Boom di richieste per la vaginoplastica

Ringiovanimento vaginale, assottigliamento delle labbra e non solo. La parola all'esperto

La nuova moda nel campo della chirurgia estetica è la vaginoplastica, l’intervento che ridisegna l’aspetto dei genitali femminili. Il dato arriva dall’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), che ha registrato un notevole incremento della domanda per queste operazioni sia in America che in Gran Bretagna (50% in un solo anno). La labioplastica, riporta l’Adnkronos, è richiesta da donne di tutte le età, dai 16 ai 70 anni. La causa di questo boom? Una maggiore accessibilità alle immagini pornografiche e alle foto delle modelle in bikini, che portano le donne a sentirsi inadeguate.

Le donne inglesi prediligono l’assottigliamento delle labbra, intervento richiesto non solo per motivi estetici: «A volte può essere necessario per questioni igieniche e per rendere i rapporti più confortevoli», spiega Jennifer Walden, chirurgo plastico e portavoce dell’ASAPS. Ma c’è anche chi, tramite il ringiovanimento vaginale, ritrova l’intesa con il partner. A tal proposito vi riproponiamo un’intervista fatta nel febbraio 2008 al dottor Gianfranco Bernabei sul tema, oggi più che mai attuale:

La chirurgiaestetica porta alla mente corpi perfetti. L’ultima frontiera del bisturi però, non è più rappresentata da nasini all’insù e seni che sfidano la forza di gravità, bensì gli organi sessuali. Una tendenza, se così la si può ribattezzare, che arriva ancora una volta dall’America. Tutto inizia quando Gianfranco Bernabei, chirurgo plastico e ricostruttivo, e Alessandro Littera, andrologo e sessuologo, vengono a conoscenza di un’innovativa pratica realizzata da David Matlock, direttore del Laser Vaginal Rejuvenation Insitute. Seguono un corso di formazione dal guru del sex design e fondano a Milano il primo centro di chirurgia sessuale italiano. «L’istituto di Laser chirurgia è una costola derivata da un’esperienza precedente che è l’Istituto di Medicina Sessuale aperto qualche anno prima», ci racconta Bernabei. «Sono interventi che richiedono la collaborazione di un’equipe, l’utilizzo di un centro con una sala operatoria e una struttura in grado di trattare un paziente in regime di day hospital, poiché sono risolti in giornata. Gli interventi di breve durano circa un’ora, come le correzioni di asimmetrie. Quelli più lunghi durano anche quattro ore».

Parliamo di donne: quali sono le tipologie d’intervento previste?
Il primo riguarda il ringiovanimento della parte interna della vagina, col restringimento del canale vaginale. È un intervento di ripristino, non di chirurgia estetica, più funzionale. Il ringiovanimento vaginale è fatto con una tecnica di laser, che è un upgrade di una tecnica già utilizzata in passato. Si può intervenire nella parte anteriore, correggendo il pavimento della vescica per risolvere il problema dell’incontinenza. Oppure nella parete posteriore e associato a questo si effettua anche una perineoplastica. Può avere una funzione estetica perché può esserci un’esuberanza di tessuto o una cicatrice dovuta ai parti: in questa sede viene fatta durante il parto la fisiotomia. A volte le suture vengono cucite in modo grossolano o non si cicatrizzano bene, e possono lasciare un tessuto da vedere e toccare non gradevole. O ancora può lasciare fastidio o dolore.

L’altro tipo invece?
Riguarda l’aspetto esterno dei genitali. In particolare nel caso delle piccole labbra interveniamo per ripristinare quelle eccessivamente sviluppate, oppure asimmetriche. Situazioni che creano imbarazzo nella donna anche nella vita quotidiana, facendo attività come lo spinning, andando a cavallo, sulla cyclette o indossando indumenti intimi o costumi ridotti. Non da ultimo in occasione di un rapporto sessuale. Si tratta di un ridisegnamento fatto con una metodica laser molto sofisticata e all’avanguardia. Le tecniche di anni addietro erano più grossolane. Il vantaggio del laser è quello di avere interventi con una metodica chirurgica che crea meno danni ai tessuti , minor dolore e tempi di guarigione meno lunghi.

Il tipo di intervento, tecnica a parte, è una novità?
Quello ai genitali femminili esterni non è un intervento nuovo. Io opero in questo campo da più di 20 anni. Normalmente i pazienti mi venivano inviati da colleghi ginecologi e ostetrici o da altri pazienti. Aprendo un sito internet e rendendo nota al pubblico l’evoluzione della tecnica di operazione, sono state diffuse delle informazioni che prima mancavano, nonostante la disinformazione di base rimanga. Il tutto sta nell’informare, anche perché se ne parla malvolentieri, resta una questione molto delicata.

