Tumori: geni, terapie su misura e cellule intelligenti. I progressi della ricerca

Nella Giornata Mondiale contro il cancro facciamo il punto sulle nuove terapie che aumentano la sopravvivenza dalla diagnosi

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

In Italia, nel 2019, sono stati diagnosticati più di mille casi di tumore al giorno. Ma la ricerca sta lavorando per rendere sempre più guaribili queste malattie. È un messaggio di speranza quello che viene da Fondazione AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) in occasione del World Cancer Day, la Giornata mondiale contro il cancro, indetta nel 2000 dalla Union for International Cancer Control (UICC).

C’è la prova di quanto sta avvenendo: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi continua a crescere. E per il futuro, grazie agli studi nel mondo dell’invisibile, c’è da credere che riusciremo ad essere più forti contro questi nemici della salute, attraverso strade che già oggi dimostrano la loro efficacia e che vengono esplorate con sempre maggior efficacia dagli scienziati.

Cos’è l’immunoterapia

Si chiama immunoterapia. Ed è la modalità di cura che sfrutta le difese del nostro organismo – potenziate e armate – per combattere il cancro. Per esempio, i farmaci inibitori di checkpoint, capaci di “sbloccare” i freni molecolari che impediscono alle cellule immunitarie di attaccare il tumore, hanno aumentato in modo significativo la sopravvivenza a lungo termine in alcune malattie e pazienti con particolari caratteristiche molecolari.

Grazie anche a questo approccio, oggi circa il 20 per cento dei pazienti con melanoma metastatico è ancora vivo a dieci anni dalla diagnosi, mentre con la sola chemioterapia l’aspettativa di vita era di 6-9 mesi.

Sempre nell’ambito dell’immunoterapia, il trattamento con cellule CAR-T, destinato a pazienti che non rispondono più ad alcun trattamento, in Italia è stato approvato nel 2019. La terapia prevede che le cellule del paziente (linfociti T) vengano “armate” con il cosiddetto CAR o Chimeric Antigen Receptor.

Si tratta di una molecola posta sulla superficie di particolari cellule del sistema immunitario, che possiamo immaginare come una sorta di “radar-bazooka” che porta il linfocita del paziente nel punto in cui si trova la cellula tumorale affinché possa essere uccisa. Nella maggior parte dei casi trattati è stata raggiunta la remissione completa.

Per la maggior parte dei pazienti con malattie che non rispondono all’immunoterapia o ad altre terapie mirate, la chemioterapia continua a essere il trattamento più importante ed efficace. In questo campo le novità principali negli ultimi vent’anni hanno riguardato nuove combinazioni di farmaci, i dosaggi e i tempi di somministrazione. Il tutto basato su evidenze scientifiche che tra l’altro, rispetto al passato, tengono più in considerazione la qualità di vita dei pazienti e la gestione dei possibili effetti collaterali.

Obiettivo, mirare alle cellule e non alla lesione

In futuro, forse, non si parlerà più di tumore del polmone o del colon-retto ma della cellula XY. A definire le cure, infatti, potrebbero non essere gli organi di partenza della malattia, ma le caratteristiche delle cellule. Come? Grazie agli studi sui geni che già oggi dimostrano come tumori che si sviluppano nello stesso organo possano essere di tipo diverso.

Individuare precisamente il tipo di malattia permette ai medici di scegliere i trattamenti più efficaci per lo specifico tumore, tra quelli disponibili. Quel che conta quindi non è solo la localizzazione della malattia ma anche le sue caratteristiche molecolari. E forse, grazie alle tecniche di “trattamento” del DNA modificando i geni con la CRISPR, che permette di fare un vero e proprio “taglia e incolla” di tratti di DNA, potrà essere possibile arrivare ad affrontare al meglio anche forme particolarmente complesse. Come? Modificando all’origine il difetto genetico che sta alla base del problema. Sognare, insomma, non è proibito.

Nel frattempo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) segnala che i progressi ci sono. E sono tangibili. Secondo Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo: “La qualità del nostro Sistema Sanitario è testimoniata dalla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, che presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE). E raggiungiamo questi risultati con minori investimenti: la spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL nel nostro Paese ha registrato un calo, passando dal 7% nel 2010 al 6,5% nel 2017, a fronte del 9,8% della media europea. Vi sono, però, ancora differenze regionali che devono essere superate, perché nessuno rimanga indietro e tutti possano accedere alle cure più efficaci indipendentemente dal luogo in cui vivono”.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Tumori: geni, terapie su misura e cellule intelligenti. I progressi de...