Tumore al seno, quando si può evitare la chemioterapia

Come rivelato da una recente revisione sistematica, le terapie ormonali e i farmaci a bersaglio molecolare possono rivelarsi molto efficaci

Le donne con tumore al seno metastatico possono evitare il ricorso alla chemioterapia, trattamento notoriamente molto pesante sia a livello fisico, sia dal punto di vista psicologico.

Questa è la principale conclusione di una meta-analisi e di una revisione sistematica condotte da un team scientifico internazionale ma coordinato da alcuni esperti dell’Università Federico II di Napoli. I dettagli di questa importantissima ricerca sono stati pubblicati sulle pagine delle rivista scientifica Lancet Oncology.

Gli studiosi che hanno portato avanti questo lavoro hanno preso in considerazione 140 studi scientifici e visionato i dati di oltre 50mila donne. Analizzando questa amplissima mole di informazioni sanitarie è stato possibile scoprire che, sia la terapia ormonale sia la combinazione tra quest’ultima e i farmaci a bersaglio molecolare (inibitori di CDK4/6), non hanno nulla da invidiare alla chemioterapia per quel che concerne gli effetti sulla progressione della neoplasia. I primi due approcci sono però molto più tollerati dal corpo.

Come dichiarato dalla Dottoressa Lucia del Mastro, tra le autrici dello studio e a capo della Breast Unit dell’Ospedale San Martino di Genova, si tratta di un risultato molto importante in quanto si confrontano per la prima volta dal punto di vista dell’efficacia il trattamento chemioterapico e quello ormonale.

Sempre a detta della Del Mastro, i risultati della meta-analisi e della revisione sistematica confermano quanto stabilito da tempo dalle linee guida internazionali, che raccomandano il ricorso iniziale alle terapie ormonali e, quando possibile, la scelta di posticipare la chemioterapia.

Gli esperti che hanno gestito questo imponente lavoro hanno scoperto che le alternative alla chemioterapia risultano efficaci – si parla più precisamente di anni di sopravvivenza senza il problema della progressione della neoplasia – soprattutto nelle pazienti affetti da cancro al seno metastatico di tipo HR+ ed HER2-.

I dati analizzati, ricavati considerando la letteratura medica presente su Pubmed, Embase, Cochrane Central Register of Clinical Trials, Web of Science ma anche sugli archivi web delle più importanti conferenze internazionali di oncologia, permettono di confermare i vantaggi di una scelta che comporta molti meno effetti collaterali per le pazienti.

Ora, come auspicato dagli autori stessi dello studio, si spera che questi risultati possano invertire la tendenza corrente, che vede ancora la chemioterapia come principale pratica clinica per il trattamento del tumore al seno.

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