Vista da proteggere, in attesa dell’occhio “bionico”

Prevenzione e tecnologia per la salute oculare: quanto siamo lontani?

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Occhio all’occhio. Sembra un gioco di parole, ma esprime benissimo il concetto dell’attenzione che dobbiamo avere per la salute oculare, troppo spesso dimenticata e messa a dura prova dalle nostre abitudini, a partire dalle ore passate davanti a smartphone e tablet per arrivare fino alle buone abitudini.

L’obiettivo è prevenire non solo i difetti classici della vista come la miopia, ma anche giocare d’anticipo nei confronti di cataratta, degenerazione maculare e glaucoma. A “segnare la via” nell’ambito di SaluTO – Medicina e Benessere, sabato 26 settembre alle 19:30 in diretta streaming, ci sono Michele Reibaldi, professore ordinario di Oftalmologia dell’Università di Torino ed Eros Pasero, professore di Elettronica, Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino. Perché in futuro, la tecnologia aiuterà chi soffre di grave patologie oculari.

L’occhio bionico? E’ lontano!

Un organo artificiale per la vista. Un sogno? Al momento sì anche se spesso sui giornali compaiono titoli come “trapiantato un occhio artificiale a un paziente che inizia a vedere luci e ombre”. “Non è vero e non è giusto ingannare i non vedenti” – precisa Pasero. Siamo molto lontani dall’occhio tecnologico.

Sulla famosa rivista Nature a maggio è stata pubblicata una ricerca dell’università di Hong Kong su un occhio artificiale con potenzialità anche superiori all’occhio umano. Ma come lo connetto al cervello che deve usarlo? Questo è il vero problema, molto lontano dalla soluzione”.

Questo non significa che la ricerca sia ferma. Al contrario pur se siamo molto lontani da un sistema di interconnessione col cervello. “Già negli anni 90 uno scienziato giapponese, Fukushima, fornì un modello di retina artificiale che portò a usare il primo modello di neurone umano, descritto da Mc Culloch e Pitts nel 1943, per sviluppare un modello della retina. – riprende l’esperto. Ma stiamo parlando di modelli, ben lontani da un occhio artificiale. E rimane sempre il problema di come usarlo. Carver Mead al Caltech sviluppò molti anni fa una retina artificiale su silicio. Ottimo circuito da collegare ad un computer, ma purtroppo non al cervello. Senza dubbio arriveremo, prima o poi a ricostruire ogni parte del corpo umano in forma bionica. Nel caso dell’occhio trapiantabile forse più poi che prima.

Esistono già “lettori” elettronici che leggono e parlano. Questo è alla nostra portata. Ma l’occhio artificiale da trapianto è lontano. E ribadisco non dobbiamo ingannare persone che già soffrono e potrebbero illudersi. Quindi no sensazionalismo mediatico e aspettiamo”.

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Vista da proteggere, in attesa dell’occhio “bionico”