Tumori della pelle: come riconoscerli, prevenirli e curarli

Intervista alla dottoressa Licia Rivoltini, Ricercatrice AIRC, che ci spiega quali sono i segnali da non trascurare per una diagnosi precoce di melanomi e carcinomi

Il tumore della pelle rappresenta il 3% di tutti i tumori. Nel 2017 in Italia 14.000 persone, 7.300 uomini e 6.700 donne, hanno ricevuto una diagnosi di melanoma della cute. Purtroppo questi numeri sono in costante aumento: l’incidenza cresce ogni anno del 4,4% nella popolazione maschile e del 3% in quella femminile. Un dato positivo però c’è: nel nostro Paese la sopravvivenza a 5 anni per i melanomi cutanei è pari all’87% (Fonte dei dati: AIOM e AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2017) , ma molto dipende dallo stadio del tumore al momento della diagnosi: è fondamentale che sia precoce.

Per questo AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) nel solo 2018 ha destinato oltre 2,6 milioni di euro per 34 progetti e borse di studio nell’ambito del melanoma. Anche la prevenzione è fondamentale. Così BioNike, brand leader del settore dermocosmetico, è al fianco di AIRC con l’iniziativa Insieme al sole, nata per promuovere una corretta esposizione al sole e sostenere la ricerca sui tumori della pelle.

Per capire come difenderci e prevenire il cancro alla pelle, ci siamo rivolte alla dottoressa Licia Rivoltini, Ricercatrice AIRC, responsabile Unità di Immunoterapia dei Tumori Umani presso Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Tumori della pelle: come si possono riconoscere?
I tumori della pelle variano a seconda del tipo di cellula che va incontro a trasformazione tumorale: i melanomi originano dai melanociti (le cellule che producono la melanina, producono la “abbronzatura” quando ci esponiamo al sole e formano i nei), mentre i carcinomi sono generati dai cheratinociti e rappresentano una forma tumorale meno grave e più facilmente curabile rispetto al melanoma. Generalmente i carcinomi si accompagnano alla comparsa o al cambiamento di aspetto di qualche lesione o macchia sulla pelle. Per quanto riguarda il melanoma, il segno principale è il cambiamento nell’aspetto di un neo o la comparsa rapida di uno nuovo. Le caratteristiche di un neo che possono indicare l’insorgenza di un melanoma sono riassunte grazie alla sigla ABCDE: A come Asimmetria nella forma, B come Bordi irregolari e indistinti, C come Colore variabile, D come Dimensioni in aumento, E come Evoluzione del neo. Altri campanelli d’allarme sono un neo che sanguina, prude o si accompagna ad un nodulo o da un’area arrossata. In presenza di questi segni, è assolutamente necessario rivolgersi al dermatologo. È comunque utile, soprattutto per chi sia di “fototipo chiaro” (pelle chiara e poco abbronzabile, capelli e occhi chiari), o abbia molti nei o familiarità per il melanoma, sottoporsi a visite regolari di controllo in centri specializzati. Infatti, la diagnosi precoce e la rimozione del melanoma in fase iniziale porta nella stragrande maggioranza dei casi a cura completa della malattia.

Qual è l’incidenza di mortalità dei tumori della pelle?
I tumori cutanei non-melanoma sono tra i tumori più diffusi in assoluto ma sono tipici dell’anziano e, pur essendo maligni in senso stretto, sono generalmente controllabili e quindi meno pericolosi. Diverso è il caso del melanoma, che rappresenta la forma più aggressiva di tumore della pelle e sopratutto tende a colpire una popolazione più giovane, essendo il terzo cancro come incidenza in Italia nelle persone sotto i 50 anni, colpendo ogni anno circa 14.000 persone. Secondo i dati diffusi da AIOM e AIRTUM nell’ultima edizione de “I numeri del cancro in Italia”, nel 2014 i decessi per melanoma cutaneo sono stati 2.018 (1.245 uomini e 773 donne). Per questo motivo e per il ruolo cruciale che la diagnosi precoce ha nella cura di questa neoplasia, il melanoma rappresenta un tumore da prendere in considerazione nei programmi di prevenzione.

