Tumore al seno: la ricerca di nuove cure per le forme più aggressive

Per il mese di ottobre torna il Nastro Rosa incompleto della Fondazione AIRC contro le forme più aggressive di tumore al seno

Con ottobre torna la campagna di AIRC contro il tumore al seno, il cui simbolo è un nastro rosa incompleto, per rappresentare l’urgenza di trovare nuove cure per le donne colpite dalle forme più aggressive della malattia.

I progressi della ricerca per la diagnosi e la cura del cancro al seno hanno portato oggi fino all’87% la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi. L’attenzione deve però rimanere alta perché la malattia colpisce circa 55.000 donne in Italia ogni anno, una su otto nell’arco della vita, confermandosi come il tumore più diffuso nel genere femminile.

La ricerca contro le forme più aggressive di tumore al seno

Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, con le sue ricercatrici e i suoi ricercatori, punta ancora una volta l’attenzione sull’urgenza di trovare nuove cure per chi deve affrontare le forme più aggressive, come il tipo triplo negativo, che colpisce soprattutto in giovane età, e il carcinoma mammario metastatico, che riguarda circa 37.000 donne solo nel nostro Paese.

È una sfida difficilissima, che AIRC ha voluto rappresentare visivamente con un nastro rosa incompleto, che richiede l’impegno di tutti per essere colorato interamente. Richiede l’impegno delle donne, che devono sottoporsi agli screening e agli esami di controllo raccomandati per la diagnosi precoce; richiede l’impegno dei ricercatori, al lavoro per mettere a punto nuove terapie; e richiede l’impegno dei sostenitori, che con le loro donazioni permettono alla ricerca di non fermarsi mai.

Un appello che diventa ancora più urgente ora che stanno emergendo gli effetti della pandemia da COVID-19 sui programmi di screening. Alcuni ricercatori hanno stimato che nel 2020 in Italia, nei soli tre mesi di lockdown, circa 10.000 pazienti potrebbero non aver ricevuto una diagnosi precoce di tumore al seno, un numero che sale a 16.000 comprendendo il trimestre successivoUn ritardo che deve essere colmato al più presto, per ridurre il numero di diagnosi in stadi più avanzati della malattia.

Monumenti illuminati di rosa

La campagna internazionale contro il tumore al seno ha preso il via in Italia con Fondazione AIRC e The Estée Lauder Companies Italia, che la sera del 30 settembre hanno illuminato in rosa la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano per la Breast Cancer Campaign.

 Dal primo ottobre è la volta di centinaia di palazzi comunali e monumenti in tutto il Paese, che si accenderanno grazie alla collaborazione fra AIRC e ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani: dal Palazzo Senatorio, sede del municipio di Roma, alla Mole Antonelliana di Torino, da Palazzo Balbi a Venezia all’Arena di Verona, dalla fontana di Piazza de Ferrari di Genova al Palazzo del Podestà di Bologna, dal Palazzo degli Elefanti di Catania alla Torre degli Sciri di Perugia, fino al Palazzo della Regione a Trieste e molti altri.

La testimonianza di Beatrice

Beatrice sa quanto siano importanti la ricerca e la prevenzione. Aveva 17 anni quando perse la mamma per un tumore al seno, ma il ricordo è indelebile ancora oggi: “Era bellissima, ma la malattia la deturpò nel fisico e nell’anima perché 40 anni fa non c’erano le cure di oggi e il clima era di totale pessimismo. Di disperazione”.

Da allora programma esami e visite periodiche di controllo finché nel 2009 nota un piccolo nodulo e riceve la diagnosi tanto temuta: tumore al seno. Sapevo però che la ricerca aveva sviluppato cure sempre più specifiche e personalizzate e questo mi ha consentito di affrontare il percorso difficile con maggior fiducia”.

Si sottopone a una quadrantectomia e a cicli di chemioterapia, che affronta con determinazione, continuando a praticare sport e a ballare il flamenco. “La malattia mi ha aiutato a vivere la vita con più positività, a goderla fino in fondo con fierezza e praticando molto sport. Il flamenco insegna un atteggiamento di sfida che ho applicato anche a tutto il percorso della malattia, cambiando persino l’atteggiamento verso me stessa. Prima ero molto più timida e non ero mai fiera di sentirmi donna: ora vivo la mia femminilità con piena consapevolezza”.

Sfide e risultati della ricerca

Oggi abbiamo diagnosi sempre più precoci, accurate e accessibili a un numero più ampio di donne, trattamenti più mirati, efficaci e tollerabili. Quella contro il tumore al seno resta tuttavia una delle sfide più importanti per la ricerca, che insegue risposte per le donne che non rispondono alle terapie disponibili. Grazie alla fiducia dei suoi sostenitori, Fondazione AIRC nel 2021 ha destinato 14,3 milioni di euro a 156 progetti di ricerca e borse di studio in questo ambito.

Tra questi il progetto di Ernestina De Francesco presso l’Università degli Studi di Catania (Ospedale Garibaldi Nesima), volto della campagna in rappresentanza di tutti i ricercatori AIRC impegnati contro il tumore al seno.

La dottoressa De Francesco è una giovane ricercatrice rientrata da Manchester a Catania per studiare il tumore mammario in correlazione alle malattie metaboliche, grazie a uno Start-Up Grant, un tipo di finanziamento che AIRC riserva ai giovani ricercatori di talento che intendono tornare in Italia e aprire un proprio laboratorio di ricerca.

“Il fatto di aver portato la mia Start-Up Unit a Catania mi rende molto orgogliosa e ottimista per il futuro, come donna e ricercatrice impegnata nella lotta ai tumori femminili sono estremamente determinata a raggiungere obiettivi importanti dal punto di vista clinico.

La mia ricerca punta a bloccare uno specifico recettore, chiamato RAGE, coinvolto nella cosiddetta infiammazione cronica di basso grado, comune nelle persone con squilibri del metabolismo come iperglicemia, diabete e obesità. Sono quasi il 20 per cento di tutte le pazienti affette da tumore al seno, e corrono più rischi della media di un’evoluzione infausta del tumore.

Noi ricercatori di AIRC abbiamo nelle mani la fiducia di tante persone e abbiamo il compito di trasformarla in una speranza concreta per i pazienti. Sono fortunatissima perché la ricerca è la mia passione, e io non riesco neanche a immaginarmi impegnata in un altro lavoro”.

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