Una pillola “elettrica” per mettere in moto lo stomaco

Si tratta di una pillola capace di rilasciare piccole scosse elettriche consentendo i corretti movimenti dell'apparato digerente

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Ci sono situazioni in cui i movimenti dell’apparato digerente sono rallentati – capita in alcune malattie, come ad esempio l’Alzheimer o il Parkinson – e questo si riflette anche sulle possibilità dello stomaco di “svuotarsi”.

Il risultato è che si possono avere vere e proprie difficoltà digestive, che da un lato producono disturbi come digestione lenta, acidità e simili, dall’altro portano ad avere difficoltà nella normale alimentazione, anche per la possibile compresenza di problemi nell’andare di corpo. Tutto questo, forse, in futuro potrebbe essere combattuto anche grazie ad una pillola capace di rilasciare piccole scosse elettriche, una sorta di “pacemaker” da ingerire, consentendo il corretto funzionamento della muscolatura dei visceri.

Testata su animali

La ricerca è stata pubblicata su Science Advances ed è il frutto di una collaborazione internazionale. La pillola potrebbe rappresentare una soluzione alternativa ad interventi chirurgici che a volte si rendono necessari in questi casi, quando la situazione è particolarmente grave, o comunque funzionare da “ricostituente” per i visceri che si muovono troppo lentamente.  In pratica, questa “compressa” potrebbe essere ingerita direttamente come una comune terapia.

A differenza però delle classiche pasticche, che liberano composti chimici, sarebbe in grado di “incorporarsi” nella parete dello stomaco e quindi liberare segnali elettrici, esattamente come accade per i classici pacemaker quando si parla di cuore. Una volta giunta nello stomaco, la pillola che rilascia stimoli dovrebbe essere in grado di adattarsi perfettamente alla mucosa del viscere e comportarsi come una sorta di piccolo “adesivo” che riesce a incunearsi, rimanendo al proprio posto anche quando la digestione è in corso.

In questo modo il dispositivo non viene “disintegrato” dagli acidi e può continuare a svolgere la sua funzione, nell’ambito di una scienza in continuo sviluppo che viene definita bioelettronica. Al momento, vale la pena di ricordarlo, gli studi sono stati condotti esclusivamente in maiali per valutare la fattibilità della ricerca ma c’è da sperare che in futuro lo strumento possa essere messo a disposizione per chi ha pesanti alterazioni del normale meccanismo che porta i visceri a contrarsi in modo armonico, consentendo la digestione, l’assimilazione dei principi nutritivi e l’eliminazione delle feci.

Come funziona la bioelettronica

Questa nuova strategia di cura, sperimentata in molti centri nel mondo, non è ovviamente limitata alla cura di queste condizioni. L’obiettivo dell’approccio è trattare le patologie non attraverso i classici rimedi chimici o biotecnologici, quanto piuttosto “regolando” i circuiti neurali che controllano moltissime attività dell’organismo.

In questo senso, ci sono studi avanzati ad esempio nel campo dell’artrite reumatoide: grazie ad un neurostimolatore si punta a regolare l’attività del sistema immunitario e quindi ad offrire sollievo a chi soffre di questa patologia (come di altre) e non risponde ai farmaci. In futuro, si spera, si potrebbe ripetere quanto viene raccontato dalla fantascienza, con  il controllo “elettrico” di un determinato fascio nervoso che diventa uno strumento di cura.

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Una pillola “elettrica” per mettere in moto lo stomaco