La mappa del piacere femminile: consigli per un’intesa perfetta

Il sessuologo Fabrizio Quattrini dà alcune informazioni su come avere una vita sessuale soddisfacente, dall'orgasmo al punto G

Lui è Fabrizio Quattrini, sessuologo e terapeuta, socio fondatore e presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (IISS), protagonista della trasmissione “Sex Threapy” di Sky. E ora anche promotore del primo laboratorio del piacere per adulti in Italia. Con lui abbiamo fatto una lunga chiacchierata per scoprire insieme la mappa del piacere. Gli abbiamo riportato tutti i dubbi e i quesiti che spesso le nostre lettrici ci sottopongono. Abbiamo parlato di punto G (sì, esiste, andatelo a cercare), di orgasmi che non arrivano, di partner che “finiscono” troppo presto, di autoerotismo e di molte altre cose. Per partire in un viaggio alla scoperta di sé e della propria sessualità.

Lei ha dato vita al primo laboratorio sul sesso per adulti. Come mai?
È una sperimentazione, è la prima volta che organizziamo un corso di questo tipo e siamo in attesa di scoprire meglio che tipo di iscritti avremo. Quello che mi aspetto io è che i più siano mossi dalla curiosità, anche per il luogo in cui si tengono le lezioni, che è un club privé. Vorrei però che questo diventasse un punto di riferimento per gli adulti, un luogo in cui imparare e educarsi a quella sessualità che magari è stata trascurata in età evolutiva.

Chi si rivolge a lei per un consulto quali crucci ha?
Il progetto nasce proprio da quel che succede a me e ad altri colleghi dell’Istituto, dalle richieste dei pazienti. Ci sono problematiche gravi, tipo vaginismi, problemi di erezioni eccetera. Quello che noi abbiamo riscontrato è che le persone adulte tendono ad avere un grosso disagio sia psicocorporeo (quindi di rappresentazione del sé corporeo) ma anche di educazione sessuale. Per capirci: ci sono persone che si rivolgono a noi quando è troppo tardi e che non hanno capito che il problema non è quello che osservano loro e vivono, ma molto più forte e lontano nel tempo. Legato alla loro comprensione della sessualità, al modo di viverla stereotipicamente. Così si creano internamente paure e ansie che possono portare a disagi e disfunzioni sessuali.

Da lei vengono soltanto coppie?
Vedo sia coppie che singoli. La coppia, nella disfunzione sessuale o nel problema relazionale, è fondamentale. Se si è in due è meglio parlarne in due dei problemi. Posso dire che ho riscontrato tra i miei pazienti la presenza di molti uomini, come di donne. Ci sono anche individui singoli che decidono di intraprendere una vera terapia per superare i loro disagi rispetto alla sfera intima sessuale.

Uno dei problemi di coppia che le lettrici ci testimoniano più spesso è quello dell’eiaculazione precoce
Posso confermare che è assolutamente così. Quello dell’eiaculazione precoce è uno dei disagi più grandi che vive l’uomo, più del disturbo dell’erezione, che ormai con la farmacologia si risolve. Il problema è la comprensione di che cosa sia realmente l’eiaculazione precoce, che poi rientra nel discorso sull’educazione sessuale degli adulti. Ci sono persone che vengono da me in terapia che hanno la sensazione di avere un’eiaculazione precoce e quando uno chiede lumi rispondono «Non riesco ad avere un rapporto che dura mezz’ora». Quella non è precocità, al massimo è non coordinare bene i tempi con quelli che sono tipici del piacere femminile. C’è molta ignoranza, insomma, sul tema.

Per dare un consiglio alle nostre lettrici: cosa si deve fare quando ci si trova a letto con un partner che realmente soffre di eiaculazione precoce?
Sicuramente non bisogna giudicare. Ferire l’orgoglio maschile è un’arma a doppio taglio, incide sulla sua virilità. La cosa più importante è convincerlo a consultare uno psicosessuologo o fare un percorso educativo. Fondamentale è fargli capire che non è quello il problema, il problema è non affrontare il problema. La precocità in fondo, a meno che non sia ante portam (cioè pre-penetrazione, ndr.) non è altro che una difficoltà a stare nei tempi. Sappiamo benissimo che il piacere femminile ha bisogno di tempo. Sia mai che riescano a raggiungere il piacere orgasmico, dico in maniera ironica, visto che molte pazienti mi sottopongono anche questo problema. Se si evita il blocco relazionale, la donna può aiutare molto il partner precoce, anche perché spesso si tratta semplicemente di ansia e il problema si può risolvere in due molto più facilmente.

