus. Per quelli che “Tanto muoiono solo i vecchi”

“Erano mio padre, mia madre, mio zio, mia zia…” Quelli dei necrologi, che ormai ogni giorno riempiono i giornali. ma che tanto “erano vecchi, già malati”. E se la pensi anche tu così, “tutto questo, non ti ha davvero insegnato niente”.

Una bellissima poesia, pubblicato sull’account Instagram di Gabriele Corsi, del Trio Medusa, dedicata alle vittime del Coronavirus, ha commosso l’Italia. E colpito nel segno: quanti in questo momento non possono nemmeno assistere in ospedale, piangere o addirittura seppellire i loro cari? A tutti quelli che nel sentire chi riassume il problema con una morale da “selezione naturale” (magari guardando oltre la Manica) rabbrividiscono, a chi ancora importa proteggere e difendere i più deboli, bambini o vecchi e malati che siano, a chi ancora pensa che sia giusto sacrificarci per il bene di tutti, dedichiamo queste parole.

Era mio padre.
Quello della foto un po’ sfocata nei necrologi di ieri.
Era mio padre.
Lo ricordo con una barba nera nera che mi insegnava a dare calci a un pallone nel parco sotto casa.
Era mia madre.
Quella signora elegante morta da sola in ospedale perché non si poteva entrare.
Il dolore più grande. Lei. Da sola.
Era mia madre.
Che mi faceva posto nel letto grande quando avevo la febbre e mi sembrava, sempre, l’unica cura possibile.
Era mio zio.
Quel signore con gli occhiali che se n’è andato tra i tanti ieri.
Era mio zio.
Lo stesso che mi portava a giocare con i modellini di aerei e mi faceva volare restando con i piedi a terra.
Era mia zia.
La signora senza foto. Solo data di nascita e di morte.
Era mia zia.
Perché non possiamo neanche andare a casa sua a cercare una polaroid che la ritragga. Lei che a Natale mi ha regalato la prima macchina fotografica.
Erano mio padre.
Erano mia madre.
Erano i miei zii, i miei vicini, i genitori, i parenti dei miei amici.
Quelli che, adesso, non possiamo piangere.
Quelli che, adesso, non possiamo abbracciarci per lenire il dolore. Quelli che tu non sai chi sono.
Ma io sì.
Quelli che, per qualcuno, sono “muoiono solo i vecchi”, “sì, ma erano già malati”, “ne muoiono molti di più per altre cause”.
E, se sei tra quelli, vuol dire che questo, tutto questo, non ti ha davvero insegnato niente.

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