Sesso dopo un attacco di cuore, i benefici per la salute

Uno studio israeliano ha approfondito gli effetti di una vita sessuale attiva su alcuni pazienti sopravvissuti a un infarto del miocardio

Dopo un evento traumatico come un attacco di cuore, l’attività sessuale può essere pericolosa? Secondo una recente ricerca israeliana, mantenere una vita sessuale attiva dopo un infarto aiuta a diminuire il rischio di decesso.

Lo studio appena citato, pubblicato sulle pagine del The American Journal of Medicine, ha monitorato un campione di 1120 pazienti (età media di 53 anni) ricoverati per infarto del miocardio e successivamente dimessi. I dati relativi all’attività sessuale sono stati inizialmente rilevati durante il ricovero, ma anche a 5, 10 e 13 anni da esso.

Gli esperti che hanno condotto lo studio – si tratta di un’equipe appartenente al Dipartimento di Epidemiologia e Medicina Preventiva dell’Università di Tel Aviv – hanno avuto modo di notare, monitorando la situazione dei soggetti inclusi nel campione fino al 2015, una relazione inversa tra la frequenza dell’attività sessuale e il rischio di decesso.

Per essere precisi, bisogna specificare che l’abitudine a fare sesso una volta a settimana è risultata associata a un rischio di decesso minore del 37%. Nei soggetti con un’attività sessuale meno frequente, è stata invece riscontrata una probabilità più alta di andare incontro a ipertensione, diabete e colesterolo alto.

Il team che ha firmato lo studio ha commentato i risultati facendo presente che l’attività sessuale comporta dei cambiamenti biologici che favoriscono la longevità. Nello specifico, fare sesso frequentemente aiuta ad aumentare i livelli di testosterone. Come sottolineato anche dagli esperti della Società Italiana di Andrologia nel corso del loro ultimo congresso nel maggio 2019, il deficit di testosterone è una situazione da non sottovalutare, dal momento che aumenta il rischio di patologie cardiovascolari, osteoporosi e diabete.

Sulla gestione dell’attività sessuale dopo un infarto del miocardio la scienza si è espressa più volte. L’evento medico appena ricordato, che colpisce ogni anno circa 120.000 persone solo in Italia (la mortalità è però diminuita), non preclude la conduzione di un’attività sessuale normale. Come ricordato dal Professor Giancarlo Parati dell’Irccs Ospedale San Luca-Istituto Auxologico Italiano (Milano), conta molto la stabilità del paziente.

Ogni caso è comunque a sé, motivo per cui è importantissimo confrontarsi in maniera aperta sia con il cardiologo, sia con il medico di base e seguire attentamente le loro raccomandazioni.

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