Proteggere il cuore, dalle buone abitudini al bisturi

Attenzione al peso. Regolare attività fisica e alimentazione intelligente, seguendo le regole della dieta mediterranea.

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Niente fumo. Controllo regolare della pressione, del colesterolo, della glicemia per svelare un eventuale diabete. Combattere lo stress. Le regole per proteggere il cuore sono semplici, ma spesso ce le dimentichiamo.

A ricordarcele, dal Teatro Regio di Torino in diretta web nell’ambito di SaluTO – Torino Medicina e Benesseresono Gaetano Maria De Ferrari, professore ordinario di Cardiologia dell’Università di Torino e Mauro Rinaldi, professore ordinario di Cardiochirurgia dell’Università degli Studi di Torino.

Appuntamento sabato 26 settembre alle 16:00.

L’importanza di fare scelte giuste

La salute del nostro cuore dipende molto dalle nostre abitudini.

Ci aiuta ovviamente il medico, caso per caso. Ma in termini generali, occorre uno stile di vita che tenga sotto controllo tutti i potenziali nemici del cuore e delle arterie che lo irrorano, visto che le cellule del miocardio hanno costante bisogna di sangue ed ossigeno. Così, il monito degli esperti per la prevenzione è semplice: combattiamo la guerra contro le tante possibili insidie. Avere la pressione alta e non controllata adeguatamente è pericoloso per il cuore e i vasi sanguigni.

Ma la situazione peggiora di molto se all’ipertensione si associa il diabete, se si è fumatori e in sovrappeso. E i rischi crescono ancora di più se sono elevati anche i valori del  colesterolo LDL, quello “cattivo” che tende ad accumularsi nei vasi sanguigni favorendo lo sviluppo dell’aterosclerosi.

Agire contro i vari nemici che si presentano, insomma, è fondamentale anche perché il loro effetto negativo sul cuore non si somma, ma si moltiplica. Pensate solo che in base ai risultati dello Studio di Framingham, una ricerca che ha seguito tutti gli abitanti di una cittadina USA per molti anni, avere un colesterolo totale nel sangue che sale fino a 300 milligrammi per decilitro di sangue significa aumentare di quattro volte il rischio di andare incontro ad un infarto. Ma se chi ha questo parametro alterato è anche fumatore, diabetico ed ha la pressione alta il pericolo di avere un attacco di cuore sale di dieci volte.

La parola al chirurgo

Se necessario, quando le tecniche moderne di cardiologia interventistica non sono sufficienti a sistemare il quadro clinico, può entrare in gioco il cardiochirurgo. “La cardiochirurgia  si occupa di patologie e malformazioni cardiovascolari – spiega Rinaldi. Il cardiochirurgo entra in gioco per porre rimedio ai danni causati da malattie sul cuore e sui grossi vasi sanguigni quando le terapie mediche sono inefficaci o non sono più sufficienti.

Le valvulopatie, la cardiopatia ischemica, gli aneurismi dell’aorta toracica, le dissezioni aortiche acute, e le cardiomiopatie sono le malattie cardiovascolari più frequenti. Nel caso specifico della patologia valvolare, si pone indicazione cardiochirurgia solo quando il vizio valvolare è definito ecocardiograficamente di grado severo. Nel caso di stenosi o insufficienza valvolare di grado lieve o moderato la gestione del paziente prevede l’ottimizzazione della terapia medica e controlli ecocardiografici seriati.

La ricerca oggi punta a tecniche sempre meno invasive al fine di minimizzare il trauma chirurgico, il dolore e le possibili complicanze. Si parla di chirurgia mini-invasiva video-assistita, la quale permette di raggiungere il cuore e la valvola malata attraverso un’incisione di pochi centrimetri sulla parete laterale del torace e di evitare la sternotomia mediana”. E quando non c’è modo di riparare il cuore, è possibile sostituirlo. Il 3 dicembre del 1967 al Groote Schuur Hospital di Città del Capo, Christian Barnard trapiantava il cuore di una donna morta in un incidente d’auto su un uomo cardiopatico di 54 anni.

Da allora i trapianti cardiaci si sono moltiplicati e oggi migliaia di persone vivono con un cuore nuovo. Il numero di trapianti di cuore nel mondo cresce costantemente ma risulta ancora insufficiente per rispondere a quelle che sono le richieste di pazienti con cardiomiopatia in fase terminale.

L’alternativa al trapianto di cuore è il cuore artificiale, che, ad oggi, non ha ancora superato del tutto i problemi legati a infezioni, emorragie e trombosi del dispositivo.

 

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