Scoperte le vie del cervello che portano alla sindrome di Tourette

La sindrome di Tourette si manifesta con tic che possono diventare molto fastidiosi o gravi: scoperta la rete nel cervello che la provoca

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando ci muoviamo in un territorio sconosciuto, abbiamo bisogno di una carta per orientarci. Così accade anche per il cervello umano. Se è necessario comprendere come nasce un determinato fenomeno, occorre sapere dove si localizza e quali connessioni si creano perché il quadro si determini.

Proprio questo è stato l’obiettivo di una ricerca pubblicata su Brain e realizzata dagli esperti dell’Università Charité di Berlino, che sono riusciti a ripercorrere la rete che porta allo sviluppo di tic molto gravi grazie ad un sistema di stimolazione cerebrale profonda (in pratica una sorta di pacemaker del cervello) che prevede l’impiego di elettrodi in grado di stimolare e registrare le reazioni delle aree cerebrali. In futuro, grazie a studi di questo tipo, si potrebbero mettere a punto trattamenti ancor più mirati per la sindrome di Tourette e per altre firme di tic gravi.

Cos’è la sindrome di Tourette

Si tratta di una condizione caratterizzata dalla presenza di movimenti rapidi e improvvisi, o, viceversa lenti e sostenuti, stereotipati, e da vocalizzi di vario tipo che sono conosciuti come tic. Questi tic possono essere semplici, come uno sbattere delle palpebre, oppure complessi, coinvolgendo un numero maggiore e più articolato di gruppi muscolari, e si presentano quindi con smorfie del viso o di una parte del viso, o con scosse delle spalle, movimenti di torsione delle mani strette fra loro, movimenti che simulano il disegnare, oppure con un picchiettare delle dita su un oggetto o ancora con altre manifestazioni. In alcuni casi si arriva ad avere atteggiamenti che possono risultare fastidiosi, come il bisogno di toccare continuamente le persone o di annusarle.

Sul fronte dei “rumori” indotti dal tic, questi possono assumere caratteristiche diverse, sviluppandosi in forma di grugniti, di colpi di tosse, di sequenze vocali particolari. Oppure si può passare a frasi formulate, a ripetere parole o la parte terminale di parole dette da altri, come in un gioco, o invece di immediato contenuto scurrile.

Caratteristica di questi tic è il variare per intensità nel corso del tempo, e spesso, il cambiare di forma e di sede: a un certo tipo di tic ne succede un altro in una diversa parte del corpo. Il problema interessa soprattutto i maschi con un rapporto di tre-quattro a uno rispetto alle femmine e inizia prima dei 18 anni, in genere attorno ai 5-6 anni. L’intensità del disturbo spesso aumenta negli anni successivi e raggiunge il massimo nel periodo prepuberale e all’inizio dell’adolescenza. Poi in molti casi c’è una diminuzione di intensità e di frequenza, o addirittura la scomparsa dei tic, ma in alcuni il disturbo persiste nell’età adulta.

La Sindrome di Tourette ha una base genetica della quale non si conosce ancora la natura specifica, ma ora, grazie alla ricerca tedesca, si può pensare a mettere a punto trattamenti specifici per ogni singolo caso.

Una “rete” che genera il tic

Lo studio pubblicato su Brain è partito dall’osservazione di pubblicazione dedicate a pazienti con forme molto rare di tic nervoso, come ad esempio quello che compare dopo un ictus o in seguito a gravi traumi fisici. Analizzando questi casi, gli esperti hanno ricostruito la mappa delle aree cerebrali coinvolte dai processi patologici e poi ne hanno studiato le connessioni su persone sane, insieme agli esperti dell’Università di Harvard.

In pratica, con lo studio si è visto che ci sono vere e proprie reti comuni, a prescindere dalle lesioni e dalla serietà del quadro, che coinvolgono diverse aree del sistema nervoso e vanno ad interferire con il controllo dei movimenti e della gestione delle emozioni. In pratica, queste reti potrebbero spiegare l’insorgenza delle forme gravi di movimenti ed altre reazioni ripetute ed incontrollate come dimostrato poi con i dati raccolti su pazienti con Sindrome di Tourette, utilizzando la stimolazione cerebrale profonda, attualmente utilizzata solo in casi particolarmente gravi. La via della ricerca, insomma, appare aperta e in futuro forse saranno disponibili approcci sempre più mirati per chi fa i conti con questi quadri.