Tumore al pancreas, trovata cura che dimezza la progressione

Il farmaco olaparib è in grado di provocare la morte delle cellule tumorali. Tra i più pericolosi, questo tumore, presenta un rischio di mortalità molto alto

Il tumore al pancreas è una patologia molto difficile da trattare, dinanzi alla quale si hanno davvero poche alternative terapeutiche.

Tale quadro – che in Italia ha visto più di 13.000 nuovi casi nel solo 2018 – sembra essere vicino a una svolta, grazie alla scoperta di una terapia innovativa, in grado di tenere sotto controllo la progressione di questo cancro metastatico.

Il trattamento in questione si basa sulla somministrazione di un farmaco, noto con il nome di olaparib. I suoi effetti sono stati indagati, nel corso di uno studio presentato, durante i lavori del recente congresso dell’American Society of Clinical Oncology.

Secondo le evidenze del progetto di ricerca Polo, l’olaparib è in grado di dimezzare la crescita della massa tumorale, in pazienti con cancro al pancreas metastatico. Gli studiosi hanno fatto indagini, in particolare su soggetti con questa tipologia di tumore e affetti da mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2.

Il farmaco, che palesa la sua efficacia soprattutto su pazienti trattati con farmaci chemioterapici a base di platino, abbassa quasi del 47% circa il rischio di progressione del tumore al pancreas, attualmente compreso tra quelli a più alta mortalità.

Entrando nel dettaglio dei risultati si ricorda che, dopo due anni di somministrazione del farmaco olaparib, il 22% dei pazienti, coinvolti nello studio, hanno risposto positivamente (una buona percentuale, se confrontata con la risposta positiva del 9% circa dei soggetti trattati con placebo).

Come già detto, questa terapia vede come candidati principali pazienti con mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. Fino a poco tempo fa associate solo al cancro al seno – ragione che ha portato Angelina Jolie a scegliere la mastectomia preventiva – e a quello all’ovaio, sono ora notoriamente correlate anche al tumore alla prostata e a quello al pancreas.

I pazienti, con queste mutazioni, rappresentano circa il 7% del totale di quelli affetti da tumore pancreatico. Questo non toglie nulla all’importanza dello studio che, per la prima volta, mette in primo piano l’efficacia di una terapia anti tumorale basata su marker biologici. In questo caso si tratta di mutazioni genetiche che possono interferire con i processi riparativi del DNA.

In situazioni di questo genere, il farmaco olaparib fa in modo che la cellula tumorale non riesca più a correggere le sue alterazioni, portandola così alla morte e rallentando la crescita della neoplasia.

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