Terapia digitale, così lo smartphone aiuta contro l’insonnia

Via libera alla prima terapia digitale somministrata attraverso smartphone e tablet per combattere l'insonnia: come funziona

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non riuscite a prendere sonno e tisane, pasticche e conta delle pecore non riescono ad aiutarvi a cadere tra le braccia di Morfeo? In un futuro nemmeno troppo lontano, la risposta ai vostri problemi potrebbe venire dallo smartphone. Non stiamo scherzando. Sono le promesse della terapia “digitale” che peraltro è già stata sperimentata sull’uomo.

Ecco come funziona

La terapia digitale viene così definita perché si basa su un approccio originale. In pratica tutto parte da un algoritmo somministrato attraverso un dispositivo, sia esso smartphone o tablet. E si eroga in futuro, forse, ci cureremo sempre di più attraverso una App sullo smartphone disegnata su misura per il quadro patologico con cui dobbiamo confrontarci o magari con un videogioco, o ancora con un sensore di realtà virtuale.

Già oggi, comunque, questo supporto è utile per ricordare l’assunzione regolare di una cura per malattie croniche, evitandoci di dimenticare la terapia.

La terapia digitale è spesso un sistema che eroga una terapia cognitivo-comportamentale e si basa sull’esistenza di una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che fornisce al paziente gli strumenti per gestire le emozioni e modificare le convinzioni negative e le percezioni errate della mente. Ad indicarla deve essere quindi il medico, e non si tratta certo di un “giochino” da scaricare, anche perché può essere un’integrazione o essere addirittura complementare alle classiche vie di somministrazione delle cure. Rispetto al farmaco, la terapia digitale può rappresentare un’alternativa, un’aggiunta o una combinazione.

Senza dimenticare che possono esistere algoritmi che estendono e potenziano le funzioni del farmaco e di conseguenza la sua attività. c’è chi si chiede quanto e come possa “pesare” il rapporto umano e l’empatia con il curante, visto che questi approcci al momento vengono utilizzati soprattutto in quadri che vanno ad impattare sullo stato emotivo del paziente. E c’è anche il dubbio di sapere quanto sarà possibile “sostituire”, anche solo in parte, il rapporto umano agli stimoli terapeutici che arrivano da un dispositivo. Ma la strada pare segnata.

Negli USA è realtà

Sono diversi i trattamenti erogati attraverso un dispositivo già disponibili negli USA; previa registrazione delle prove scientifiche di efficacia e tollerabilità di queste cure. Per essere registrati e resi disponibili per la prescrizione medica, infatti, i trattamenti vanno studiati esattamente come un farmaco. Ma le prime applicazioni cliniche già ci sono.

Pensate solo che negli ultimi giorni l’ente regolatoria americano la FDA, ha dato il via libera ad un videogioco che ha come obiettivo il miglioramento dell’attenzione nei bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). È indicato per i piccoli pazienti tra gli 8 e i 12 anni, nell’ambito di un percorso di cura combinato. La FDA per dare semaforo verde ha esaminato i dati provenienti da una gran quantità di studi su circa 600 bambini sottoposti al Test per la variazione dell’attenzione. Non sono stati segnalati reazioni avverse fatta eccezione per frustrazione, mal di testa, nausea, aggressività e varie reazioni emotive.

Tornando all’insonnia, è di qualche tempo fa il via libera alla prima terapia digitale per il trattamento delle forme croniche in chi ha più di 22 anni. Il dispositivo “rilascia” un approccio neuro-comportamentale personalizzato, basato sulla terapia cognitivo comportamentale e sulle linee guida delle società scientifiche.

L’efficacia della cura è dimostrata da studi apparsi Jama Psychiatry e Lancet Psychiatry, che hanno fatto capire come questo approccio di terapia digitale sia riuscito a migliorare non solo la quantità di tempo necessaria per addormentarsi ma anche il rischio di risvegli notturni. Se negli USA hanno avuto l’ok altre terapie digitali, indicate ad esempio per trattare alcune forme di dipendenza e addirittura certi fastidi legati ai trattamenti antitumorali, in Germania da anni un programma informatico aiuta chi soffre di depressione, sia da solo sia associato alla classica psicoterapia in studio.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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