Tumore dell’ovaio, una sfida da vincere con il medico

È importante affidarsi a medici e specialisti per affrontare e combattere la malattia, che ha impatti sul fronte psicologico e sulla qualità della vita

Federico Mereta Giornalista Scientifico

C’è un prima e un dopo nella storia di una donna che scopre di avere un tumore all’ovaio. E il dopo, che arriva in seguito alla diagnosi, va affrontato insieme ai medici senza colpevolizzarsi per una possibile “scarsa” attenzione alla propria salute. Anche perché la scienza e la ricerca stanno mettendo a punto sempre nuove terapie, che progressivamente possono migliorare il futuro nella lotta a quello che gli esperti chiamano “killer silenzioso”. È un messaggio di speranza quello che arriva da Vanda Salutari, Ginecologa Oncologa Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma.

Più attenzione alla qualità della vita

“Può capitare che una donna scopra di avere un tumore dell’ovaio anche quando si sottopone regolarmente a controlli, quindi non è il caso di sentirsi in alcun modo colpevole” spiega l’esperta. “Si tratta di una forma tumorale che può svilupparsi senza dare segnali specifici e quindi non bisogna pensare di aver sottovalutato la situazione ma affrontare il problema insieme allo specialista e soprattutto alla famiglia”. Insomma: affidarsi al medico è importante, perché può aiutare a trovare la forza per affrontare al meglio questa sfida, che inizia con un intervento chirurgico. Dopo, la parola passa all’oncologo. Su questo fronte la ricerca mette oggi a disposizione della donna diverse opportunità che possono permettere di tenere sotto controllo meglio la situazione, con cure che vanno studiate e formulate caso per caso. “È vero: rispetto ad alcuni anni fa oggi abbiamo a disposizione diversi farmaci in più e possiamo controllare meglio gli effetti collaterali della chemioterapia” ribadisce la Salutari.

“Per questo è importante mantenersi sempre in contatto con l’oncologo e soprattutto non cedere sul fronte della qualità della vita, che è e deve rimanere un pilastro per la donna che affronta come paziente questa forma tumorale”. La qualità della vita, insomma, deve diventare un obiettivo importante per la donna. In questo senso, anche la possibilità di potersi “trattare” come si farebbe per qualsiasi patologia cronica anche a casa, magari dopo i necessari trattamenti di chemioterapia che invece vanno sempre fatti in ospedale, diventa un passaggio per “riprendere possesso” del proprio tempo e della propria esistenza. “È vero, ed anche questo fa parte di quegli sviluppi delle cure che non dobbiamo mai sottovalutare” conclude l’esperta.

“Oggi esistono farmaci che, ovviamente nelle pazienti che possono trarne beneficio, possono essere anche assunti a casa sotto forma di compresse. Questo significa poter programmare la giornata senza dover pensare a passare diverse ore in ospedale ed è molto importante.” Insieme, paziente, famiglia e specialista, possono formare una squadra che in diversi modi e con diverse competenze può agire unita per combattere il tumore dell’ovaio.

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