Yoga per riattivare il cervello stanco e la memoria

Uno studio dimostra che praticando regolarmente yoga, aumentano alcune aree del cervello e si rallenta il declino della memoria

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Lo yoga può davvero rivelarsi di grandissimo aiuto per migliorare non solo il benessere fisico, ma anche quello del sistema nervoso.

Quando il cervello sembra perdere colpi, ci si sente stanche, irritabili, si fa fatica a controllare le emozioni, si ha la sensazione di non ricordare le mille cose che si hanno da fare: via libera al movimento. 

Il movimento “intelligente” modifica le aree cerebrali

I movimenti lenti e misurati dello yoga, uniti ovviamente alle strategie di meditazione e alle tecniche di respirazione che sono basilari per il corretto apprendimento dell’approccio al corpo, “cambiano” davvero il cervello.

Una ricerca che ha preso in esame ben undici studi clinici dimostra infatti che chi segue con costanza la disciplina riporta un ingrandimento nelle dimensioni di alcune aree cerebrali cruciali ad esempio per migliorare la chiarezza del pensiero, la capacità di prendere decisioni, la memoria e la risposta emotiva.

In pratica l’indagine, coordinata da Neha Goth dell’Università dell’Illinois di Urbana e Jessica Damoiseaux dell’Università Statale Wayne di Detroit e pubblicata su Brain Plasticity, arriva a paragonare i benefici ottenuti con lo yoga a quelli dell’attività fisica aerobica regolare. Attenzione però: l’esercizio yoga non è propriamente aerobico, e uno degli sforzi della ricerca sarà proprio comprendere come mai si verificano effetti tanto significativi.

Tornando alla ricerca, cinque degli studi considerati nell’analisi hanno avuto come parametro di valutazione la risonanza magnetica del cervello prima e dopo che le persone avevano svolto almeno una sessione di yoga a settimana per un periodo variabile da 10 a 24 settimane, gli altri hanno invece solamente messo a confronto le “immagini” cerebrali di chi invece faceva yoga rispetto a chi non praticava questa attività.

In termini generali, confrontando tutti i risultati, si è visto che in chi fa yoga aumentano le dimensioni dell’ippocampo, l’area coinvolta con la memoria e l’apprendimento che tende naturalmente a rimpicciolirsi con l’età e che risulta coinvolta fin dall’inizio in caso di malattia di Alzheimer.

Come se non bastasse in chi fa yoga si può osservare un’espansione dell’amigdala, coinvolta nelle emozioni, della corteccia prefrontale, che governa le scelte oltre che della corteccia del cingolo, che gioca un ruolo importante nella regolazione delle emozioni.

Come invecchia la memoria

Alcuni aspetti della memoria, come la memoria di lavoro e la memoria episodica, declinano fisiologicamente a partire dai 50-55 anni. Le alterazioni sono lievi ed hanno un carattere lentamente progressivo, riguardano compiti come il ricordare precisamente dove e quando abbiamo ricevuto un’informazione, o la capacità di tenere a mente più cose necessarie ad eseguire un compito.

Chi invecchia si rende conto di queste difficoltà, e impara a compensarle, ad esempio prendendo più appunti o organizzandosi in modo preciso la giornata. Fino a questo punto c’è la normalità.

La situazione è ovviamente diversa quando il deficit assume una dimensione patologica. E, come è naturale, l’attenzione si concentra soprattutto sugli over 60, anche in virtù dei dati epidemiologici. La carenze “patologiche” dei ricordi interessano circa una persona su dieci oltre questa soglia d’età, anche se i dati epidemiologici sono molto carenti. Per questo è importante puntare sulla prevenzione. Magari anche con lo yoga.

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Yoga per riattivare il cervello stanco e la memoria