Il dolore di Costantino Vitagliano: “A volte tocchi il cielo, altre sei sottoterra”

Costantino Vitagliano racconta il suo grande dolore e la rinascita con la figlia Ayla

Costantino Vitagliano racconta per la prima volta il suo grande dolore e la voglia di rinascere per amore della figlia Ayla. L’ex tronista di Uomini e Donne sta cercando di uscire da un periodo particolarmente buio della sua vita, iniziato lo scorso agosto quando sua madre è venuta a mancare. Una perdita che l’ex modello non ha ancora superato e con cui sta facendo i conti.

“Mi sono ripreso da un periodo molto buio – ha confessato al Magazine di Uomini e Donne -. Ho ricevuto delle delusioni, ho perso persone molto importanti della mia vita. È stata dura, ma mi sto riprendendo, grazie all’amore di mia figlia. Ho trascorso un periodo d’oro e poi, come avviene spesso nella vita, è seguito un momento doloroso. Perdere mia mamma mi ha portato a rendermi conto che la vita è fatta di up&down. A volte tocchi il cielo, altre sei sottoterra”.

“Il lutto si supera credo, spero, con il tempo – ha aggiunto -. Il tempo non è necessariamente una medicina, ma ti porta a fare, muoverti, scoprire. Mi è sempre piaciuto vivere, guardare le cose, conoscere il mondo. Per questo ho svolto un percorso lavorativo particolare: da quando avevo sedici anni faccio esperienze, scopro la realtà”.

Ad aiutarlo in questo percorso di rinascita c’è la figlia Ayla, nata dalla relazione con Elisa Mariani, arrivata dopo l’addio ad Alessandra Pierelli, conosciuta grazie a Uomini e Donne, e numerosi flirt, alcuni dei quali con donne famose. La paternità ha cambiato l’intera esistenza di Costantino, ma la nascita della figlia ha coinciso con un momento terribile in cui sua madre ha scoperto di essere malata.

“Ayla è la parte più bella della mia vita ed è coincisa con un brutto momento – ha ricordato Vitagliano -. Quando è nata lei, a mia mamma hanno scoperto la malattia. Ora ho Ayla: ci vivo, la coccolo, la porto in giro. Faccio con lei quello che non è mai stato fatto con me. Io appartengo a una generazione i cui genitori erano “altro”. Crescevamo tutt’altro che viziati, per quanto i miei non abbiano mai fatto mancare niente”.

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