Tumore al seno, attività fisica come prevenzione

L'attività fisica è una strategia di prevenzione primaria contro il tumore al seno. E ha effetti benefici anche in donne già operate

Gli effetti benefici legati all’attività fisica sono ormai ben noti alla maggioranza della popolazione generale e medici ed altri specialisti nel campo di alimentazione e sport continuano costantemente a promuovere l’esercizio fisico soprattutto come arma preventiva nei confronti di patologie cardiovascolari ed oncologiche.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato come un’attività fisica costante giochi un ruolo importante nella prevenzione di vari tipi di tumore, in particolare il tumore del colon-retto e il tumore al seno. Pertanto, almeno per questi tipi di tumore, l’attività fisica può essere considerata come una strategia di “prevenzione primaria”, vale a dire una strategia in grado di ridurre o evitare l’esposizione ad alcuni fattori di rischio per l’insorgenza dei tumori e quindi in grado di evitare l’insorgenza dei tumori stessi.

Attività fisica contro gli accumuli di grasso

Tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di tumori, e nello specifico di cancro al seno, troviamo l’obesità. Diversi studi clinici hanno dimostrato che il sovrappeso e l’obesità, caratterizzati rispettivamente da un indice di massa corporea (BMI) compreso tra 25 e 30 Kg/m2 e superiore a 30 Kg/m2, sono correlati ad un aumentato rischio di sviluppo di tumore al seno.

Intervenire modificando il proprio stile di vita (seguire un’alimentazione varia ed equilibrata e svolgere attività fisica costante) permette di ridurre il peso corporeo, e di conseguenza il BMI, e di determinare una ricomposizione corporea diminuendo gli accumuli di adiposità soprattutto a livello addominale, generando così una serie di effetti benefici globali sull’organismo che hanno dimostrato essere importanti nel ridurre sia il rischio di sviluppo di tumore al seno sia il rischio di recidiva in donne già operate, aumentando così la sopravvivenza.

Effettuare un’attività fisica moderata o intensa mette in atto una serie di processi endocrinologici, immunologici e metabolici. In particolare una diminuzione del peso corporeo e del tessuto adiposo viscerale riduce la resistenza insulinica, riduce uno stato infiammatorio cronico, e determina una riduzione dei valori di estrogeni e progesterone circolanti. Vale a dire che si riducono tutti quei fattori che concorrono ad aumentare il rischio di sviluppare un tumore alla mammella, soprattutto nelle donne in post-menopausa.

In particolare l’attività fisica contribuisce ad evitare lo sviluppo della cosiddetta sindrome metabolica, condizione clinica caratterizzata dalla presenza di almeno tre dei seguenti fattori: diabete mellito di tipo II, ipertensione arteriosa, bassi livelli di colesterolo HDL, alti livelli di trigliceridi e una circonferenza della vita superiore a 88 cm nella donna. La correlazione tra presenza di sindrome metabolica ed incremento del rischio di sviluppare un cancro al seno è ormai dimostrata e nota da tempo.

Tumore al seno, non solo prevenzione

Da uno studio prospettico inglese è emerso che lo svolgimento di attività fisica è correlato ad una diminuzione del rischio di sviluppare un tumore al seno circa del 21% nelle donne non ancora in menopausa e del 16% nelle donne in post-menopausa.

Ma i benefici dell’attività fisica non si limitano alla sfera preventiva. I suoi effetti positivi, come già accennato precedentemente, sono noti anche in donne già operate per tumore al seno per prevenire recidive di malattia.

I ricercatori americani hanno esaminato i dati di 16 diversi studi clinici  ed hanno dimostrato che donne sopravvissute a un cancro al seno che hanno effettuato costantemente un’attività fisica di media/alta intensità avevano un rischio di mortalità correlato alla patologia e un rischio di mortalità globale (non correlato al tumore al seno, ma per qualsiasi causa) rispettivamente del 29% e del 43% in meno rispetto a donne sopravvissute al tumore al seno che non hanno effettuato alcun tipo di attività fisica dopo la diagnosi e i trattamenti.

