La riproduzione sessuata potrebbe essere una difesa contro il cancro

Secondo un recente studio congiunto, la riproduzione sessuata potrebbe essere una risposta dell'evoluzione alla diffusione delle cellule tumorali

La riproduzione sessuata, ossia quella che prevede la produzione del gamete maschile e di quello femminile e il successivo incontro tra queste cellule, potrebbe essere il risultato di una strategia evolutiva anti cancro.

A dirlo è un recente studio scientifico congiunto pubblicato sulle pagine della rivista PLOS Biology e condotto da diverse equipe attive presso atenei francesi (p.e. l’Università di Montpellier) e australiani (Università della Tasmania).

Secondo questo lavoro di ricerca, la riproduzione sessuata, pur richiedendo un maggior dispendio di energie rispetto a quella asessuata, si sarebbe “fatta strada” fino a prevalere nel regno animale con lo scopo specifico di prevenire l’invasione di cellule cancerose trasmissibili.

Grazie alla riproduzione sessuata diventa infatti realtà un cambiamento sistematico del genotipo dell’organismo. La riproduzione basata sull’unione tra due diverse cellule sessuali si contraddistingue per una variabilità genetica oggettivamente alta, che permette di limitare su larga scala la trasmissione di cellule tumorali.

Fondamentale è specificare che i processi oncogenetici si palesano comunque nei singoli individui ma che è molto bassa la probabilità di una loro trasmissione di generazione in generazione. Se si guarda al contesto attuale, le uniche forme di cancro trasmissibile classificate in letteratura riguardano il diavolo della Tasmania (tumore facciale del diavolo), il cane (tumore venereo trasmissibile) e i criceti (sarcoma contagioso del criceto dorato, tumore che viene trasmesso tramite la puntura della zanzara delle febbre gialla).

La capacità che alcune di queste cellule tumorali trasmissibili hanno di proliferare sarebbe legata alla ridotta diversità genetica dell’organismo ospite, a sua volta frutto di fattori come la dimensione ridotta della popolazione di una determinata specie.

Per completezza è bene ricordare che, anche se in pochissimi casi, trasmissioni di cellule tumorali sono state individuate anche nell’uomo (da madre a feto). In questi frangenti, le cellule neoplastiche della mamma erano riuscite a eliminare gli alleli dell’antigene leucocitario umano nel neonato.

Questo studio rappresenta una possibile risposta a uno degli enigmi più radicati nella biologia evolutiva, ossia la prevalenza della riproduzione sessuata in natura, che prevede come già detto degli sforzi energetici maggiori rispetto a quella asessuata. Inoltre, dal momento che gli individui di sesso maschile non sono in grado di portare avanti una gravidanza e di partorire, risulta pure molto più lenta.

Nonostante questo vantaggio i ricercatori hanno concluso che, data la diffusione delle neoplasie negli organismi pluricellulari e visti i potenziali effetti gravi delle cellule tumorali trasmissibili sulla salute, la riproduzione sessuale potrebbe essere riuscita a dominare in quanto alternativa più efficace per mettere al mondo individui non malati.

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