I virus “cugini” dell’influenza: pioggia e freddo li aiutano

Se siete già stati colpiti da tosse, raffreddore e doloretti vari, la notizia è che la vera influenza di stagione non è ancora arrivata

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

A parte qualche caso sporadico, per fortuna, la classica influenza non ha ancora fatto la sua entrata in grande stile nel mondo delle malattie di stagione. E siamo nel clou del periodo della vaccinazione preventiva fondamentale per proteggersi, soprattutto se si fa parte delle categorie a rischio.

Questo però non significa che le nuvole gonfie di pioggia e il calo termico di questi giorni non siano state accompagnate dalla diffusione di tosse, mal di gola, naso chiuso, starnuti a ripetizione e, per buon peso, qualche linea di febbre. Anche se parliamo genericamente di influenza, non siamo in preda ai ceppi del classico virus di stagione. Piuttosto, a disturbare il nostro benessere sono 262 virus simili a quello influenzale, che, pur creando fastidi, non creano la classica triade dell’influenza: febbre alta, sintomi generali come mal di testa o dolore ad ossa e articolazioni e problemi respiratori.

Sul fronte dei rimedi, come al solito, anche per questi virus la prima arma difensiva è la pazienza. Non bisogna fare gli eroi: il riposo, associato ad una corretta idratazione e a una dieta non particolarmente pesante, permette di superare in pochi giorni l’attacco virale.

In media ci vogliono da tre a sette giorni – la variabilità dipende dal tipo di virus – perché i fastidi passino. Se ne avete bisogno, poi, puntate solamente su farmaci che agiscono sui sintomi, al fine di ridurre l’impatto dei fastidi. Niente antibiotici – of course – solo il medico li può prescrivere.

Non prendiamocela con il freddo

Il termometro (della temperatura esterna) che scende, sia chiaro, non è di per sé causa di malattia. È vero però che con le basse temperature fanno aumentare i casi di sindromi da raffreddamento. Due sono fondamentalmente i motivi di questo fenomeno. Da un lato: si rimane molto di più a contatto con gli altri in ambienti chiusi, e questo facilita il passaggio dei virus, dall’altro quando fa freddo si verifica una vasocostrizione delle piccole arterie del naso, con conseguente diminuzione dell’apporto di sangue alla mucosa e calo delle sue capacità difensive.

È proprio attraverso il sangue che si muovono gli anticorpi e le tante sostanze che ci difendono dalle infezioni. Se mettete insieme questi due elementi, magari accompagnandoli con la tendenza a non vestirsi a cipolla in modo da potersi coprire appena necessario ma anche evitare di sudare quando stiamo in ambienti chiusi, ecco che la “frittata è fatta”.

Ci ritroviamo con un forte raffreddore che ci mette KO, anche perché la facilità di diffusione è la caratteristica principale dei virus che lo causano. La via preferenziale è sicuramente quella aerea, visto che con uno starnuto le particelle emesse dal naso viaggiano a grande velocità nell’ambiente. Ma spesso il contagio avviene anche in forme più banali, ad esempio attraverso una stretta di mano. Basti pensare che nella maggior parte di quanti soffrono di raffreddore si possono isolare sull’epidermide i rinovirus, specie se non si usano fazzoletti monouso e non ci si lava più volte al giorno le mani, misura semplice ma spesso dimenticata per il controllo della trasmissione virale.

A rischio sono soprattutto i bambini, visto che col tempo il corpo tende a produrre anticorpi specifici, contro i virus con i quali è entrato in contatto, pur senza arrivare all’immunità permanente. La “memoria” del sistema immunitario, per qualche tempo, consente comunque di attivare una risposta efficace nel periodo che segue alla prima infezione. Proprio per questo i casi di raffreddore calano con la crescita.

L’identikit degli invisibili “nemici”

In realtà i virus che causano naso chiuso, muco a profusione nelle cavità nasali e anche qualche linea di febbre sono molti e diversi tra loro. Ci sono però cinque gruppi che vanno tenuti sotto osservazione e spesso diventano particolarmente fastidiosi nei mesi freddi. Un esempio?

  • Pensate ai rinovirus, che sono presenti nell’ambiente tutto l’anno e si scatenano in primavera ed in autunno
  • I veri virus parainfluenzali, prossimi a quelli dell’infezione più classica dell’inverno, tendono invece a presentarsi soprattutto come coda dell’epidemia influenzale e quindi sono più diffusi tra marzo e maggio
  • I coronavirus sono i più temibili, visto che causano una sindrome capace di durare anche più di una settimana, ma colpiscono soprattutto gli adulti. Questi virus tendono a concentrare il loro effetto proprio nel periodo più freddo, da ottobre a marzo
  • Più temibili, specie per i bambini, sono gli adenovirus che si concentrano in inverno ed in primavera e soprattutto il virus respiratorio sinciziale, che può causare nei più piccoli gravi la bronchiolite e addirittura polmoniti
  • Infine, non dimenticate che ci sono anche virus capaci di scegliere la mucosa nasale come una sorta di “seconda casa”, visto che magari si scatenano soprattutto nella pancia creando nausea, vomito, diarrea, ovvero i sintomi della classica influenza intestinale. È il caso degli adenovirus, che pur concentrandosi nell’intestino e quindi nelle feci possono passare con facilità al naso attraverso le mani, diffondendosi a macchia d’olio in famiglia.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

I virus “cugini” dell’influenza: pioggia e freddo li...