Senza respiro, ecco come l’asma grave colpisce le donne

L'asma grave colpisce soprattutto le donne con un'età media di 55 anni. Quali sono i sintomi e cosa fare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Il 61% dei pazienti in cura per asma grave è donna. Il dato emerge dalla pubblicazione su European Annals of Allergy and Clinical Immunology dei primi dati sulla più ampia popolazione di pazienti italiani affetti da asma grave inseriti nel registro di malattia IRSA- Italian Registry on Severe Asthma – patrocinato da AAIITO (Associazione Italiana Allergologi e Immunologi Ospedalieri e Territoriali) ed AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri).

Al registro hanno partecipato 71 Unità di Pneumologia ed Allergologia distribuite su tutto il territorio italiano.  Sono stati presi in considerazione 851 pazienti affetti da asma grave: come detto l’analisi dei dati conferma che si tratta soprattutto di donne (61%), con una età media di 55 anni, per il 60% in sovrappeso o obesi, ex-fumatori nel 21% dei casi e fumatori attivi nel 6% nonostante la malattia, con insorgenza dei sintomi dopo i 40 anni nel 25% dei casi, e infine con un substrato allergico nel 73% dei casi.

Come riconoscere la malattia

L’asma grave è una forma di asma che necessita di livelli massimali di terapia per essere controllata o che rimane incontrollata nonostante tale massiccio trattamento. Ha un impatto che non si limita unicamente ai sintomi quotidiani o all’attacco acuto ma è causa di un notevole peso emozionale, economico e sociale per il paziente e comporta un costante e rapido deterioramento della qualità di vita.

Per questo i parametri clinici non dovrebbero essere i soli criteri di valutazione dell’asma grave dove, come in altre malattie croniche, l’esperienza del paziente può variare da individuo ad individuo. Sebbene a due pazienti possa essere stata diagnosticata lo stesso tipo di malattia e prescritto lo stesso trattamento, il livello di soddisfazione ed il peso complessivo della malattia stessa può risultare diverso anche perché questa può mutare e modificarsi nel tempo.

“Vivere bene con l’asma grave non è una sfida semplice, sia per la possibilità di essere refrattari al trattamento che per l’aumentato rischio di morte e ciò rende la prospettiva del paziente un elemento che influenza notevolmente il suo stato di salute – spiega Antonino Musarra, Past President AAIITO.

I numerosi limiti imposti dall’asma grave, l’impatto emotivo totalizzante, la sensazione di solitudine e di “diversità”, rappresentano una pesante prospettiva soprattutto nei pazienti più giovani, nei confronti dei quali risulta importante un approccio empatico, utile ad identificare convinzioni e comportamenti che possono rappresentare alcune delle barriere che impediscono un approccio ottimale”. Non bisogna poi dimenticare che in molti casi la patologia respiratoria si associa ad altre malattie.

“I pazienti affetti da asma grave del registro IRSA presentano almeno una comorbidità nell’87,5% dei casi e almeno due comorbidità nel 77,4% – conferma Maria Beatrice Bilò. Le comorbidità includono non solo le patologie che hanno con l’asma un comune meccanismo patogenetico (es. rinosinusite e poliposi nasale), ma anche quelle correlate alla malattia asmatica (come il reflusso gastro-esofageo) e quelle conseguenti all’uso di cortisone per via sistemica (es. osteoporosi ed ipertensione).

Una campagna per informare

L’AIITO propone una campagna di sensibilizzazione mirata per questa condizione. Si chiama “Dottore ho l’asma. È grave?”, ed  ha l’obiettivo di favorire l’emersione dei pazienti che ne soffrono, circa il 5-10% della totalità degli asmatici, rimasti per tanti anni misconosciuti e costretti ad una condizione di rassegnazione e impotenza. Grazie alle nuove conoscenze diagnostiche ed ai nuovi farmaci biologici, in grado di agire con precisione sui meccanismi della maggior parte delle forme di asma grave, si può infatti indicare, nei pazienti che ne hanno bisogno, un trattamento mirato per queste forme.

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