Ebola in Italia, quali sono i rischi: ce lo spiega chi è stato nei Paesi colpiti

"Di fronte alla peggiore epidemia di ebola della storia, la risposta internazionale è ancora inadeguata, stiamo perdendo troppe vite e le nostre equipe sono al limite delle loro capacità. Occorre agire ora per fermare l’epidemia". È l’appello lanciato da Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo, insignita nel 1999 del Premio Nobel per la Pace, attiva in oltre 60 Paesi, che porta assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie. Abbiamo fatto il punto della situazione insieme alla dottoressa Fanshen Lionetto, che è stata in Guinea e Sierra Leone che figurano tra i Paesi più a rischio.

Dottoressa, iniziamo col dire come si trasmette
L’ebola è un virus che si trasmette tramite i liquidi corporei per cui: sangue, vomito, sudore, feci, latte materno, sperma, in sostanza con tutti i fluidi biologici infetti.

Quali sono i sintomi?
I sintomi sono molto molto vari. Parliamo di febbre, astenia, dolori articolari, mal di gola, cefalea. Successivamente insorgono vomito e diarrea, fino ad arrivare a emorragie anche esterne, sanguinamenti spontanei.

Quindi nella fase inziale è facile scambiarla con influenza
Sì, ma evolve molto rapidamente. Purtroppo nella fase iniziale della malattia la difficoltà di effettuare una diagnosi clinica è legata a sintomi aspecifici. Il rischio di contagio è legato all’esposizione e quindi le persone più a rischio sono i familiari di pazienti e gli operatori sanitari.

E riguardo la prevenzione?
Dipende in che contesto ci si trova. Se parliamo dell’Europa non ci sono precauzioni particolari da adottare a meno che non si venga a contatto con una persona infetta. Il consiglio è seguire le normali regole igieniche, che vanno dal lavarsi le mani prima di mangiare al non avere contatti con persone sospettate di contagio o malate. Se ci si prende cura di un malato bisogna usare indumenti protettivi.

Ma nel caso si verificasse un caso in Italia, siamo preparati?
Tutti gli ospedali stanno mettendo in atto una serie di protocolli di modo da essere preparati nel caso si presentasse un caso sospetto. Ci stiamo preparando. In conclusione bisogna fare attenzione. E’ una situazione che va gestita, sicuramente complessa, ma è inutile creare allarmismo. Ora se ne parla tanto perché è arrivata in Europa ma ricordiamoci che il problema è innanzitutto in Africa Centrale e meglio si riesce a gestire il problema là, più possiamo stare tranquilli. Sicuramente quello che stiamo facendo adesso non basta.
 

Ricordiamo che è possibile sostenere l’azione di Medici Senza Frontiere su http://www.msf.it/emergenzaebola. I fondi raccolti contribuiranno all’invio sul campo di personale specializzato, alla realizzazione di nuovi ospedali da campo, strutture d’isolamento e laboratori mobili per la diagnostica, alla distribuzione di kit medici e igienici su vasta scala, alle campagne di sensibilizzazione tra la popolazione e nelle strutture sanitarie locali. Con meno di 1 euro MSF può fornire 1 litro di trattamento di reidratazione endovenosa ai pazienti, mentre con 15 euro può acquistare una tuta protettiva per i propri operatori.

 

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