Abbiamo pubblicato un articolo sulla difficoltà delle donne a raggiungere l’orgasmo, tema che sottolineava lei ora. Quali suggerimenti possiamo dare a chi ci legge per sciogliere questo nodo?
Per cominciare, sicuramente la donna che non raggiunge l’orgasmo è una donna che non si conosce. A volte riscontriamo dei grossi deficit sulla conoscenza degli organi genitali, su cosa questi possono rimandare e cosa dovrebbero rimandare. Anche qui ci sono stereotipie socio-culturali molto pesanti. Piuttosto che dare spazio e soggettività a sé, e quindi a quella che potrebbe essere l’emozione e la sensazione del corpo, c’è altro che ha precedenza. Primo: cercate di non avere paura. E poi cercate di affrontarvi anche attraverso l’autoerotismo, che è il primo passaggio fondamentale per entrare in contatto con il sé corporeo sessuale. Poi è ovvio, ci sono patologie tipo il vaginismo che non passano solo attraverso il sé corporeo ma che vanno valutate diversamente. Ci sono anche casi gravi, di donne che hanno problemi col sesso derivanti da abusi infantili.

Certo questi sono casi molto seri. Le nostre lettrici, invece, ci scrivono testimoniandoci come non riescano a raggiungere il piacere sempre, a ogni rapporto
Questo è un altro discorso ancora. Non voglio aprire ora il dibattito sull’orgasmo clitorideo o l’orgasmo vaginale. Ricordiamoci tutti, uomini e donne, che l’orgasmo è unico e le sensazioni possono poi essere amplificate da parti del corpo come la vagina o il clitoride. Al di là di questo, però, quello che invece potrebbe essere importante è imparare a stare con se stessi. Se tu aspetti che quell’atto sessuale e quel partner ti portino all’orgasmo e basta, rischi tanto. Se invece incominci a entrare in contatto con le sensazioni, ti lasci andare e ti abbandoni a ciò che realmente ti piace, entri nell’orgasmo senza neanche accorgertene. Questo è utile dire alle lettrici.

Ci sono posizioni consigliate per le donne che hanno più difficoltà a raggiungere l’orgasmo?
Le posizioni sono tutte buone, la cosa importante è non avere paura delle posizioni o di fare certe posizioni. Neppure bisogna avere l’ansia di fare mille posizioni una dietro l’altra o tutto il kamasutra. Ci possono essere delle posizioni più facilitanti, questo sì. Quando la donna è sopra, per esempio, ci può essere maggiore stimolazione della zona pelvica, legata al clitoride, perché i movimenti che la donna pratica sul pene, e quindi sull’uomo, sono intanto gestiti da lei e poi garantiscono un’interazione molto più diretta col pube dell’uomo e danno una maggiore stimolazione. È ovvio che la posizione classica, invece, dell’uomo sopra la donna, tende a creare una stimolazione più interna alla vagina, difficile che il clitoride sia stimolato. Bisogna ricordarsi sempre questo: perché la donna raggiunga l’orgasmo, con i suoi tempi, deve comunque avere una stimolazione diretta o indiretta del clitoride. Senza questa potrebbe essere molto più difficile raggiungere l’apice.

La masturbazione a cui lei accennava poco fa, è ancora un tabù per le donne?
Abbastanza. Nonostante tante ragazze anche giovanissime, come riscontriamo quando andiamo a fare lezione nelle scuole, abbiano cambiato un po’ visione. Molte donne, magari un po’ più grandi, non sono così libere nel mettere in pratica l’autoerotismo. Credo che questo purtroppo faccia parte della nostra cultura. Molte cose stanno cambiando, ma ancora oggi molte donne vedono la masturbazione come qualcosa che non si deve fare, giustificandosi e dicendo che non gli interessa. È uno sbaglio. Non è un obbligo doverlo fare, anche perché è forse una pratica più agevole per i maschi, però è vero che se una donna non inizia a capire come è fatta si perde tante parti di sé.

L’ultima domanda è sul punto G. Non le chiedo se esiste o no, ma se vale la pena andarlo a cercare
Io direi di sì anche perché il punto G esiste. Grafenberg ha individuato la zona, che ha una localizzazione ben precisa. Il fatto che quel punto sia particolarmente sensibile è altrettanto vero, basti pensare che corrisponde alle radici del clitoride. Quindi la zona interessata all’orgasmo. Andare a cercare il punto G spasmodicamente non va bene, perché poi si fa più caos che altro. Andare a conoscersi e quindi andare a trovarlo, anche con l’autoerotismo, potrebbe essere una piacevole esperienza.

Anche come gioco di coppia
Assolutamente sì.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

La mappa del piacere femminile: consigli per un’intesa perfetta