Sars-Cov2-19, perché sale la febbre e come comportarsi

L'aumento della temperatura è il tentativo del corpo di potenziare le proprie attività di difesa. Ma la febbre va tenuta sotto controllo

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Lo dicono tutti gli studi scientifici. La febbre, spesso alta, anche ben sopra i 39 gradi, è uno dei segni più frequenti dell’infezione da Covid-19, insieme alla tosse. Ed è fondamentale tenerla sotto controllo, attraverso le terapie che il medico consiglia. Ma come mai, in caso d’infezione virale e non solo, vediamo comparire brividi e innalzamento termico dell’organismo? Ecco cosa dice la scienza.

Temperatura più alta, reazioni più efficaci

Quando un virus si replica all’interno del corpo umano il sistema difensivo deve prendere le opportune contromisure. E per lavorare al meglio ha bisogno di trovarsi nelle condizioni ottimali, anche sotto l’aspetto termico.

Così, anche in caso di infezione da coronavirus Sars-Cov2-19, l’aumento della temperatura corporea altro non è che un tentativo del corpo di potenziare le proprie attività di difesa e quindi proteggersi. Così anche se i gradi in più diventano un problema che ci mette a disagio, proviamo a leggerli come un fenomeno protettivo.

Quando abbiamo la febbre, infatti, l’intero organismo lavora più alacremente, magari per aiutarci a sconfiggere il nemico che si è incuneato nelle vie respiratorie, per rispondere alle aumentate richieste del metabolismo, o ancora in seguito ad un’infiammazione. Tuttavia, come spesso accade in medicina, il “troppo stroppia”. E per questo la temperatura va tenuta sotto controllo, anche e soprattutto nei casi in cui sale troppo, sfiorando o superando i 40 gradi.

L’uomo infatti è un animale omeotermo, e deve avere il corpo sempre alle stesse condizioni termiche, anche se con modeste variazioni nell’ambito delle 24 ore. Infatti la temperatura tende ad alzarsi leggermente nel pomeriggio. Ma soprattutto il controllo dello stato termico dell’organismo deve proteggere il cervello e gli organi addominali, molto più sensibili di altre parti, come la pelle, alle variazioni termiche. Un esempio? Se il sistema nervoso centrale si trova ad una temperatura che balza sopra i 42 gradi per molte ore, infatti, si possono creare danni cerebrali.

Così la febbre può aiutare in caso d’infezione

Ci sono veri e propri “fiammiferi” biologici che accendono la reazione dell’organismo e quindi portare alla febbre. Se una persona è esposta all’azione di un agente infettivo come appunto un virus o un batterio,  o comunque è in corso un’infiammazione,  l’organismo produce sostanze  che innalzano la temperatura.

Si chiama pirogeni: ad esempio tra questi ci sono alcune Interleuchine, una delle quali rappresenta un obiettivo del trattamento con il farmaco tocilizumab, attualmente in studio nella terapia del Covid-19 in alcuni pazienti. Ma non basta. Possono essere sintetizzati altri composti, ad esempio le prostaglandine o anche le tossine prodotte dai batteri (ovviamente non in questo caso, a meno che non ci sia un’infezione batterica che si sovrappone a quella virale).

Quale che sia la causa, il risultato finale del fenomeno è l’alterazione del controllo della situazione termica dell’organismo ed in particolare del centro di raffreddamento del corpo, che si trova nell’ipotalamo. Nella parte anteriore di questo organo, localizzato all’interno del cranio, ci sono infatti alcuni neuroni che formano questo “nucleo operativo”, deputato alla dispersione del calore quando la temperatura del corpo tende ad innalzarsi.

Quando c’è un’infezione con febbre il livello di normalità termica dell’organismo si alza di uno-due gradi ed il centro del raffreddamento si abitua a questa nuova situazione. Come detto, però, se il sintomo febbre si controlla facendo calare la temperatura quando necessario non bisogna pensare solamente ad un fatto negativo.

Se il corpo è più caldo aumenta la possibilità di distruggere direttamente i germi (esistono batteri termosensibili per i quali l’innalzamento termico di 1-1,5 gradi è sufficiente ad inibire la replicazione) e soprattutto l’intero organismo reagisce in maniera più efficace. Produce più calore perché aumentano la velocità dei battiti cardiaci ed il ritmo respiratorio, sono più attive le difese immunitarie perché si producono più anticorpi. Insomma: sia per il virus Covid-19 che per le altre infezioni, la febbre non sempre viene per nuocere, pur se dobbiamo contrastarla. Se ci mette KO, deve essere controllata a dovere.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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