Una spia nel sangue svela il rischio di partorire in anticipo

L’RNA-messaggero è l'“indicatore” che svela il possibile rischio di parto pre-termine

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando si parla di RNA-messaggero, o m-RNA, in questo periodo il pensiero va subito ai vaccini per il virus Sars-CoV-2 che sfruttano proprio questa tecnologia. Ma ovviamente non si tratta di una sorta di “esclusiva” per la vaccinazione preventiva per Covid-19.

L’RNA-messaggero può essere un’arma anche per svelare altri misteri ed addirittura potrebbe diventare una sorta di “indicatore” per alcuni geni che regolano l’orologio del corpo, al punto di svelare addirittura il possibile rischio di parto pre-termine.

A farlo pensare è una ricerca coordinata da Hanne Hoffmann, apparsa su Journal Biology of Reproduction.

Il test nel secondo trimestre

Ci sono due geni che, in qualche modo, possono funzionare come veri e propri “orologi” dei ritmi del corpo, e quindi diventano un vero e proprio “segnatempo” in base agli studi di cronobiologia. I loro nomi? Uno si chiama Clock e l’altro CRY2.

Proprio sull’m-RNA di questi geni si è concentrata l’analisi dei ricercatori americani, che hanno studiato poco più di 150 madri che non avevano avuto precedenti parti prematuri, un terzo delle quali è andata poi incontro a un anticipo nei nove mesi. Studiando le informazioni relative al secondo trimestre, e in particolare intorno alla ventesima settimana, gli esperti hanno rilevato che nelle donne destinate ad anticipare il termine della dolce attesa c’era un tasso di RNA-messaggero specifico dei due geni in questione inferiore rispetto alle altre.

L’ipotesi che ne deriva è quindi che proprio questa semplice analisi del sangue potrebbe aiutare a svelare chi è maggiormente a rischio di parto prematuro, con conseguente monitoraggio più attento e mirato delle condizioni di mamma e bambino. L’analisi potrebbe essere particolarmente utile per le donne che hanno già avuto un parto anticipato e quindi possono essere tranquillizzate sui tempi della gravidanza. Ovviamente lo studio delle “derivate” dei geni orologio, che comprende anche altri geni, potrebbe essere utile per capire i rischi futuri di preclampsia e diabete gestazionale.

Le dimensioni del problema

Stando a dati recenti il 7% del totale dei parti in Italia, circa 32.000 all’anno, è pre-termine. Cosa significa questo? Che il neonato è particolarmente “frettoloso” e quindi viene alla luce in anticipo, prima della trentasettesima settimana di gestazione. Ci sono elementi che aumentano la possibilità che questo avvenga, come ad esempio il fatto di aspettare due gemelli o comunque portare in grembo più futuri bebè, così come impatta un eventuale parto prematuro in precedenza.

A prescindere dai meccanismi che possono contribuire ad accelerare il primo vagito, occorre comunque ricordare che se il piccolo è fortemente prematuro e anticipa molto la nascita il team di specialisti, coadiuvati dalle tecnologie, deve tenere sotto controllo diverse parti del corpo, non ancora perfettamente formate. In primo luogo occorre tenere sotto controllo il rischio di infezioni oltre all’apparato respiratorio e ai polmoni: se si anticipa molto il parto, infatti, il loro sviluppo è assai indietro.

Da considerare è soprattutto la cosiddetta sindrome da stress respiratorio, legata alla carenza di una sostanza chiamata surfactante. Questo composto ha il compito di mantenere aperti gli alveoli polmonari, unità operative del sistema respiratorio dove avvengono gli scambi tra aria e sangue, e quando questi non si aprono a sufficienza la respirazione diventa difficile per cui è necessario mantenere i bimbi incubati.

Non solo. Nel piccolo particolarmente prematuro i vasi sanguigni le pareti delle arterie sono sottilissime e questo aumenta di molto il rischio di andare incontro a emorragie, in particolare a carico del cervello in formazione. Il controllo delle emorragie cerebrali, che a volte possono essere responsabili di deficit neurologici a distanza di tempo, viene effettuato con speciali ecografie ripetute regolarmente. Occorre anche prestare attenzione al cuore e ad altri organi, come gli occhi.

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