Tosse, come comportarsi quando diventa cronica

La tosse cronica ha un forte impatto sulla vita di chi ne soffre. E in tempo di Covid-19 può diventare un problema sociale

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Rovina il sonno, disturba la vita di ogni giorno, crea ansia perché fa pensare ad una patologia complessa. In tempo di Covid-19, tossire molte volte durante il giorno e durante la notte, poi, può diventare addirittura un problema sociale. La tosse cronica ha un forte impatto, sia a livello fisico che psicologico, sulla vita di chi ne soffre, tanto che il 45% dei pazienti ha dovuto modificare il proprio stile di vita a causa di questo disturbo. A dirlo è una ricerca condotta da Kantar Health proprio mirata ad esplorare e comprendere il vissuto dei pazienti con tosse cronica in Italia.

Quando si parla di tosse cronica?

La tosse cronica – ovvero una tosse che dura più di otto settimane – è un disturbo che colpisce prevalentemente le donne tra i 50 e i 60 anni.  La prevalenza di tosse cronica refrattaria e/o idiopatica nella popolazione italiana adulta è destinata ad aumentare dal 3,17% del 2019 fino al 4,37% nel 2022 e al 7,59% nel 2035, interessando quindi 1,54 milioni di persone con più di 18 anni, in maggioranza donne. “Questi numeri ci restituiscono un quadro che quantifica il disagio che la nostra Federazione ha già colto attraverso l’ascolto dei pazienti e confermano la varietà di ambiti su cui la tosse cronica influisce negativamente: il lavoro, l’attività sportiva, i momenti di svago” – spiega Filomena Bugliaro, Coordinatrice Progetti e Attività con la Rete di FederAsma e Allergie. “La tosse mi mangia il cervello: così ne parlano i pazienti, a indicare che è sempre presente, non ti abbandona mai, non sai quando arriverà il prossimo attacco e quanto durerà. Un senso di frustrazione e di stanchezza convive con il desiderio di riprendere in mano la propria vita. La tosse cronica toglie, e toglie tanto, anche alle persone che stanno vicino a chi ne soffre, nella gran parte dei casi familiari, spesso figure fondamentali nella presa di coscienza della frequenza degli attacchi di tosse”. Purtroppo, a fronte di questa situazione, arrivare a riconoscere il quadro non è semplice. Sempre stando a quanto riporta la ricerca, la maggior parte dei pazienti (71%) ha cambiato diverse terapie, in media più di due volte. Il 79% dei pazienti, nonostante tutto, dichiara di non aver risolto il problema, tanto che nel 30% dei casi hanno abbandonato la terapia. Questa difficoltà nel raggiungere una diagnosi comporta dei costi per i pazienti, che in media si attestano a circa 560 euro, con punte intorno ai 2.000 euro. Cifre che per il 18% dei pazienti determinano una difficoltà seria a curarsi. I costi indiretti della tosse cronica sono importanti, il costo totale annuo della perdita di produttività associata a questo disturbo crescerà da 1,73 miliardi di euro nel 2022 a 2,18 miliardi di euro nel 2035, con un’incidenza dei costi indiretti superiore al 60%.

Si studiano cure specifiche

Riconoscere la tosse cronica è fondamentale, anche per escludere le tante cause che possono portare a questa condizione patologica, a partire dal reflusso gastroesofageo. Ma soprattutto occorre sempre ricordare che sono necessari trattamenti specifici per il quadro. Qualcosa in questo senso si muove, con la ricerca che sta valutando l’efficacia di trattamenti specifici che appaiono molto promettenti. Lo conferma Antonio Spanevello, Professore di Malattie dell’apparato respiratorio presso l’Università degli dell’Insubria di Varese e Direttore Scientifico dell’IRCCS Maugeri di Tradate. “Si tratta di gefapixant, un antagonista selettivo del recettore P2X3 la cui attivazione si ritiene sia associata a una iper-sensibilizzazione nelle vie respiratorie e nei polmoni, che potrebbe causare un esagerato, persistente e frequente bisogno di tossire. Farmaci in grado di agire come antagonisti del recettore purinergico P2X3 potrebbero contribuire a migliorare sensibilmente la qualità di vita di chi lamenta tosse cronica e la severità della tosse stessa, come dimostrati dagli ultimi dati presentati al congresso dell’ERS (European Respiratory Society)”.

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