L’anestesista? Un “sarto” che cuce il trattamento per ogni persona

Grazie ai trattamenti più moderni, oggi è possibile modellare l'anestesia in funzione delle condizioni e dei fabbisogni specifici di un paziente

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non pensate che, quando si tratta di addormentare e togliere il dolore ad una persona che si sottopone ad intervento chirurgico in anestesia generale, tutti siano uguali. L’anestesia deve essere su misura, con procedure adattate sia ai bisogni dell’intervento sia all’individuo. Lo spiega Giacomo Grasselli, docente di Anestesia e Rianimazione all’Università di Milano.

La “Tailoring Anestesia”

L’approccio prevede il modellamento dell’anestesia e del controllo delle funzioni vitali, come fosse un abito disegnato da un sarto per rispondere a determinate esigenze e ai fabbisogni specifici di quel paziente in quel momento. Il paziente può essere infatti cardiopatico, pneumopatico, diabetico, iperteso e quindi anche l’anestesia va fatta “su misura”.

Grazie ai trattamenti più moderni è quindi oggi possibile gestire con maggior tranquillità, e con minori problemi per il malato, l’intero percorso del malato già prima del suo accesso in sala operatoria. Nella preanestesia, ad esempio, il malato viene tranquillizzato e a volte si somministra anche un analgesico. “E’ solo un esempio di come oggi sia possibile adattare l’anestesia al tipo di intervento chirurgico e soprattutto alla persona, considerando che esistono soggetti particolarmente fragili o comunque con necessità specifiche per i quali occorre studiare approcci specifici – spiega Grasselli. Ad esempio, in caso di frattura di femore, si può anche pensare ad un’anestesia “loco-regionale” (che in pratica agisce solamente sul distretto in cui opera il chirurgo, senza togliere la coscienza al paziente) se una persona anziana potrebbe risentire di più dell’anestesia generale. Ed ovviamente sia i farmaci che impieghiamo sia le tecniche di monitoraggio vanno scelte caso per caso”.

Le fragilità, a detta degli esperti, si concentrano soprattutto nelle età estreme, quindi in bambini ed anziani. I bambini più che fragili sono delicati, reagiscono ai farmaci in modo diverso e, ad esempio, hanno un sistema di termoregolazione meno “efficace”. “Per questo è fondamentale l’alleanza tra l’anestesista e i familiari, siano essi genitori o figli, in caso del paziente anziano – riprende Grasselli. E bisogna avere attenzione particolare anche per chi soffre di patologie cardiovascolari e per i grandi obesi: l’importante è ridurre i rischi nel decorso post-operatorio”.

Ultimo capitolo. “Per l’anestesia nel parto occorre grande attenzione, perché ci si prende cura di mamma e nascituro: occorre minimizzare rischi e garantire al bimbo una nascita senza problemi”.

Con il contributo non condizionante di MSD Italia

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