Coronavirus e farmaci per l’ipertensione, non bisogna smettere le terapie

Coronavirus, è necessario proseguire con le terapie croniche per l’ipertensione o la cardiopatia. Gli esperti fanno chiarezza

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non smettete di prendere i farmaci per tenere sotto controllo la pressione. Se avete dubbi, chiedete al medico. È il consiglio che viene dalla comunità scientifica dopo la pubblicazione di alcune ricerche che, nel tentativo di spiegare come mai l’infezione da Sars2-CoV-2019 potesse avere una letalità più elevata nei cardiopatici e negli ipertesi.

Ma le principali società scientifiche sono scese in campo per sgombrare il campo dagli equivoci e lanciano un monito chiaro: non bisogna smettere le terapie anti-ipertensione che mantengono sotto controllo la pressione. In caso d’infezione, poi, sarà il medico a sospendere eventualmente le cure.

La posizione degli esperti

Non esistono evidenze che associano l’ipertensione alla malattia COVID-19: se l’ipertensione fosse un fattore predisponente all’infezione da coronavirus dovrebbero esserci più pazienti ipertesi tra i malati COVID-19 rispetto a quanto osservato nella popolazione generale. Ad oggi, non ci sono prove che le persone con ipertensione siano sovra-rappresentate tra quelle gravemente infette da COVID-19. Pertanto, i pazienti devono continuare a seguire le terapie anti-ipertensive come raccomandato dalle linee guida internazionali”.

È chiara e ferma la posizione della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa/Lega Italiana contro l’Ipertensione Arteriosa (SIIA), in relazione a recenti notizie su una presunta relazione tra ipertensione e COVID-19 nonché tra l’assunzione della terapia anti-ipertensiva (ACE-inibitori e antagonisti del recettore dell’angiotensina-II) e rischio di infezione da coronavirus, che stanno contribuendo a destabilizzare le certezze acquisite da anni di studi ed evidenze sperimentali. Lo ricorda la Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, ribadendo un messaggio che già la Società Italiana di Cardiologia (SIC) ha lanciato nei giorni scorsi.

La SIC ha emanato un documento, disponibile sul sito, in cui si sottolinea che è assolutamente necessario proseguire con le terapie croniche per l’ipertensione o per la cardiopatia prescritte dagli specialisti come prima dell’emergenza coronavirus.

“Allo stato attuale non esistono studi nell’uomo che dimostrano un effetto benefico o negativo degli ACE-inibitori o dei sartani nei pazienti affetti da COVID-19″, spiega Ciro Indolfi, Presidente della Società Italiana di Cardiologia.

“Quindi non abbiamo informazioni che possano consigliare o sconsigliare queste terapie nei pazienti con coronavirus. Inoltre, nei pazienti non affetti da COVID-19 questi farmaci, che hanno dimostrato una straordinaria efficacia nel ridurre la morbilità e mortalità, possono essere utilizzati con tranquillità”, sottolinea l’esperto.

Perché c’è bisogno di tranquillizzare

Qualche giorno fa, in effetti, una ricerca pubblicata su Nature Reviews Cardiology aveva dimostrato un possibile legame tra l’infezione da coronavirus e uno speciale enzima (ACE2, ovvero per enzima di conversione dell’angiotensina 2) che potrebbe giocare un ruolo sia nell’apparato cardiovascolare, entrando in gioco sia nella genesi dell’ipertensione che del diabete, che nel sistema immunitario. ACE2 agirebbe infatti come recettore funzionale proprio per i coronavirus.

Tuttavia lo studio ha solo il senso di spiegare il possibile danno al cuore legato al virus, ma non deve far pensare a un ruolo dei farmaci in questo senso. Per questo gli ACE-inibitori e i farmaci antagonisti del recettore dell’angiotensina II (noti anche come sartani) possono essere usati nei pazienti non affetti da COVID-19 senza alcun rischio.

Nei pazienti affetti da coronavirus non sono stati documentati effetti che dimostrino maggior rischio di complicanze se si utilizzano questi farmaci.

“Ribadiamo che, in pazienti ipertesi stabili con infezioni COVID-19 o a rischio di infezioni COVID-19, il trattamento con questi farmaci CEI e ARB deve essere eseguito secondo le raccomandazioni contenute nelle linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) e della Società Europea dell’Ipertensione (ESH) del 2018 – sottolinea Guiido Grassi, Presidente della SIIA. Anche l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha raccomandato di non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi nei pazienti ipertesi ben controllati, perché esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato”. Lo stesso deve avvenire per chi è in cura con farmaci di questo tipo per lo scompenso cardiaco.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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