Smartphone, come scoprire se diventiamo “dipendenti”

I campanelli d'allarme che indicano una dipendenza dallo smartphone e i rischi per la salute di corpo e mente

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

È quasi un movimento compulsivo. Regolarmente, non appena riusciamo ad astrarci da ciò che facciamo, portiamo la mano allo smartphone per vedere se ci sono nuovi messaggi, se qualcuno ha messo un like a un nostro post, se ci sono segnalazioni di attività social cui dobbiamo essere pronti a rispondere, se vogliamo sentire una canzone o un podcast.

Lo smartphone, così come il tablet, sono ormai diventati compagni di viaggio inseparabili per molti di noi. Ma occorre fare attenzione a non diventare “dipendenti”. Il rischio esiste, soprattutto per i giovani. A dirlo è una ricerca condotta al King’s College di Londra su una popolazione di studenti, apparsa su Frontiers in Psychiatry, che dimostra come ci sia bisogno di utilizzare questi strumenti di connessione con maggior giudizio, per il nostro benessere psicologico.

Il pericolo di “dipendere” dal dispositivo

L’indagine realizzata dal team inglese ha preso in esame un migliaio di studenti attraverso un sondaggio mirato, proprio per valutare quanto lo smartphone sia in grado di catalizzare l’attenzione di chi lo impiega al punto da rendere davvero un tutt’uno con la necessità di “dar vita” allo schermo.

Gli studiosi hanno valutato attraverso uno specifico questionario sia le condizioni psicologiche dei partecipanti allo studio e il rischio di diventare “dipendenti” dallo strumento (ad esempio se si dimenticavano altre cose da fare perché non si riusciva a chiudere lo schermo o la comparsa di ansia se si era staccati da questa “propaggine” tecnologica per tempi prolungati) sia l’impatto che le abitudini d’impiego dei cellulari più tecnologici poteva avere sui ritmi del sonno.

Circa quattro intervistati su dieci, stando ai risultati dello studio, hanno mostrato segni di vera e propria dipendenza dallo smartphone, sentendosi a disagio quando il dispositivo rimaneva lontano dalla loro portata anche per tempi limitati e riferendo di non riuscire a portare a termine certe attività proprio per la presenza dello smartphone.

Curioso è anche il “peso” dell’attenzione spasmodica allo smartphone sul sonno. Stando all’indagine, pur se più di un giovane su due in generale ha riferito un potenziale impatto della presenza dello smartphone sui ritmi del sonno, la percentuale sale fin quasi al 70 per cento in chi invece ha i connotati per essere in qualche modo “dipendente” dallo strumento.

L’attesa della “connessione”

Non è la prima volta che si realizzano studi per vedere quanto gli smartphone entrino pesantemente nei nostri ritmi quotidiani e in qualche modo abbiano una rilevanza, se usati impropriamente e con un rapporto quasi “morboso”, sulla nostra psiche e sulla nostra salute.

Qualche tempo fa su questo fronte uno studio dell’Università di Worchester aveva dimostrato come la mancanza di “connessioni” social potesse aumentare lo stato di agitazione e il nervosismo di chi vuole sentirsi al meglio grazie ai “segnali” in arrivo sullo schermo. Agitazione e nervosismo sarebbero infatti i tratti caratteristici di chi attende il classico “ping” che può indicare un messaggio di posta elettronica, una condivisione su Facebook o un’attività su Twitter.

L’indagine ha dimostrato che il rischio è più elevato in particolare per gli adolescenti, ma non risparmia gli adulti. Facciamo attenzione a non esagerare, è il consiglio degli esperti. E, la sera, diamo un secco “stop” per non passare ore a chattare o comunque a tenerci in “rete”, rovinando il sonno.

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