Covid-19 e variante inglese, cosa succede nei bambini

Per quanto riguarda la variante inglese, non si può parlare di un rischio specifico nei bambini. Fondamentali restano prevenzione e corretti comportamenti

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non passa giorno che non si manifestino nuove varianti del virus Sars-CoV-2. Recentemente si è individuata una nuova “mutazione” virale, ritrovata in Italia, la B.1.525. Questa variante è stata identificata dagli esperti dell’Istituto Pascale e dell’Università Federico II di Napoli in un adulto, per la prima volta in Italia. Insomma: dobbiamo abituarci ad una sorta di stillicidio di informazioni su nuove varianti da studiare.

Su questa linea va letta anche l’individuazione di un virus “ibrido” negli USA: si tratta di un “miscuglio” tra la variante inglese e quella californiana, individuata dagli scienziati del Laboratorio nazionale di Los Alamos in Nuovo Messico.  Non ci sono dubbi, però, che al momento a parte queste segnalazioni sporadiche è la variante inglese a preoccupare, anche perché sta rapidamente prendendo campo anche nel nostro Paese.

Addirittura c’è chi parla di una particolare virulenza di questa variante tra i bambini, ma al momento non ci sono dati per giustificare un possibile aumentato rischio. certo è che la maggior contagiosità della variante inglese, questa sì comprovata, sarebbe in grado di aumentare anche la diffusione del virus tra i bambini e i giovani. Per questo è ancor più importante rispettare le regole di distanziamento, indossare le mascherine e lavarsi spesso le mani, anche in tenera età.

Più contagi, maggiore diffusione

Insomma, a quanto si sa, non si può dire che la variante inglese, così come le altre,  sarebbe in grado di determinare  più sintomi e quadri più gravi rispetto al “classico” Sars-CoV-2. Quindi non si può parlare di “rischio” specifico per i più piccoli. La malattia legata a questa trasformazione del virus avrebbe infatti le stesse caratteristiche di quella classica.

Come segnala anche il centro per il Controllo delle Malattie Europeo (ECDC), va però considerato che in termini generali la variante inglese di Sars-coV-2 appare caratterizzata da una maggior capacità di diffusione e quindi, in teoria, aumenta anche il numero di bambini che possono contrarre l’infezione e di conseguenza anche la possibilità che si sviluppino sintomi. L’importante è però ricordare che la capacità di diffondersi della variante è maggiore rispetto al virus che avevamo conosciuto nei mesi scorsi, pur se non esiste un “target” specifico nella popolazione pediatrica.

Sulla possibile diffusione maggiore nella popolazione infantile riscontrata in quest’ultimo periodo, infine, c’è un ulteriore fatto da non sottovalutare: rispetto alla prima ondata dell’epidemia è di molto cresciuto il numero di test effettuati e, con esso, anche la possibilità di individuare il virus nei più piccoli, grazie ad un progressivo allargamento delle capacità diagnostiche. Vale infine la pena di osservare quanto sta avvenendo con le lenti di un Paese che ha già portato avanti un’imponente campagna di vaccinazione, Israele: stando a quanto riportato sul British Medical Journal, proprio per la variante inglese si è visto un significativo aumento delle infezioni nei bambini sotto i dieci anni.

Cosa succede se il bimbo si ammala

Al momento non ci sono segnalazioni particolari di quadri clinici complessi nella stragrande maggioranza dei bambini e non c’è motivo di pensare che il diffondersi della variante inglese e della altre varianti possa modificare il modello di manifestazione della malattia. Per i genitori, l’importante è tenersi in contatto con il pediatra di famiglia per trattare gli eventuali sintomi e monitorare la situazione.

In particolare, seppur si tratti di una conseguenza estremamente rara dell’infezione pediatrica, occorre prestare attenzione nel periodo che segue di circa 30-40 giorni l’infezione. In alcuni soggetti, probabilmente sulla base di una predisposizione genetica, a distanza di tempo dall’infezione vera e propria si può infatti sviluppare un quadro legato ad un eccesso di reazione del sistema immunitario.

Come si manifesta? Ad esempio con disturbi di tipo intestinale, comparsa di macchioline sulla pelle, febbre alta. In questi casi occorre sempre il parere del pediatra per valutare la situazione. Al momento non ci sono dati per dire che con le varianti queste manifestazioni più gravi, e a distanza di tempo dalla guarigione, possano diventare più comuni con le varianti come quella inglese. Ma occorre sempre puntare  sulla prevenzione e sui corretti comportamenti, l’arma più efficace che abbiamo per tenere a distanza il virus Sars-CoV-2 in tutte le forme che sta progressivamente assumendo e che avrà in futuro.

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