Vaiolo delle scimmie: come si trasmette e sintomi. Cosa ne sappiamo

I sintomi del vaiolo delle scimmie sono simili a quelli influenzali ma viene coinvolta anche la pelle. Quando si è a rischio

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Sembrava solo una storia da leggere nei manuali di storia della medicina, quella del medico di campagna Edward Jenner che nel XVIII secolo aveva individuato il metodo di prevenzione del vaiolo umano, autentico flagello dell’umanità, basandosi sull’osservazione che i mungitori che avevano contratto una forma benigna di vaiolo bovino resistevano poi alla infezione da parte di quello umano.

Oggi, a parte chi ha ancora il “segno” dell’antivaiolosa sul braccio, parlare di questa malattia appare quasi fuori tempo. Ma la comparsa di casi umani di vaiolo delle scimmie (quello umano è stato eradicato) ci ripropone il problema delle zoonosi, che portano l’uomo a diventare ospite di virus degli animali. Dopo il primo caso ufficiale anche in Italia, occorre vedere quanto ad oggi si sa di questa infezione per conoscerne i rischi, le modalità di trasmissione e le linee di cura.

L’incubazione può essere lunga

Se pensate ad un raffreddore o comunque ad uno dei classici virus con cui facciamo i conti, in genere bastano pochi giorni perché si manifestino i sintomi dell’infezione. In questo caso invece l’incubazione per andare avanti anche fino a tre settimane, anche se in genere ci si concentra tra una o due settimane per vedere la comparsa dei sintomi dopo il contagio.

La trasmissione virale, che non è particolarmente agevole per il genere umano, si può avere tramite le goccioline che vengono prodotte da chi è malato o dal diretto contatto con lesioni della pelle in cui è presente l’infezione, oltre che tramite materiali contaminati. Stando a quanto segnala l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in genere i disturbi sono quelli classici di una forma influenzale, come innalzamento della temperatura, cefalea e dolori muscoli, con una differenza sostanziale.

Visto il tipo di virus che provoca l’infezione, ne esistono due ceppi diversi in Africa, c’è da attendersi il coinvolgimento della pelle. Cosa significa? Che compaiono lesioni che provocano prurito e in alcuni casi possono anche indicare dolore. Non va comunque dimenticato che possono esserci casi del tutto asintomatici. Particolare attenzione va prestata in caso di gravidanza, visto che possono manifestarsi quadri in grado di impattare sulla salute del nascituro in presenza di infezione.

Il vaccino per il vaiolo protegge?

Per quanto si sa fino ad ora, chi è stato vaccinato con la classica “antivaiolosa” di un tempo dovrebbe essere sostanzialmente protetto anche da questa forma. Tuttavia, vista la sostanziale presenza in un’area geografica molto ristretta del continente africano per quanto riguarda i casi umani del vaiolo delle scimmie, c’è da pensare che molte siano le persone potenzialmente esposte ad un rischio infettivo. Per questo occorre prestare attenzione, soprattutto per gli under-50 che non hanno avuto la protezione vaccinale per il vaiolo.

Sul fronte della prevenzione, va comunque detto che esiste un trattamento mirato di tipo farmacologico e che esiste un vaccino approvato per questa forma. Va comunque detto che può esistere un’ampia variabilità nella gravità dei sintomi indotti dall’infezione, con molti casi che si autorisolvono senza problemi particolari. L’attenzione comunque deve essere elevata e le autorità sanitarie stanno monitorando la situazione: in particolare occorre seguire sempre le normali regole igieniche e di prevenzione, soprattutto per chi viaggia molto, visto che in diversi Paesi europei sono già stati segnalati casi.