Tumore al seno avanzato, i passi avanti della ricerca

Gli anticorpi monoclonali si dimostrano sempre più efficaci nella lotta contro il carcinoma mammario e consentono di evitare la terapia chemioterapica

Ogni anno, in Italia, circa 53.000 donne si ammalano di tumore della mammella. Grazie allo screening e alla diagnosi precoce è possibile arrivare sempre più rapidamente a riconoscere il nemico. Ma soprattutto grazie agli studi sulle caratteristiche delle cellule neoplastiche, l’oncologo riesce a programmare caso per caso il trattamento più indicato, sfruttando le diverse armi a disposizione. Le caratteristiche genetiche e molecolari delle cellule tumorali giocano infatti un ruolo importante nella messa a punto di un approccio “personalizzato”.

Questo è importante non solo nelle prime fasi di malattia, ma anche e soprattutto quando il tumore ha già dato metastasi. Come ricorda Stefania Gori, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’IRCCS Sacro Cuore di Negrar, il 6-8% delle nuove diagnosi viene effettuata con la malattia già in fase metastatica, e sono circa 38.000 le donne che vivono con questa situazione. La ricerca deve dar loro una risposta sempre più efficace, ricordando l’importanza dei test genetici e della definizione delle caratteristiche del tumore. In termini generali, infatti, i tumori possono essere responsivi agli ormoni, esprimere alti livelli del recettore HER-2 oppure risultare tripli-negativi, cioè non presentare punti d’attacco specifici della cellula su cui “mirare” la terapia. Tra le forme che più hanno fatto registrare progressi ci sono il 15-20% di tutti i casi di carcinoma mammario, che manifestano il sottotipo HER2-positivo.  In questo senso, oltre agli altri farmaci disponibili l’oncologo dispone oggi di terapie mirate che riconoscono la cellula malata, entrano al suo interno e rilascia il farmaco che la uccide. Un grande passo avanti.

Ad ogni donna la sua cura

Prima di tutto occorre chiarire che stiamo parlando di tumore in fase metastatica. Gli oncologi, in caso di tumore HER2-positivo ma non solo, debbono sempre scegliere il trattamento più indicato in base alla fase ed alla gravità della malattia , oltre che alle condizioni generali della paziente. C’è però un obiettivo che appare fondamentale: arrivare a trattamenti che preservino la qualità di vita della paziente. Ed è su questo che si lavora per il futuro. Oggi anche nelle forme più avanzate di tumore, che hanno già dato metastasi e sono positive per i recettori HER2, si stanno sviluppando cure innovative con anticorpi monoclonali farmaco-coniugati. Trattamenti, cioè, in grado di riconoscere i recettori HER2 sovraespressi nelle cellule tumorali e rilasciare il farmaco in maniera mirata all’interno delle stesse.

Perché oggi l’obiettivo è uno ed uno soltanto: rispondere ad ogni donna in base al suo bisogno e garantendo una sempre migliore qualità di vita, con la speranza che la scienza, passo dopo passo, riuscirà a vincere la sfida al cancro.

In collaborazione con AstraZeneca e Daiichi Sankyo

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