Trombosi, come prevenire il “tappo” che blocca la circolazione

Le malattie da trombosi colpiscono il doppio dei tumori e sono l'evento più probabile dopo i 65 anni. Come riconoscerle e prevenirle

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Se ne parla tanto, in questi giorni, di trombosi. Ma è una condizione cui bisognerebbe pensare tutto l’anno, soprattutto in chiave di prevenzione perché giocare d’anticipo dipende da noi. E l’informazione è alla base della sfida ai coaguli che possono bloccare vene e arterie, creando veri e propri sconquassi capaci di portare a infarto, ictus, embolia polmonare, problemi alla circolazione delle gambe e altro.

Lo ricorda ALT (Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari) Onlus, in vista della Giornata Nazionale dedicata a questa condizione per sensibilizzare su questa condizione del 21 aprile. E lo fa attraverso le vicende di chi ha avuto questo problema, che può comparire anche nei giovani. L’obiettivo è conoscere, perché nessuno possa dire un giorno “io non lo sapevo!”

Giocare d’anticipo è fondamentale

Le malattie da trombosi colpiscono in Italia 600mila persone ogni anno: si chiamano infarto, ictus cerebrale, embolia polmonare, trombosi delle vene e delle arterie – spiega Lidia Rota Vender, Presidente di ALT. Colpiscono il doppio dei tumori, sono l’evento più probabile dopo i 65 anni, e possono interessare anche i giovani e i bambini, persino i neonati. Si possono evitare in un caso su tre, si possono sospettare e curare: le esperienze di chi ha già avuto un incontro ravvicinato con una malattia da trombosi possono insegnare molto, a tutti. La Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi è dedicata alla diffusione della conoscenza sui sintomi che non dobbiamo trascurare o sottovalutare per evitare le malattie da trombosi, raccontati da chi li ha vissuti in prima persona e ora vuole condividere la propria storia”.

Attraverso le vicende dei pazienti, anche giovani, si arriva a capire che un episodio di questo tipo può davvero cambiare la vita di una persona. E appare chiaro come pensare a questa evenienza è basilare, anche per non perdere tempo con le cure.

“In molti casi la trombosi si cura, quando la si conosce, ma in altri casi si perde involontariamente tempo, e il ritardo nel sospettare la trombosi e nel curarla lascia conseguenze che a volte cambiano davvero la vita condizionandone la qualità – segnala l’esperta. Sappiamo quali sono i meccanismi della trombosi e quali sono i sintomi che devono allertarci e far sospettare una trombosi, ma non tutti hanno questo privilegio. Perché conoscere la trombosi e i suoi sintomi significa permettere di aggredire questo evento senza perdere tempo e impedirne le conseguenze a lungo termine”.

Conoscere significa proteggersi

Il messaggio di ALT è chiaro. Dobbiamo sapere di più sulla circolazione del sangue. Se si crea un trombo nelle vene della gamba si possono liberare piccoli frammenti capaci di ostruire le arterie del polmone, facendo nascere l’embolia polmonare. Possono comparire difficoltà a respirare, strisce di sangue nel catarro,  dolore acuto si manifesta alla schiena, sensazione di perdere i sensi.

Se si “ostruisce” il flusso di sangue ed ossigeno nelle coronarie si può andare incontro all’infarto e se questo avviene nelle arterie delle gambe si è costretti a fermarsi spesso, camminando, per il dolore. Nel cervello, infine un mal di testa lancinante, che non passa con gli antidolorifici, deve mettere in guardia. In molti casi questi fenomeni sono legati anche alle nostre cattive abitudini, come sedentarietà, dieta poco sana, fumo, scarso controllo dei rischi per cuore e circolazione. Per questo è importante sapere che grazie ad un corretto stile di vita possiamo fare molto in termini preventivi.

“Lo stile di vita aiuta a ridurre la probabilità di trombosi e delle sue conseguenze: tutti sappiamo che cosa vuol dire stile di vita – conclude l’esperta”.

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