Covid-19, come riusciremo a controllarlo?

Evoluzione della pandemia in Italia, contromisure possibili, prevenzione e soprattutto i segni, più o meno indelebili, che l’infezione da Sars-CoV-2 lascia sulla nostra psiche.

Federico Mereta Giornalista Scientifico

 

Questi i temi in programma nel primo talk-show di SaluTO – Medicina e Benessere, in diretta web alle ore 16:00 di venerdì 25 settembre dal Teatro Regio di Torino. Partecipano Giovanni Di Perri, Professore ordinario di Malattie infettive dell’Università di Torino, Giovanni Abbate Daga, Professore ordinario di Psichiatria dell’Università di Torino, Roberta Siliquini, Professore ordinario di Igiene dell’Università di Torino e Enrica Targhetta, Segretario di Federfarma.

La psiche a dura prova

C’è chi riconosce di essere cambiato dopo la pandemia, chi “nega” completamente l’impatto del virus, chi ha avuto una reazione di chiusura nei confronti del mondo. “Siamo tutto questo: depressi, ansiosi, irritabili, fobici, negazionisti e per di più somatizziamo – spiega Abbate Daga. Il vero problema è che la vita con il COVID 19 è da affrontare come una maratona e non come uno sprint. Nelle maratone psichiche entra in gioco pesantemente il sistema psicobiologico dello stress che funziona come una vecchia stadera. Per riequilibrare il peso che sta da un lato dobbiamo mettere sul piatto della bilancia le nostre risorse e i supporti esterni. In sintesi dobbiamo effettuare analisi dei problemi psichici e pratici che ci causa il virus, analisi degli strumenti disponibili da mettere in campo ed azioni conseguenti per ridurre lo stress. Se la stadera si sbilancia, si innesca una catena di reazioni dei sistemi psicobiologici che portano a depressione ed ansia a seconda delle vulnerabilità individuali. Per rispondere: o ansiosi o depressi a seconda di chi siamo”. Sul fronte delle “ricetta, occorre dialogo e appello alla responsabilità per chi “nega” il virus e un accompagnamento, con le dovute rassicurazioni, per chi invece si trova “oppresso” dalla sola sensazione di potersi ammalare e si chiude in sé stesso. “Anche negare è un modo di difendersi, anche se pericolosofa sapere l’esperto. Vedo molta aggressività in giro in questo periodo, l’aggressività è un’altra reazione da stress, una reazione estremamente dannosa. Se si va in rotta di collisione con chi nega, aumenteremo solo il suo bisogno di negare. Bisogna innanzitutto riconoscere il diritto di esprimere un punto di vista differente dal nostro per poter spiegare le nostre ragioni e l’interesse di salute pubblica. In seconda battuta bisogna chiedere – in un clima disteso – il rispetto delle regole che la comunità si è data sul distanziamento sociale e le misure di protezione”.

Misure che sembravano dimenticate

Al momento non c’è ancora un vaccino per il virus Sars-CoV-2. E quindi sono tornate in auge misure antiche, come la protezione personale e il distanziamento sociale. “Oggi queste sono l’unica efficace arma al momento disponibile per controllare l’epidemia – fa sapere Siliquini. E molte sono le prove a favore: il numero di medici e personale sanitario infetto in assenza, all’inizio, delle corrette protezioni, il fatto che laddove il lock down non sia stato applicato o malamente interpretato l’epidemia non si spenga ne’ tenda a diminuire, il fatto che focolai si accendano in occasione di manifestazioni di massa. E’ fondamentale, pur di fronte alla giusta ripresa delle normali attività, cercare di mantenere vive le buone abitudini che abbiamo dovuto adottare e cioè evitare il più possibile gli assembramenti, mantenere la distanza e l’uso corretto delle mascherine. Attenzione va prestata all’influenza, per la quale occorre un’elevata copertura vaccinale, visto che i sintomi iniziali delle due infezioni sono molto simili”.

 

 

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