Terza età, attenzione all’ansia da controllo “tecnologico”

Monitorare il proprio stato di salute è importante ma bisogna fare attenzione a non esagerare, soprattutto se anziani

Federico Mereta Giornalista Scientifico

In principio erano i contapassi. Utili, utilissimi per avere un’idea dell’attività fisica che si fa ogni giorno. Poi sono arrivate le misurazioni della pressione via smartphone o smartwatch, il controllo del ritmo del respiro, il monitoraggio pressoché costante della frequenza del battito cardiaco.

Tutto importante: si tratta di strumenti che ci aiutano, senza alcun dubbio. Ma bisogna anche fare attenzione a non esagerare, soprattutto quando si è anziani, e a fare sempre riferimento al medico. Altrimenti, complice anche il lockdown e il distanziamento sociale, il costante controllo “tecnologico” e soprattutto “fai da te” può diventare un’arma a doppio taglio, aumentando il rischio di ansia e di malesseri psicologici, specie nella terza età.

A ricordare quanto la tecnologia può essere d’aiuto ma anche che non deve diventare un fattore di stress è un documento degli esperti della Società Europea di Cardiologia.

Parliamo sempre con il medico

A mettere in guardia dai rischi derivanti dall’ossessione digitale sono gli esperti della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe), che sottolineano come sotto la spinta dell’emergenza Covid si sia passati dalla consultazione compulsiva di Google all’automisurazione di tutti i parametri corporei.

“Tutte le tecnologie digitali a partire dagli smartphone, possono rappresentare un volano per la prevenzione cardiovascolare e lo conferma il boom delle vendite di apparecchi per il monitoraggio della funzione cardiaca: dai braccialetti elettronici alle App, agli smartwatch per la trasmissione dell’elettrocardiogramma”, spiega Alessandro Boccanelli, presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe).

“Nell’anno della pandemia in Italia la spesa per questi strumenti ha toccato mezzo miliardo di euro con una spesa pro capite di circa 40 euro. È giunto il tempo di lavorare su un percorso di cura che inizia dall’interazione del paziente da remoto. Ma non bisogna confondere l’automonitoraggio con la diagnosi che deve essere sempre eseguita dal medico, indipendentemente dal dato tecnico che non si può sostituire all’operatore sanitario. Invece c’è la convinzione che usandoli si possa scavalcare il professionista sanitario che deve sempre suggerire il loro utilizzo, altrimenti il rischio è di far sentire tutti un po’ malati. Ciò vale soprattutto per gli anziani che vivono a casa, vittime spesso inconsapevoli di un ossessivo controllo ”fai da te” e più esposti al rischio di un eccesso di medicalizzazione e di sofferenza e inquietudini crescenti. Non è infrequente, ad esempio, che l’apparecchio per la pressione invii un messaggio di allerta di una presunta fibrillazione atriale ma se il paziente non è a rischio non deve preoccuparsi. Bisogna dunque parlare con il proprio medico utilizzando sempre l’operatore sanitario come filtro, capire se si è una persona a rischio, se è opportuno utilizzare la tecnologia digitale e condividere i dati”, precisa Boccanelli.

Cosa fare?

L’emergenza Covid ha dato una spinta rilevante e messo in luce il ruolo chiave della tecnologia digitale soprattutto applicata alla cardiologia. Il monitoraggio continuo dei parametri vitali e la raccolta dei relativi dati che in questi mesi di isolamento e distanziamento hanno subito un’impennata, hanno però sconvolto l’equilibro del rapporto tra medico e paziente, soprattutto per gli anziani. Per questo è importante tenere presenti alcune semplici regole e sapere che smartphone, tablet e anche i dispositivi indossabili possono aiutarci nella prevenzione e nel controllo, ricordando però che è il medico il punto di riferimento anche per accertamenti che possano rendersi necessari, senza cadere nell’autodiagnosi.

  1. I dispositivi indossabili ci aiutano nel controllo del benessere e permetteranno una precoce identificazione di condizioni patologiche non visibili che generalmente precedono problemi di salute più seri.
  2. Possono aiutare a favorire l’aderenza all’esercizio-terapia quando l’attività fisica sia utile per il controllo di problematiche cardiovascolari e/o metaboliche, oltre che aiutare a tenere a mente la necessità di assumere farmaci o altri trattamenti.
  3. Per chi fa movimento è utile un cardiofrequenzimetro che permette di misurare i battiti cardiaci, il dispendio energetico e la lunghezza del percorso. In futuro potrebbero esserci anche occhiali “a realtà aumentata” indossabili durante l’attività fisica.

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