Vergine dopo i trenta: una scelta o per necessità?

Non avere avuto rapporti dopo i 30 anni spesso dipende da un'eccessiva timidezza o dall'attesa dell'amore vero. Ecco alcune esperienze di vita vissuta

Altro che sesso sfrenato o kamasutra bis: è la verginità l’ultimo tabù. Soprattutto quando la si conserva passata la trentina. «Se una ragazza di 30 anni mi dice che è vergine – si può leggere in un forum online – mi viene da pensare a uno scherzo». Eppure il fenomeno esiste ed è più frequente di quanto si creda. Anche se di statistiche sul tema neanche l’ombra, niente cifre, nessun sondaggio. D’altronde chi confesserebbe senza provare un po’ di vergogna a un intervistatore: “Sì, ho 30 anni e non ho mai fatto sesso”? Probabilmente nessuna. In un’epoca di sovraesposizione sessuale la vera diversità non è più l’omosessualità o il colore della pelle o la nazionalità diversa. Soprattutto quando l’ambiente circostante è un fiorire di immagini e messaggi che inneggiano a un erotismo esasperato quanto diffuso.

Stefania, 36 anni scrive: «Quando cammino per strada non posso non vedere i cartelli pubblicitari con coppie che si lanciano sguardi pieni di passione. Al cinema è impossibile trovare un film che non mostri almeno una scena di sesso. Sfogliando riviste si incappa sempre in qualche sondaggio del tipo ‘Ma tu, che tipo di amante sei? Tiepidina o focosa?». Sembra quasi che l’occupazione principale del genere umano sia proprio di fare sesso. Io sono l’unica eccezione». «Essere vergine a 22 anni può suscitare tenerezza, a 35 diventa patetico, oltre che ridicolo», racconta Giovanna, 29 anni.

«Spesso non c’è un perché. Quando avevo 23 anni – spiega Valeria, che ora di anni ne ha 34 – pensavo che la prima volta sarebbe stata con la persona giusta. Purtroppo questa persona la sto ancora aspettando. Ero molto timida. Non mi avvicinavo molto agli altri e cercavo di mantenerli a distanza in modo da non farmi avvicinare. Probabilmente non ero pronta. Ero idealista, romantica e aspettavo il principe azzurro. Lo ammetto, ero ingenua. A 30 anni mi sono dedicata alla carriera, dicendomi che era la cosa più importante. Forse sono troppo esigente e ora mi rendo conto di essermi persa qualcosa, anche se non saprei dire cosa». Sono alcune delle testimonianze che si possono leggere in rete.

Nelle situazioni descritte non si tratta di una verginità vissuta per scelta ma per necessità. Niente a che vedere con la presa di posizione di chi vive la verginità come una forma di crociata, decisa e voluta, in nome di una qualche forma di osservanza religiosa massimalista. Niente di tutto ciò. Queste donne – ma ci sono anche uomini – vorrebbero avere una vita affettiva normale, con i suoi alti e bassi, con incontri, relazioni che vanno in porto anche se hanno una fine. Invece no. Al posto di una normale relazione amorosa ci sono la solitudine e una castità forzata. Tutti ne soffrono, in silenzio, come se fosse una devianza o un malattia vergognosa da nascondere e da non rivelare a nessuno. E se non fosse per lo sfogo anonimo in qualche forum o blog il fenomeno rimarrebbe sepolto nel silenzio.

Vergine dopo i trenta: una scelta o per necessità?