Gli effetti della attività fisica

Schematicamente i più importanti effetti positivi dell’attività fisica sul nostro organismo sono rappresentati da: abbassamento della pressione sanguina, riduzione del rischio di diabete di tipo II e di malattie cardiovascolari, riduzione dello stress ossidativo cellulare responsabile dei processi di cancerogenesi, e diminuzione dei livelli di cortisolo, l’ormone coinvolto nello stress.

L’attività fisica inoltre aumenta la produzione di dopamina e serotonina, i cosiddetti “ormoni della felicità”. Molte donne che stanno affrontando o hanno affrontato un percorso terapeutico in seguito alla diagnosi di tumore al seno necessitano di un supporto psicologico o psicoterapeutico per il forte impatto che la diagnosi ha avuto sia a livello fisico che a livello psichico. L’aumentata produzione di questi neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso centrale determina una riduzione di ansia e depressione, migliora il tono dell’umore e il benessere psichico.

Altro importante effetto dell’attività fisica è la riduzione della fatigue, condizione caratterizzata da uno stato di intensa stanchezza causato dai trattamenti chemioterapici a cui spesso devono sottoporsi donne che hanno ricevuto diagnosi di carcinoma mammario.

Attività aerobica e anaerobica

Ma cosa si intende quando si parla genericamente di attività fisica? Innanzitutto bisogna distinguere l’attività aerobica da quella anaerobica.

L’attività aerobica, definita anche attività cardiovascolare, è un’attività a bassa intensità e lunga durata. L’attività anaerobica invece è un’attività di potenza che ha lo scopo di ottenere il massimo sforzo in un breve lasso di tempo. Le attività aerobiche principali e più conosciute sono la camminata, la corsa, il ciclismo, lo scii, il nuoto, il tapis roulant e la cyclette. Le attività anaerobiche invece sono rappresentate dai salti, corsa veloce e sollevamento pesi (anche piccoli carichi).

Mentre l’attività fisica aerobica induce effetti benefici soprattutto sull’apparato cardio-vascolare determinando un abbassamento dei valori della pressione sanguigna, incrementando la funzionalità contrattile del cuore e rafforzando i muscoli della respirazione, l’attività anaerobica rafforza l’apparato muscolo-scheletrico incrementando la forza e la potenza di muscoli, legamenti e tendini, articolazioni ed ossa.

Tale attività ha dimostrato essere efficace nella prevenzione dell’osteoporosi, condizione caratterizzata da una modifica della struttura ossea a cui possono andare incontro pazienti operate per tumore al seno e sottoposte ad alcuni tipi di terapia ormonale adiuvante (in particolare inibitori delle aromatasi), determinando una maggior fragilità ossea e di conseguenza un maggior rischio di fratture. L’allenamento con pesi (anche piccoli sovraccarichi) è in grado di indurre delle sollecitazioni a carico della struttura ossea e in particolare degli osteoblasti i quali aumentano la produzione di matrice ossea.

Vengono però sconsigliate attività troppo estreme come il body building che risultano eccessivamente usuranti soprattutto a livello articolare. Inoltre per questo tipo di attività è raccomandabile affidarsi a personale esperto per verificare che non vi siano controindicazioni soggettive allo svolgimento di alcuni esercizi e per poterli eseguire nella maniera più corretta in modo da evitare eventuali infortuni.

In termini generali si consiglia di eseguire attività aerobica per almeno 30-40 minuti al giorno 3 volte alla settimana (per un allenamento complessivo settimanale di almeno 150 minuti di attività moderata o 75 minuti di attività intensa). Uno degli esercizi migliori da mettere in pratica è la camminata a passo veloce, oppure in alternativa un’altra attività efficace è la pedalata in bicicletta o tramite cyclette.

Purtroppo ad oggi sono ancora troppo poche le donne e soprattutto le pazienti che seguono i consigli medici riguardanti l’attività fisica che deve perciò continuare ad essere incentivata, anzi che dovrebbe essere prescritta al pari di un qualsiasi altro medicinale: “Ecco la sua terapia domiciliare Signora Rossi: Camminata a passo veloce 30 minuti al giorno almeno tre volte alla settimana”.

di Lucia Del Mastro, Professoressa di oncologia e Maria Grazia Razeti, medico specializzando in oncologia  – Università degli Studi di Genova

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