Iperidrosi, quando sudare diventa una malattia

L'iperidrosi è un forte eccesso di sudorazione. È legata a diversi fattori e non sempre è una malattia. Come si contrasta e cura

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Arriva il grande caldo, anche con picchi di umidità. È fondamentale mantenere il corpo alla giusta temperatura. L’organismo, oltre al circa mezzo litro d’acqua al giorno che si perde con la perspiratio insensibilis, compensa l’aumento di temperatura con il sudore. È un meccanismo del tutto normale, ma in alcuni casi la produzione è esagerata. Ed allora il dermatologo diventa lo specialista da consultare, perché si soffre di iperidrosi.

Il sudore non è tutto uguale

Se sudiamo per l’ansia, il sudore viene prodotto soprattutto dalle ghiandole eccrine, che non inducono un particolare odore. Ma può diventare un problema quando si mescola con altre sostanze secrete dalla pelle, e in particolare dalle ghiandole apocrine e dalle ghiandole sebacee. Non tutto il sudore, insomma, è uguale. E nemmeno si manifesta allo stesso modo nel corpo.

Quando fa molto caldo o dopo che abbiamo fatto una corsa la sudorazione si concentra sulla fronte, sul collo,  sul dorso e sul torace. Quando invece il fenomeno è legato a tensione o a forti emozioni invece emerge il classico sudore delle ascelle, quello che lascia il fastidioso alone su camicie e magliette, oltre che al palmo delle mani e alla pianta dei piedi.

L’iperidrosi, cioè un forte eccesso di sudorazione, in questo senso non va vista sempre come una patologia e può essere legata all’ambiente, quando ad esempio si passa di colpo ad un clima caldo umido, oppure dopo uno sforzo fisico, o nel corso della menopausa, in occasione delle classiche vampate di calore. Ma può anche non avere cause precise. In queste circostanze si manifesta soprattutto durante la pubertà, per poi attenuarsi col tempo.

L’eccesso di produzione delle ghiandole sudoripare si concentra soprattutto sul palmo delle mani, sotto la pianta dei piedi e alle ascelle. A peggiorare il quadro possono concorrere, oltre a determinate patologie, anche l’eccesso di assunzione di caffeina, la nicotina delle sigaretta o magari solo l’ansia.

A mettere in difficoltà è il “cocktail” di sudore che si crea: il sudore delle ghiandole apocrine, che più risente dell’azione degli ormoni come l’adrenalina, viene prodotto quasi costantemente ma aumenta in presenza di stimoli ormonali e di emozioni intense. Inoltre può essere attaccato molto facilmente dalla flora batterica causando la formazione di odori sgradevoli, così come il classico sebo.

Attenzione: molto spesso il fenomeno può essere controllato con deodoranti e altre strategie come l’impiego dell’acido tannico o la ionoforesi che limita temporaneamente la secrezione delle ghiandole e quindi modifica l’azione delle cellule secretorie. I deodoranti, in particolare, debbono prevenire o mascherare i cattivi odori ma senza danneggiare la pelle.

Esistono diversi principi che possono essere utilizzati, dagli antimicrobici fino ai classici antitraspiranti, passando per composti ad azione coprente o adsorbente. I primi contengono sostanze in grado di impedire che la flora batterica colonizzi le secrezioni cutanee. Quelli  battericidi uccidono i microrganismi, ma pur avendo una lunga durata d’azione possono compromettere l’equilibrio fisiologico cutaneo. I batteriostatici possono limitare la crescita di microorganismi, rispettando maggiormente la flora batterica cutanea fisiologica.

Anche alcune sostanze naturali possono avere questa funzione, come la salvia, il timo, la lavanda o il limone. In altri casi si punta invece a proporre sostanze enzimatiche che vengono degradate dagli enzimi batterici al posto delle componenti del sebo, interrompendo così la formazione degli odori, oppure preparati che impediscono la produzione dei composti responsabili della formazione del cattivo odore.

Quando serve il chirurgo

Quando l’iperidrosi appare incontrollabile la parola può passare al dermatologo e al chirurgo. Se gli antitraspiranti non controllano la situazione, si può pensare ad una cura con tossina botulinica immessa direttamente nelle aree che producono “troppo” sudore. Si iniettano piccole e numerose quantità di farmaco che dopo circa una settimana bloccano la trasmissione nervosa alle ghiandole sudoripare, riducendo la secrezione per 4-5 mesi, poi la sudorazione gradualmente riprende. Il trattamento non ha effetti collaterali importanti: le iniezioni possono però dare dolore, soprattutto al palmo delle mani.

Il chirurgo, invece, può proporre diversi interventi: uno si chiama simpaticotomia. In endoscopia si interrompono le vie nervose dirette alle ghiandole sudoripare, riducendo in modo permanente la sudorazione. È un intervento che comporta minime incisioni, richiede una anestesia generale di circa 40 minuti e viene effettuato in day-hospital. Rara complicanza dell’intervento è la sindrome di Horner che comporta una ptosi (cioè una sorta di caduta) della palpebra, mentre più frequente è la sudorazione compensatoria, che può intervenire sulle aree non coinvolte dall’interruzione nervosa (5-7 per cento dei casi).

Se il problema è localizzato alle ascella, si può puntare a eliminare le ghiandole sudoripare localizzate nell’area, che vengono identificate con coloranti per poi essere asportate. L’intervento lascia cicatrici ascellari che possono essere fastidiose nei primi tempi, e possono guarire in tempi lunghi (3-4 settimane) a causa della area soggetta a movimenti e “frizioni”. L’intervento dura circa 20 minuti per lato e si effettua ambulatorialmente in anestesia locale.

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