Le troppe gravidanze “affaticano” il corpo?

Una ricerca condotta all'Università della Pennsylvania ha studiato l'invecchiamento del corpo in base alle gravidanze sostenute dalle donne

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Avere figli è bellissimo e protegge, in termini di salute, da diverse forme tumorali, prima tra tutte quella al seno. Ed anche allattare è un’esperienza fantastica, con il rapporto tra madre e figlio che si fa anche fisicamente più stretto ed intenso.

Ma vi siete mai chieste se avere molti figli in qualche modo possa “affaticare” l’organismo, che si trova costretto a fornire veri e propri supplementi di energia? A questa domanda risponde un’interessante ricerca apparsa su Scientific Reports, condotta all’Università Statale della Pennsylvania, che in qualche modo equipara un numero eccessivo di parti con la totale assenza di gravidanze sul fronte dei meccanismi ormonali che si instaurano e sui processi di invecchiamento per il fisico.

Si tratta, vale la pena di ricordarlo, di uno studio da prendere con le pinze, visto che rileva solamente un’associazione tra gravidanze e salute nella terza età ma non indica un rapporto causa-effetto chiaro. In ogni caso l’ideale, stando allo studio, sarebbe avere tre o quattro figli.

Attenzione: non stiamo parlando di elementi estetici, ma di “affaticamento” che il fisico può pagare negli anni. E va detto che questi possibili effetti si manifesterebbero esclusivamente dopo la menopausa. Un “identikit” della salute La ricerca, davvero originale nel suo genere, ha preso in esame le informazioni relative a quasi 4500 donne che sono state incluse in una grande banca dati, chiamata National Health and Nutrition Examination Survey.

Grazie all’analisi di questa grande sorgente di informazioni, è stato possibile “ricostruire” non solo la vita riproduttiva delle donne ma anche l’eventuale passaggio nell’età della menopausa considerando una serie di indicatori sicuramente utili, come ad esempio il buon funzionamento del fegato e dei reni, eventuali deficit nella funzione immunitaria che difende il corpo dalle infezioni o fa sviluppare patologie autoimmuni, i parametri infiammatori, un eventuale stato di anemia.

In questo modo, in pratica, gli scienziati americani sono riusciti a definire una sorta di “percorso” di salute nel corso della vita ed hanno quindi correlato i quadri osservati con il numero di gravidanza, fino a disegnare l’età “biologica” delle donne studiate.

I risultati della ricerca sono sicuramente interessanti, visto che disegnano una sorta di “U” in termini di invecchiamento biologico in relazione al numero di neonati delle donne in esame. In pratica, infatti, si è visto che tanto le donne che non avevano avuto figli o comunque avevano limitato a uno-due “eredi” le proprie gravidanze (stiamo parlando sempre di nati vivi) mostravano un percorso di invecchiamento dell’organismo simile a quelle che invece avevano avuto cinque o più figli, anche considerando eventuali variabili sociali come lo stato di educazione e il bilancio economico della famiglia.

Si tratta, vale la pena di dirlo, di una semplice osservazione statistica: non è infatti compreso il rapporto causa-effetto tra le due situazioni. Gli effetti si vedono in terza età. Sia chiaro: le donne in età fertile sono protette da quello che viene definito “ombrello” estrogenico, una sorta di copertura nei confronti di processi di invecchiamento e di alterazioni del metabolismo che rischiano di manifestarsi in menopausa.

Ed è proprio questo il processo che avverrebbe con gli ormoni che “annullano” in età giovane-adulta i processi di invecchiamento. Gli effetti delle mancate gravidanze e dell’eccessiva prole, quindi, sull’invecchiamento del corpo compaiono solo dopo che il flusso degli ormoni si modifica con l’età menopausale.

Al momento, insomma, tutto questo ragionamento rimane un punto interrogativo da chiarire. E la ricerca americana aggiunge un ulteriore tassello al puzzle delle conoscenze che deve ancora essere completato.

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