Cure per il tumore al seno, in arrivo nuove terapie

Con gli anticorpi monoclonali, le terapie per il tumore al seno diventano sempre più mirate

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Arrivare presto è fondamentale, con lo screening e la diagnosi precoce. Poi la parola passa al team oncologico, a partire dal chirurgo per giungere fino all’oncologo medico e al radioterapista.

Il percorso di chi si trova ad affrontare il tumore al seno inizia con il riconoscimento più rapido possibile del “nemico” e poi con le terapie, che col tempo diventano sempre più efficaci e mirate, oltre che attente alla qualità della vita. Senza dimenticare che le buone abitudini, prima tra tutte una regolare attività fisica, possono essere di grande aiuto per chi è in cura.

Farmaci intelligenti e più attenti alla qualità di vita

La ricerca va avanti. Nel prossimo futuro, ad esempio, l’associazione di due anticorpi monoclonali da somministrare con una semplice iniezione sottocutanea potrebbe diventare realtà. La Commissione Europea ha approvato l’associazione a dose fissa di pertuzumab e trastuzumab con ialuronidasi, somministrata per via sottocutanea per il trattamento del carcinoma mammario in fase precoce e metastatica HER2-positivo.

La soluzione terapeutica è disponibile come fiala monodose da iniettare per via sottocutanea e consente un trattamento più veloce di oltre il 90% rispetto alla somministrazione per via endovenosa della terapia standard con pertuzumab e trastuzumab. Inoltre, per quasi una donna su cinque che presenta questa caratteristica delle cellule tumorali, appunto la positività dell’HER2, si avvicina la disponibilità di trastuzumab deruxtecan, un anticorpo monoclonale coniugato anti-HER2.

Insomma: sempre di più si stanno facendo strada nuove prospettive di cura, che si aggiungono a quelle già disponibili, cui si aggiungerà in futuro anche l’immunoterapia, sempre con la necessità di ottimizzare caso per caso l’approccio di cura. Per ogni donna, infatti, bisogna trovare il trattamento più indicato, che viene guidato soprattutto dalle caratteristiche stesse del tumore.

In termini generali, la forma più comune è il tumore della mammella positivo ai recettori ormonali: se questi sono presenti, l’unità maligna ha stimoli che le consentono di replicarsi e riprodursi meglio. La presenza di questi recettori viene solitamente considerata in base alla loro quantità: se il loro numero è più elevato, infatti, l’azione sullo sviluppo cellulare è maggiore. In genere in circa due casi su tre di tumore la patologia si presenta con queste caratteristiche, sia pure se con “quantità” diverse.

Diversa è la situazione in caso di positività ad HER-2. Il tumore in questo caso è caratterizzato dalla produzione in eccesso di un gene che viene “espresso” in quantità eccessive: questo si comporta come un recettore ed è presente sulla membrana esterna delle cellule patologiche. In questo senso la positività all’ HER-2 (HER2+) diventa una caratteristica del tumore: in media circa un caso su quattro dei tumori ha queste caratteristiche. Ovviamente la presenza dei recettori non è sempre così specifica per cui è possibile avere anche una doppia sensibilità.

Esiste infine una terza possibilità, ovvero l’assenza totale di recettori. Questa situazione si verifica nel tumore triplo-negativo: in questo caso le cellule tumorali sono negative sia ai recettori ormonali che all’HER-2. Mediamente circa il 15 per cento delle lesioni presenta queste caratteristiche: il quadro è più comune nelle donne giovani.

Il valore del movimento

Scegliete l’attività che più vi piace, magari non limitandovi, visto il momento, a corsa, cyclette, esercizi a corpo libero. In questo modo aggiungerete una vera e propria “terapia di supporto” alle cure indicate dall’equipe di specialisti che vi segue. Ciò che conta, in ogni caso, è non sfiancarsi occasionalmente, perché prese da “sacro fuoco” del movimento, quanto piuttosto ricordare che l’attività fisica deve intensa e regolare, ripetuta almeno tre volte a settimana.

Questo è il consiglio che viene dagli esperti. L’effetto è simile a quanto si ottiene con alcuni farmaci ormonali e in più il movimento regolare aiuta la donna a controllare meglio il peso. Combattere l’obesità è utile non solo per chi è in cura, ma anche per prevenire il tumore. Quindi il consiglio è valido davvero per tutte le donne.

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