Coronavirus Sars2-CoV-2019, a che punto siamo con il vaccino

La ricerca israeliana fa sperare che si possa giungere a un vaccino contro il coronavirus. Ma ci vorrà almeno un anno perché sia disponibile

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Poche settimane, forse è eccessivamente ottimistico. Ma fa comunque sperare la ricerca israeliana su un possibile vaccino per il coronavirus che sta mettendo in ansia il mondo.

Ovviamente, non si tratta dell’unico studio in corso per cercare di trovare una protezione per chi non è ancora stato contagiato, anche se questa speranza non deve far abbassare la guardia sulle misure di prevenzione e di responsabilità che tutti dobbiamo seguire ora: è fondamentale non uscire di casa se non per necessità importanti. In questo modo si evita di facilitare la diffusione del virus, in attesa di un vaccino che si sta cercando con ansia.

Buone notizie da Israele

In qualche modo, a volte, nella scienza ci si muove anche per opportunità che si scoprono giorno dopo giorno. Così forse può essere nata la ricerca che sta portando avanti il Galilee Research Institute (Migal), in Israele, che riporta come si potrebbe giungere ad un vaccino in poche settimane.

Come mai un tempo così breve? Fondamentalmente perché, in qualche modo, gli studiosi israeliani non sono partiti da zero ma hanno preso come piattaforma per la loro ricerca un prototipo già sviluppato per affrontare un altro coronavirus, che in questo caso interessa gli animali da cortile e non appare patogeno per l’uomo.

Questo ceppo provoca una particolare infezione veterinaria, chiamata bronchite infettiva dei polli. Studiando le caratteristiche genetiche del virus che induce questo quadro e confrontandole con quelle del Sars2-CoV-2019 gli scienziati si sono accorti che esiste una similitudine molto spiccata tre i due virus.

Da questa particolarità nasce la speranza di giungere in tempi brevi alla realizzazione di un candidato che dovrà poi essere sperimentato: proprio i tempi dello sviluppo del vaccino, partendo dalle ricerche di base fino a quelle sui volontari per valutarne la sicurezza e poi quelle mirate a valutarne l’efficacia, sono comunque gli scogli temporali che non ci si può esimere dall’affrontare.

Per questo, nonostante le ovvie accelerazioni che le strutture che regolano l’accesso dei farmaci e dei vaccini legate al problema di sanità pubblica che l’infezione da Sars2-CoV-2019 sta causando, i tempi per avere disponibile questo o un altro vaccino (ce ne sono più di 30 in studio in tutto il mondo) non saranno comunque brevissimi. I pareri più ottimisti sul tema parlano di almeno un anno o 18 mesi per giungere alla disponibilità di una protezione vaccinale disponibile su larga scala.

Su cosa si punta

Ovviamente, quello del Migal non è l’unico vaccino in studio. Basti pensare in questo senso a quanto si sta facendo negli Usa, dove si dovrebbe arrivare nelle prossime settimane alla sperimentazione clinica per valutare la sicurezza del candidato vaccino realizzato da una piccola azienda, la Moderna, ma sostenuto da un grande esperto come Anthony Fauci, direttore del Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

Peraltro, questo è solo uno dei tanti possibili vaccini in studio in tutto il mondo. Ciò che più interessa, in ogni caso, è cercare di capire come si può arrivare a stimolare una risposta del sistema immunitario efficace e duratura nei confronti degli antigeni del virus, che lo rendono riconoscibile e quindi immediatamente attaccabile da parte degli anticorpi prodotti dall’organismo.

Su questo fronte, si va dai tentativi in corso con virus inattivati fino a strategie più ricercate come quella a RNA-messaggero (tecnica estremamente recente) o ancora la strada che punta a inserire nel corpo un virus vettore, come quelli che causano il banale raffreddore, capace però di trasportare nell’organismo gli antigeni di Sars2-CoV-2019. Certo è che quella che si sta vedendo è una corsa contro il tempo.

La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi), che sostiene economicamente molti degli sforzi in corso per la ricerca di un vaccino, ipotizza anche che il virus “concluda” il suo percorso e venga contenuto, portando quindi ad una sostanziale mancanza di utilità del vaccino. Ma questo è un futuro ancora non ipotizzabile con certezza. E ci vorrà tempo per arrivare a comprendere davvero quando e come avremo un vaccino efficace. Nel frattempo la ricerca deve andare avanti, febbrilmente, per sperare di proteggere il numero maggiore possibile di persone dall’invisibile “nemico”.

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