Qual è la paziente tipo di un intervento e dell’altro?
La tipologia del ringiovanimento della parte interna, il restringimento del canale vaginale, è richiesta da donne che hanno partorito in precedenza e quindi hanno perso tono, hanno una muscolatura rilassata e vogliono ripristinare le condizioni ante parto. L’età difficilmente scende sotto i 30, va diciamo dai 30 ai 50 anni. Lo richiedono anche donne in età più avanzata, in menopausa, pesso spinte ad affrontare l’operazione a causa di incontinenza, più o meno lieve. Nel caso di interventi esterni invece la fascia di età è più bassa: possiamo operare anche giovani donne di 18-20 anni.

Quali sono le motivazioni?
La donna che vuole restringere il canale vaginale lo fa per avere maggior piacere per sé ma anche per dare maggior piacere al partner: è un discorso di coppia. Chi interviene sulla parte estetica, è invece più facile che lo faccia per se stessa. Tutto si collega alla tendenza odierna di migliorare il proprio corpo, dalle protesi al seno alla liposuzione, interventi destinati sia al ringiovanimento che alla correzione di difetti estetici per problemi conformativi o malformativi. Una donna migliora queste parti del corpo, ma poi se si accorge che ha qualcosa che non funziona nelle parti intime: c’è un punto debole. Ecco perché è venuta a galla la necessità a migliorare qualcosa che era sempre stato poco considerato. Un aspetto finora sottovalutato perché quando una donna si rivolgeva a un ginecologo per un problema esteriore, normalmente il ginecologo non aveva la formazione e la preparazione per fare questo tipo di intervento. La risposta data per lo più era: “è normale che sia così perché non sono tutte uguali”. In passato non si sapeva che un certo tipo di patologia e malformazione poteva essere corretta e migliorata. Pochi sapevano dell’esistenza di un tipo di chirurgia che non mira a risolvere di base delle situazioni patologiche, ma a migliorare lo stato di una regione anatomica, e quindi ha un altro tipo di valenza, un altro riscontro.

Sono numerose le donne che si recano da voi e si sono già sottoposte a interventi estetici?
Sì, sono molte. È anche comune associare una rinoplastica o una mastoplastica a una di ringiovanimento e miglioramento dei genitali femminili.

Chi è invece l’uomo tipo che si rivolge a voi?
È l’uomo che non è soddisfatto delle dimensioni del suo pene. L’uomo ha una fissazione da palestra di tipo psicologico, detta “sindrome da spogliatoio“. Ritiene che, paragonato a quello di altri uomini, il suo organo sessuale sia inadeguato. Ha paura di mostrarsi nudo davanti a uomini e donne quando il non è in erezione ma in posizione di riposo. In questo caso agisce ingrossarlo o allungarlo. L’intervento di allungamento, con la metodica della resezione del legamento sospensore del pene, al di fuori dei copri cavernosi, dà un allungamento esclusivamente a riposo che va da 1,5 ai 3 centimetri e non corrisponde all’allungamento in caso di erezione. Ecco spiegato perché è stata ribattezzata sindrome da spogliatoio.

Quindi di base c’è un insicurezza psicologica
C’è un’insicurezza di questo tipo. Invece l’intervento di ingrossamento con la metodica della liporistrutturazione, con il reimpianto di grasso secondo la tecnica di Coleman applicata da anni in altri ambiti, è a livello sottocutaneo. Al contrario dell’allungamento, questo guadagno di dimensioni in volume si mantiene sia in posizione di riposo che erettile. La medesima tecnica è utilizzata nella donna per intervenire su grandi labbra ipotrofiche, asciugate per il passare del tempo, per ripristinare il turgore.

Fornite anche un supporto di tipo psicologico?
C’è uno psicologo che fa parte dell’equipe, come c’è pure un sessuologo, un andrologo per l’uomo e un ginecologo per la donna. Una equipe multidisciplinare che prevede di studiare, esaminare e trattare il paziente da tutti i punti di vista.

Tempi di convalescenza?
A livello dei genitali esterni una persona può riprendere l’attività lavorativa dopo due o quattro giorni senza fare eccessivi sforzi, e l’attività sessuale dopo sei settimane. Per quanto riguarda gli interventi interni non si può riprendere l’attività lavorativa e quotidiana normale prima di una settimana e quella sessuale dopo sei settimane.

Qualche testimonianza?
Tantissimi dicono: “Sì, la mia vita è migliorata”. Oppure: “Ho ritrovato me stessa, mi sembra di essere tornata prima della gravidanza” nel caso si tratti di ringiovanimento vaginale, quando la paziente aveva un rilassamento avvenuto dopo aver partorito. O ancora: “Ho ritrovato la vita sessuale e l’intesa col partner”. C’è un caso che mi ha molto gratificato, una paziente che mi ha detto: “Non le nascondo che ritrovare il piacere di stare insieme e far sesso ha contribuito a salvare un matrimonio che sembrava traballare, poiché nei rapporti sessuale non c’era più piacere”.

Fonte: DiLei

Boom di richieste per la vaginoplastica