Coronavirus, come comportarsi e l’importanza della responsabilità personale

Come comportarsi in presenza di sintomi che potrebbero ricondursi al Coronavirus. Fondamentale è il senso di responsabilità di ciascuno

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Bisogna stare a casa, uscire solo quando è strettamente necessario e mantenere distanze di sicurezza dagli altri. Così proteggiamo noi stessi dal Sars-CoV-2019 e soprattutto possiamo evitare di trasmettere il virus, inconsapevolmente, alle persone che più amiamo e che potrebbero magari avere danni maggiori dall’infezione, perché soffrono di altre malattie oppure perché sono anziani. Ci vuole responsabilità, insomma, per limitare la diffusione di un virus che in alcuni casi può scatenare una polmonite molto grave, tale da richiedere il ricovero e l’assistenza in terapia intensiva.

Quando mettersi in allarme e come comportarsi

Dopo la fase d’incubazione, il virus può provocare sintomi che ricordano quelli dell’influenza, come tosse, febbre e disturbi respiratori. A definire meglio le modalità di presentazione dell’infezione ci sono i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) su 155 soggetti deceduti, e positivi al virus.

Normalmente l’esordio avviene con febbre e dispnea, ovvero la difficoltà a respirare che può portare ad una sensazione di affanno e quindi ad un aumento degli atti respiratori. Nell’86 per cento dei casi nelle persone esaminate tutto è iniziato con il rialzo febbrile e nell’82 per cento proprio con la difficoltà a respirare normalmente: spesso i due problemi di salute si presentano associati. In un caso su due all’inizio c’è stata anche la tosse mentre solo più raramente, più o meno in cinque casi su cento, ci sono stati sintomi che hanno interessato l’apparato digerente (in particolare diarrea) oppure la comparsa di sangue nell’espettorato emesso con la tosse, cioè quella che viene chiamata tecnicamente emottisi.

Da queste informazioni, raccolte in persone decedute in Italia, si può risalire al comportamento da tenere in caso di comparsa di disturbi, riassunta da Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS: “Per chi presenta solo febbre è sufficiente allertare il proprio medico rimanendo a casa, mentre in presenza di entrambi i sintomi (oltre alla febbre le difficoltà respiratorie) è meglio contattare il 112 o il 118. In ogni caso ricordiamo che bisogna assolutamente evitare di andare per proprio conto dal medico o al pronto soccorso, per evitare di esporre il personale e i pazienti a rischi. Seguire questa e tutte le altre norme di prevenzione dettate in questi giorni è fondamentale per rallentare il più possibile l’epidemia e proteggere le persone più fragili. Le misure individuali de la limitazione dei contatti sociali sono fondamentali per poter contrastare il virus, facciamo appello al senso di responsabilità di tutti”.

Attenzione per noi e per gli altri

Il richiamo alla responsabilità, che purtroppo tante volte in questi giorni è stato sottovalutato, è fondamentale perché l’obiettivo è fare in modo che l’infezione e i conseguenti casi più severi non si allarghi a macchia d’olio in poco tempo, e quindi metta a repentaglio la possibilità di dare assistenza a chi ne ha bisogno da parte del sistema Sanitario, che sta facendo un grandissimo sforzo grazie al lavoro di tutti gli operatori.

Se si rispettano le regole (dall’igiene personale fino alla diminuzione dei contatti e quindi della possibile trasmissione del virus, che avviene soprattutto per via respiratoria e attraverso le mani che vengono portate al naso e agli occhi) si può infatti sperare che i casi si diluiscano nel tempo e quindi l’impatto sulle strutture sanitarie sia meno gravoso e diventi via via più sostenibile.

Questa è la sfida che dobbiamo vincere impegnandoci e rinunciando un po’ alle nostre abitudini, anche per preservare soprattutto chi può avere i maggiori problemi di salute per l’infezione ed è a rischio.

Conta ovviamente l’età: quanto più si è anziani tanto più il virus può creare problemi seri. Ma non basta: bisogna sempre ricordare che il quadro tende a complicarsi fino a diventare mortale soprattutto per chi deve far fronte a problemi cardiovascolari, magari perché ha avuto un infarto e/o soffre di scompenso cardiaco, in chi ha la pressione alta o soffre di diabete, nelle persone che hanno un sistema immunitario meno efficace come chi ad esempio è in terapia perché lotta contro un tumore.

Tutti i dati scientifici convergono in questo senso: basti pensare ai dati dello studio cinese che ha preso in esame circa 45.000 casi di infezione confermata con una letalità totale pari al 2,3 per cento che sale però sopra il 10 per cento nei cardiopatici ed è comunque più elevata negli ipertesi, nei diabetici e nei malati oncologici.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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