Virus HIV, non dimentichiamo la prevenzione

A 40 anni dalla scoperta del virus che causa l'AIDS, farmaci più efficaci e con meccanismi diversi riescono a tenere sotto controllo l'infezione.

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

1967. Più di 50 anni fa il General Surgeon, l’autorità scientifica più importante degli Usa, si lascia andare ad una predizione impegnativa: le malattie infettive sono definitivamente scomparse. Oggi sappiamo che non è così.

Stiamo vivendo la pandemia da Covid-19 e soprattutto l’infezione da virus HIV, responsabile dell’Aids, non è certo eliminata. Grazie alle cure si può controllare nel tempo l’infezione, ma occorre continuare a parlarne per aiutare la diagnosi precoce del quadro e la prevenzione.

In occasione della Giornata Mondiale dedicata all’Aids, insomma, bisogna puntare sulla prevenzione e a contrastare lo stigma che ancora può essere presente, e non ha significato. E non dimentichiamo il “red ribbon”, simbolo internazionale di sensibilizzazione e lotta al pregiudizio. Se l’infezione compie 40 anni, questo importante simbolo ne compie 30, essendo nato nel 1991.

Una storia lunga 40 anni

La storia di questo ceppo virale comincia nel mese di marzo 1981, quando i Centers for Disease Control (CDC) di Atlanta, negli Stati Uniti, ricevono la segnalazione che a New York almeno otto giovani uomini omosessuali sono stati colpiti da una forma aggressiva di sarcoma di Kaposi, un tumore molto raro che di solito si caratterizza per l’andamento benigno e la predilezione per l’età avanzata.

Il mese dopo, i CDC vengono avvertiti che stanno aumentando anche i casi di polmonite da Pneumocystis carinii, anch’essa fino a quel momento molto rara. Ancora due mesi e il 5 giugno 1981 il bollettino epidemiologico dei CDC MMWR Weekly pubblica l’articolo Pneumocystis Pneumonia – Los Angeles, che segna l’esordio ufficiale dell’epidemia di Aids.

Nel maggio 1983 Luc Montagnier, dell’Institut Pasteur di Parigi, riferisce di avere isolato il nuovo virus e lo chiama LAV (lymphadenopathy-associated virus). Ne invia un campione a Robert Gallo del National Cancer Institute statunitense che l’anno dopo annuncia la scoperta del virus che causa l’AIDS.

Infine, nel 1986 il nuovo virus viene ufficialmente “battezzato” con il suo nome attuale: virus HIV (Human Immunodeficiency Virus).  Agli inizi dell’epidemia gli scienziati prevedevano che entro pochi anni si sarebbe arrivati al vaccino preventivo contro il virus HIV, ma l’ipotesi si è rivelata un’utopia.

I motivi? Il virus è un abilissimo trasformista, capace di modificarsi nel corso del tempo e addirittura di cambiare le proprie caratteristiche nella stessa persona. Per fortuna, grazie a farmaci sempre più efficaci e con meccanismi diversi, oggi ai può tenere controllo senza difficoltà l’infezione.

Così il virus responsabile dell’Aids oggi viene tenuto sotto controllo con le terapie tanto che si parla di patologia cronica. U=U, recita l’eguaglianza, perché Undetectable=Untransmittable. L’HIV non viene trasmesso sessualmente se la viremia del partner HIV positivo è persistentemente non determinabile nel sangue, grazie alla corretta assunzione di un’efficace terapia antiretrovirale. Oggi questo principio si può applicare anche alla trasmissione verticale madre-feto: una donna affetta da HIV può avere figli e condurre una gravidanza normale senza correre il rischio di trasmettere il virus al nascituro.

© Italiaonline S.p.A. 2022Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Virus HIV, non dimentichiamo la prevenzione