Tumore al polmone, individuata la cura che triplica la sopravvivenza

I risultati dello studio internazionale IMpower 131 mettono in primo piano gli effetti positivi dell'immunoterapia

Diecimila diagnosi ogni anno: ecco i numeri, preoccupanti, del tumore al polmone a cellule squamose in Italia.

La neoplasia in questione è a dir poco insidiosa e difficile da trattare in quanto priva di quei bersagli molecolari essenziali per l’efficacia dei farmaci biologici oggi sempre più utilizzati in campo oncologico. La situazione potrebbe però cambiare presto grazie ai risultati dello studio internazionale IMpower 131.

Il lavoro scientifico in questione, coordinato dagli esperti del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’AUSL della Romagna, è stato presentato ieri a Barcellona durante la ventesima edizione della World Conference on Lung Cancer. I professionisti che l’hanno condotto hanno scoperto che, combinando l’approccio immunoterapico (si parla nello specifico dell’assunzione di Atezolizumab) e la chemioterapia, il tumore metastatico rallenta la sua progressione in tutti i pazienti.

Entrando nello specifico, ricordiamo che il 29% dei pazienti trattati con la combinazione di immunoterapia e chemioterapia ha palesato un rischio ridotto di peggioramento della condizione. Minore è risultato anche quello di decesso. Si parla ovviamente di un confronto con i risultati dei soggetti che sono stati invece trattati solamente con farmaci chemioterapici.

Il Dottor Federico Cappuzzo, Direttore del citato dipartimento e autore senior dello studio, ha commentato questo importantissimo risultato sottolineando il raddoppio della mediana di sopravvivenza nei soggetti con alti valori relativi alla proteina PDL – 1, ossia il principale bersaglio del farmaco immunoterapico Atezolizumab (questo anticorpo monoclonale può essere prescritto in Italia dal mese di luglio del 2018 ed è sul mercato con il nome commerciale Tecentriq). Cappuzzo ha altresì fatto presente che i livelli alti di questa proteina sono realtà per il 20/25% dei pazienti, motivo per cui è sempre più cruciale la fase di selezione.

Lo studio che ha permesso di raggiungere questi esiti è stato condotto monitorando la situazione di 1021 pazienti con diagnosi di tumore squamoso al polmone. Il campione è stato diviso in tre gruppi. Uno di questi è stato trattato con i soli farmaci chemioterapici, mentre agli altri due sono stati somministrati anche presidi di natura immunoterapica.

A fronte di tassi di sopravvivenza generali non molto diversi tra i vari gruppi, nei pazienti con alta espressione della proteina PDL – 1 è stato riscontrato un tasso di sopravvivenza maggiore di 13 mesi.

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