Vaccini Covid-19: quali sono, come funzionano e il punto sulla sicurezza

Il punto sui vaccini per Covid in Italia: come funzionano e gli studi su eventuali danni collaterali per raggiungere la massima sicurezza

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“La fiducia nella sicurezza e nell’efficacia dei vaccini che abbiamo approvato è di fondamentale importanza. La decisione finale dell’Ema sarà data giovedì [18 marzo 2021]”. Recita più o meno così quanto detto dalla direttrice dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), Emer Cooke.

Siamo quindi in attesa di un giudizio sulla possibile associazione (non c’è motivo per parlare di correlazione, quindi di chiaro rapporto causa-effetto) tra l’impiego di uno dei vaccini attualmente disponibili in Italia e eventi di tromboembolie.

Bisogna fare molta attenzione a non confondere queste due situazioni: non per nulla i latini che sapevano usare bene le parole, differenziavano “post-hoc”, ciò una cosa che ne segue temporalmente un’altra casualmente, e “propter hoc”, che utilizzavano quando invece era chiaro il rapporto tra un’azione e la reazione successiva.

Per questo si spera che possa ricominciare prima possibile la somministrazione del vaccino Astra-Zeneca: si stanno controllando le informazioni, per poi – si spera – ripartire. Ma nell’occasione si può anche fare il punto sui vaccini attualmente disponibili e su quelli che dovrebbero arrivare a breve, permettendoci di proteggere un numero di persone sempre più ampio dall’infezione e preservarci dalle forme gravi di Covid-19, che mettono a repentaglio la tenuta delle strutture sanitarie.

Nei vaccini non c’è il virus Sars-CoV-2

Prima di tutto bisogna sgombrare il campo da una “fake news” che ancora si sente: nei vaccini che vengono somministrati non è presente il virus. Per far sì che l’apparato difensivo del corpo arrivi a produrre un quantitativo sufficiente di anticorpi in grado di reagire se Sars-CoV-2 dovesse infettare una persona, infatti, attualmente nei vaccini in commercio in Italia si usano due strade.

I preparati che contengono m-RNA (cioè a RNA messaggero) in pratica forniscono le istruzioni perché vengano prodotti gli anticorpi e qualcosa di simile fanno anche i vaccini, come appunto quello Astra-Zeneca, che invece si basano su un virus trasportatore, che presenta gli antigeni del virus Sars-CoV-2. In pratica l’adenovirus che non è capace di replicarsi viene “caricato” con le informazioni relative alle proteine S (gli spunzoni del virus), e quindi diventa una specie di postino che semplicemente si limita a lasciare una missiva. È il sistema immunitario, che deve riceverla, cominciando sulla scorta di queste informazioni a produrre anticorpi.

Anche il vaccino Johnson & Johnson, da somministrare una sola volta tralasciando eventuali richiami futuri, il cui arrivo è previsto nelle prossime settimane in Italia, si basa sullo stesso principio. Si basa su un virus che fa da vettore. Ed allo stesso modo è stato studiato anche il vaccino russo Sputnik V, che prevede due somministrazioni e soprattutto utilizza come “postini” due diverse adenovirus.

Per correttezza, tra le diverse tipologie di vaccini utilizzati o in studio, ci sono anche preparati che impiegano virus Sars-CoV-2 inattivati (uno è prodotto in Cina), ma al momento non sono disponibili in Italia. Va detto comunque che il profilo di efficacia dei vari vaccini disponibili risulta estremamente elevato, come prova il calo dei nuovi casi di ricoveri nei Paesi che hanno proceduto a immunizzazione di massa, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

L’importanza della sicurezza

Allo stesso modo, anche sul fronte della sicurezza ci sono informazioni estremamente tranquillizzanti, legate ormai ad un’esperienza di milioni di dosi somministrate, anche per il vaccino di Astra-Zeneca. Non stiamo parlando ovviamente degli effetti collaterali temporanei, come dolore nella sede di inoculazione, qualche linea di febbre e malessere, ma di eventi avversi seri.

Soprattutto, è chiarissimo che i rischi associati alla vaccinazione sono enormemente inferiori rispetto ai rischi associati alla malattia. Ma allora perché ci si è fermati?

In Germania sono stati segnalati sette casi una rara forma di trombosi del seno venoso cerebrale con diminuzione delle piastrine, comparsi in un tempo prossimo a quella della somministrazione del vaccino. Ricordiamo che la sicurezza, in ogni caso, è fondamentale nel valutare il profilo rischio-beneficio di un vaccino, così come di tutti i farmaci. Per il vaccino, l’attenzione è massima. Perché? Perché va fatto non per curare, ma per proteggere, a persone che non hanno specifici problemi. Quindi non può e non deve in alcun modo essere sospettato di poter avere effetti avversi seri.

L’attenzione su questo aspetto è ovviamente altissima e può contribuire a spiegare lo stop precauzionale e temporaneo alla somministrazione del vaccino di Astra-Zeneca, sulla scorta del riscontro di specifiche forme di tromboembolia osservate in Germania. Quando invece si valutano farmaci, come ad esempio gli antitumorali, si fa sempre ovviamente attenzione al profilo della sicurezza d’impiego ma si può “sopportare” un profilo di rischio peggiore, visto che questi medicinali possono aiutare una persona con  una grave malattia. per questo la sicurezza deve essere assoluta per un vaccino.

Una volta dimostrata la mancanza di correlazione tra somministrazione del vaccino contro Sars-CoV-ed eventi seri, come del resto sta già emergendo dalle autopsie su alcuni casi sospetti in Italia, si potrà ripartire sfruttando al meglio tutte le armi che abbiamo per proteggerci nei confronti del coronavirus pandemico.

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