Colesterolo e pressione alta: il sonno irregolare aumenta il rischio

Sconvolgere i ritmi circadiani anche solo di un'ora può rivelarsi molto rischioso per la salute del metabolismo

La qualità e la durata del sonno sono fondamentali per la salute umana a qualsiasi età. A confermarlo per l’ennesima volta ci ha pensato uno studio condotto presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston.

La ricerca in questione, che ha preso in esame la situazione di oltre 2000 pazienti di ambo i sessi e di età compresa tra i 45 e gli 84 anni, ha indagato ulteriormente il rapporto, approfondito da diversi altri studi, tra il sonno e problemi come il sovrappeso e le malattie metaboliche.

Lo studio, i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Diabetes Care, è durato complessivamente sei anni.

I soggetti coinvolti sono stati sottoposti a questionari relativi al loro stile di vita e invitati a tenere un diario del sonno. Lo studio è stato caratterizzato anche dal ricorso all’actigrafia, esame che consente di monitorare i cicli del sonno tramite un dispositivo medico indossabile da mettere al polso.

I risultati hanno portato alla luce il fatto che, negli individui maggiormente propensi a coricarsi la sera e a svegliarsi al mattino a orari sempre diversi, il rischio di andare incontro a problemi di trigliceridi alti, pressione eccessiva e di innalzamento del colesterolo LDL era più alto.

I dati in merito sono stati giudicati consistenti e validi a prescindere dalla durata del riposo notturno e da altri fattori di rischio.

Degni di un cenno sono anche i sintomi depressivi più accentuati individuati nei soggetti con ritmi sonno – veglia non regolari. Lo stesso vale per gli episodi di apnee notturne.

Per dare qualche numero, si ricorda che gli studiosi del Brigham and Women’s Hospital, struttura estremamente autorevole per quanto riguarda i disordini del sonno e le loro conseguenze, hanno calcolato che, variando anche solo di un’ora le proprie abitudini relative al momento in cui ci si corica o ci si alza, aumenta del 27% il rischio di avere a che fare con disturbi metabolici.

Gli esiti di questo studio sono stati accolti con favore da diversi esperti di malattie metaboliche, che hanno sottolineato come i ritmi circadiani siano profondamente legati alla regolarità di diversi organi, come per esempio il pancreas, la cui efficienza è fondamentale per la prevenzione del diabete.

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