Come possiamo difenderci preventivamente dal melanoma?
Il principale fattore di rischio ambientale per il melanoma cutaneo è l’esposizione eccessiva alla luce ultravioletta, che può danneggiare il DNA dei melanociti, creare infiammazione e innescare la trasformazione tumorale. Per ridurre il rischio di sviluppare melanomi è fondamentale esporsi al sole con moderazione fin dall’età infantile, evitando le ustioni. Per questo motivo, le linee guida europee e internazionali consigliano di non esporsi al sole durante le ore più calde (tra le 10 e le 15), di indossare indumenti, cappelli e occhiali da sole, di usare creme protettive adeguate al proprio tipo di pelle, applicandole più volte. Si consiglia anche di evitare lampade o lettini abbronzanti. I neonati e i bambini piccoli non dovrebbero essere esposti alla luce diretta del sole: il processo di trasformazione tumorale è molto lungo e spesso può derivare da un’alterazione che è avvenuta in età pediatrica.
Sottolineo inoltre come sia necessario controllare periodicamente l’aspetto dei propri nei, sia consultando il dermatologo, sia autonomamente o con l’aiuto di un familiare, seguendo la regola ABCDE.

Quali sono le cure attuali?
Il melanoma in fase iniziale si cura con la chirurgia e la rimozione della lesione. Se lo stadio è veramente precoce, questa manovra è sufficiente. Se invece lo “spessore” del melanoma supera un certo livello, viene successivamente rimosso anche il linfonodo che si trova nelle vicinanze (linfonodo sentinella) per controllare se contenga cellule tumorali. Nel caso, la malattia può ancora essere guarita nella maggior parte dei casi da questa chirurgia. Una piccola percentuale di pazienti può però avere una malattia aggressiva, che tende a metastatizzare ed a diffondersi nell’organismo. A questo punto la chirurgia non basta più e dobbiamo utilizzare altre strategie. Fino a qualche anno fa non c’erano purtroppo terapie efficaci per il melanoma metastatico, ma la situazione ora è drasticamente cambiata. Infatti abbiamo adesso due nuovi trattamenti che possono controllare la malattia anche per molti anni, ed addirittura portare a guarigione, anche se in rari casi. Si tratta di particolari farmaci che agiscono su mutazioni di geni specifici (i cosiddetti inibitori di BRAF e MEK), o di una nuova generazioni di molecole immunoterapeutiche note come inibitori dei checkpoint immunologici. Per quanto non efficaci in tutti i pazienti, questi farmaci hanno veramente trasformato una malattia quasi incurabile fino a qualche tempo fa in una che può essere controllata per molto tempo e, in casi fortunati, forse anche guarita.

Può spiegarci cos’è l’immunoterapia oncologica e a cosa serve?
Gli ultimi anni hanno testimoniato una reale rivoluzione nella terapia oncologica, che vede il nostro sistema immunitario trasformarsi in un vero e proprio trattamento anti-cancro. Difatti, abbiamo ormai farmaci approvati in diversi tumori (tra cui melanoma, ma anche tumore del polmone, del rene, della vescica ed altri) che basano la loro efficacia sulla stimolazione del sistema immunitario. Le nostre difese sono in grado di riconoscere il tumore ma non riescono ad eliminarlo perché il tumore stesso riesce a “spegnere” le risposte anti-cancro. La grande scoperta di questi anni è stata capire come questo avvenga: così si sono identificati gli “interruttori” con cui il sistema immunitario viene spento (i cosiddetti Immune Checkpoint) e sono stati disegnati degli anticorpi per bloccarli. Così le nostre difese restano sempre “accese” e distruggono il tumore. E lo fanno con gli stessi meccanismi con cui distruggono virus e batteri,mantenendo la protezione per lungo tempo. Così quando questi farmaci funzionano, il paziente può essere addirittura guarito. Però molto resta ancora da fare, perché solo un paziente su 3 o su 4 risponde al trattamento, e quindi ora stiamo cercando di capire perché e come alzare questi numeri.

Quali sono gli obiettivi dello studio “AGILITY” sostenuto da AIRC?
Lo studio “AGILITY” sostenuto da AIRC, insieme al progetto DigesT della Comunità Europea, partirà a breve all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e ha l’obiettivo di valutare se un cambiamento dello stile di vita (attraverso un intervento alimentare o l’introduzione di esercizio fisico moderato), stimoli le risposte immunitarie nei pazienti con tumore iniziale. Si tratta di uno sforzo importante, che mette in campo una vera squadra multidisciplinare, tra oncologi, immunologi, chirurghi, nutrizionisti e medici dello sport, e che permetterà nel giro di pochi anni di studiare quanto il nostro sistema immune possa diventare l’alleato di ogni giorno nella lotta contro il cancro.

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