Fluidità sessuale, come cambia il desiderio nelle donne

Etoressualità? Omosessualità? No: oggi si parla sempre più di fluidità, soprattutto se si analizza il desiderio femminile

La naturale evoluzione della società in cui viviamo, dai tratti sempre più globali, ha ormai portato al superamento di alcuni limiti. A cominciare dal necessario etichettare dei gusti sessuali, degli uomini come delle donne. Certi aspetti rientrano nell’ampio spettro della propria privacy: ogni donna o uomo dovrebbe godere dell’assoluta libertà di gestire la propria vita sessuale come meglio crede, senza sentire il peso di una categorizzazione che, in gran parte, appartiene a un mondo destinato ad estinguersi.

Tanti gli esempi di “sexual fluidity” o fluidità sessuale al giorno d’oggi, come dimostrano gli attori Cara Delevingne e Tom Hardy. Nessuno dei due ha mai voluto lasciarsi porre una precisa etichetta, confermando nel loro piccolo il fenomeno teorizzato da Lisa Diamond, psicologa e docente presso l’università dello Utah. Nel suo libro, pubblicato nel 2008, la Diamond prova ad analizzare la fluidità della sessualità femminile, partendo dai dati raccolti grazie a una ricerca decennale. Il risultato? La capacità della reattività sessuale, soprattutto nelle donne, tende a mutare a seconda delle situazioni.

Sarebbe erroneo indicare questo processo interiore come una “semplice” bisessualità. Non si tratta di un’apertura totale alla sessualità condivisa con il proprio genere o l’altro: per fluidità s’intende invece una non preclusione a priori all’idea di poter essere attratti da un altro essere umano, un singolo individuo che, svestendosi delle convenzioni che il passato vorrebbe imporre, si lascia trascinare dalle sensazioni, vivendo semplicemente nel momento.

Una plasticità erotica che interessa prevalentemente l’universo femminile, come evidenziato da un interessante sondaggio condotto dal sito britannico Yougov nel 2015. Più di 1600 abitanti del Regno Unito sono stati intervistati: a loro è stato chiesto di porsi su uno dei valori della “scala Kinsey”, ideata dall’omonimo sessuologo statunitense negli Anni ’40. Questa prevede due estremi: eterosessualità ed omosessualità, tra i quali si pongono numerose e possibili sfumature. I dati hanno evidenziato come soltanto il 4% dei soggetti si definisca “esclusivamente omosessuale”. La grande maggioranza, il 72%, si definisce “esclusivamente eterosessuale”. Il vero dato rilevante è però dato dal 19% degli intervistati, che ha deciso di porsi tra i due estremi, evidenziando proprio quella fluidità sessuale che è oggi sempre più presente tra le nuove generazioni (e non solo).

È innegabile però com tale apertura mentale, che conduce a una condivisione del piacere non inscatolata in generi che solo in parte oggi riescono a definirci, riguardi prevalentemente la generazione che oggi si ritrova ad avere un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. Se infatti si estrapolano i dati dal sondaggio, ecco che il 46% si definisce eterosessuale e il 6% omosessuale. A ritenersi “gender fluid” è addirittura il 49%. È tempo dunque di guardare oltre, imparando ad accettare gli altri. E imparando, soprattutto, ad accettarci.

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