Coronavirus, le donne sembrano più forti di fronte all’infezione

Le donne appaiono più resistenti all'infezione da coronavirus. Ma devono fare attenzione alle cattive abitudini che minano il sistema immunitario

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

I numeri sono chiari. Mediamente, su dieci persone che purtroppo muoiono a causa del coronavirus, in circa sette casi si parla di uomini e solo nel 30 per cento di donne. Più o meno, con qualche punto percentuale di variazione, la situazione pare essere questa.

Si pensa quindi che il gentil sesso sia in qualche modo più forte di fronte all’infezione da Sars2-CoV-2019, tanto che nei giorni scorsi la virologa Roberta Capua, ospite di Giovanni Floris a Dimartedì, è arrivata a dire che: “Le donne sarebbero una sorta di ‘semaforo rosso’ nei confronti del virus, mitigheremmo la sua diffusione”.

Ma come si spiega questo meccanismo che sembra proteggere il sesso femminile., non solo in termini di mortalità ma anche di effettiva risposta clinica all’infezione virale?  Al momento non ci sono certezze, ma solamente teorie.

Donne geneticamente più “forti”

Tra le ipotesi che provano a spiegare la maggior resistenza delle “quote rosa” ci sarebbe sicuramente una predisposizione genetica, legata in particolare al cromosoma X. Le donne hanno un corteo cromosomico caratterizzato da una doppia X mentre nei maschi la coppia di cromosomi sessuali è XY. Questa differenza potrebbe entrare in gioco nel determinare la quantità di una specifica proteina, chiamata ACE2, che rappresenta in qualche modo la “chiave d’aggancio” del virus alle cellule polmonari e non solo.

La produzione di questo composto infatti appare legata geneticamente proprio a tratti di DNA presenti nel cromosoma X, quindi la donna avrebbe alla fine una maggior disponibilità di ACE2. Stranamente, questo meccanismo che viene determinato, non solo geneticamente, potrebbe essere anche una delle opportunità che difendono meglio il sesso femminile.

Come se non bastasse, ovviamente, esistono anche fattori di tipo ormonale che sembrano avere una funzione protettiva per le donne, in particolare nelle età più giovanili. In questo senso l’attenzione dei ricercatori si concentra sugli ormoni estrogeni che possono in qualche modo influenzare la risposta difensiva di fronte alla replicazione del virus all’interno dell’organismo dell’ospite. A dimostrazione di questo ruolo importante degli estrogeni, ovviamente in termini generali di meccanismi difensivi,  ci sono anche studi condotti su popolazione di donne sottoposte a ovariectomia, quindi all’asportazione delle ovaie. Dopo questo intervento si inibisce ovviamente la produzione di questo ormoni e, stando alle ricerche, si ha anche un calo nei naturali sistemi di difesa dalle infezione e non solo.

Attenzione al fumo

In qualche modo, quindi, la risposta difensiva dell’organismo, fatta di un insieme di meccanismi che passano attraverso diverse famiglie di linfociti, i primi anticorpi specifici e i fattori dell’infiammazione che hanno il compito di amplificare le reazioni protettiva, sono migliori nelle donne. Ma ci sono altre evidenze che paiono mostrare anche come Il sistema immunitario femminile, pur se teoricamente più forte, possa perdere qualcosa della sua potenza nei confronti del virus quando ci sono abitudini non proprio salutari.

Si sa ad esempio che, in entrambi i sessi, il fumo rappresenta un elemento che si lega generalmente a quadri più gravi di Covid-19, quando ovviamente la malattia assume caratteristiche cliniche significative. Ed anche per chi soffre di diabete, magari per la presenza di qualche chilo di troppo e per le evidenti difficoltà del metabolismo a rispondere all’aumentata produzione di insulina per compensare la glicemia, il quadro clinico appare frequentemente meno positivo, a prescindere dal sesso.

Quindi, in tutti i casi, è meglio evitare comportamenti non proprio salutari cercando di fare regolare attività fisica anche quando ci si trova chiuse in casa, di non esagerare con i cibi e soprattutto di non fumare. Perdere la forza che ha dato la natura alla donna, sotto forma di risposte immunitarie quasi sempre più efficaci rispetto al maschio (questa “predisposizione” si paga anche in termini di un maggior rischio di alcune tra le malattie autoimmuni più diffuse, dalla sclerosi multipla all’artrite reumatoide passando per le tiroiditi), in questo specifico caso non è proprio consigliabile.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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