Sclerosi multipla, i passi avanti della scienza

La sclerosi multipla è una malattia neurologica che tende a peggiorare nel tempo. Si manifesta con attacchi ripetuti ma il decorso varia da soggetto a soggetto

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

30 maggio. Si celebra la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla.  Ed è l’ultimo giorno dell’iniziativa “Bentornata Gardensia”, la manifestazione di AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla)  per raccogliere fondi per la ricerca e per continuare a garantire le risposte di cura, di assistenza e di supporto per le persone con la patologia sul territorio, ora più che mai fondamentali. Di certo c’è che la ricerca e la scienza stanno facendo passi avanti importanti nel trattamento di questa patologia, che negli ultimi anni ha visto sbocciare tra l’altro diverse terapie in grado di aiutare i malati.

Cosa accade quando si è malati

La sclerosi multipla è una malattia neurologica che interessa il sistema nervoso centrale e tende a peggiorare nel tempo. Attualmente non si conoscono le cause della patologia, anche se si ipotizza una combinazione di fattori che interagiscono nel determinarla. Presenta spesso i primi segni della sua presenza già in età giovanile, tra i 20 e i 30 anni, e in genere compare nelle persone di età compresa tra i 15 e i 45-50 anni. Le donne risultano colpite in misura doppia rispetto agli uomini.

Un tempo  era chiamata sclerosi a placche proprio per la caratteristica disposizione delle lesioni nel sistema nervoso centrale. In pratica la sclerosi multipla è legata alla comparsa di lesioni della mielina, la sostanza che circonda i nervi ed ha il compito di assicurare la giusta velocità al passaggio del segnale nervoso.

Le lesioni danneggiano la mielina, e nei malati possono essere individuati anticorpi diretti proprio contro la mielina. Il risultato è che i segnali nervosi non corrono come dovrebbero e quindi si ha una limitazione nei movimenti che interessa le aree del corpo normalmente controllate dalla zona del cervello in cui sono comparse le placche. L’alterazione tipica della sclerosi multipla quindi si chiama demielinizzazione. Questo fenomeno consiste nella scomparsa della mielina, la sostanza fondamentale della guaina che riveste gli assoni delle fibre nervose. La mielina viene prodotta da particolari cellule  (oligodendrociti) ed è “fatta” da sottili strati di lipidi che formano manicotti interrotti da nodi, i nodi di Ranvier.

È  fondamentale nella trasmissione degli impulsi nervosi perché rende la conduzione dello stimolo lungo la fibra nervosa più rapida ed efficace rispetto alle fibre non mielinizzate. La progressiva degradazione della mielina in diversi punti del sistema nervoso centrale porta a manifestazioni cliniche di estrema variabilità dato che la distruzione delle guaine mieliniche rallenta o blocca la trasmissione degli impulsi nervosi lungo le fibre del cervello e del midollo spinale.

Le aree della sostanza bianca interessate dal processo di rimozione del rivestimento mielinico delle fibre nervose prendono il nome di “placche” di demielinizzazione. Le “placche” di demielinizzazione tendono a distribuirsi a livello della sostanza bianca situata attorno ai ventricoli laterali, nel tronco-encefalico, nel cervelletto e nel midollo spinale e possono estendersi anche in corrispondenza della sostanza grigia.

I tanti volti della patologia

Classicamente la sclerosi multipla si manifesta con attacchi ripetuti, che vengono attivati dall’azione delle placche che danneggiano la mielina. Purtroppo col tempo queste lesioni possono diventare “irreparabili” e quindi gli esiti del danno neurologico possono essere permanenti.

I disturbi sono variabili e dipendono dall’area colpita. Possono essere interessati i movimenti degli arti, la vista, la parola e le altre funzioni nervose. Ma va detto che il decorso clinico della sclerosi multipla varia da paziente a paziente e può altresì mutare nel corso della vita di uno stesso paziente.

In alcuni casi si manifesta una grave disabilità già dopo il primo attacco, in altri casi dopo la prima “remissione” possono trascorrere dei decenni senza che si manifestino dei sintomi.
Occorre quindi riconoscere diverse forme della patologia: la più diffusa è la recidivante-remittente. In questo caso i segni ed i sintomi tendono a comparire e a scomparire, soprattutto nella fase iniziale della malattia, cioè nei primi anni. Quando si ripresentano si parla di recidiva, che si può manifestare con una nuova sintomatologia o con l’aggravarsi di sintomi preesistenti.

La scomparsa completa o incompleta dei sintomi viene invece indicata con il termine di remissione. Dopo alcuni anni dal suo esordio, e senza che si possano prevedere i tempi e i modi con cui la malattia ricompare, questa forma può evolvere in una forma secondariamente progressiva. Questa si presenta con o senza recidive, che peraltro spesso lasciano un recupero non totale, con possibili fasi di relativa remissione e stabilizzazione.

Esistono poi una forma progressivo-primaria, con la malattia che può evolvere fin dall’esordio con un andamento progressivo caratterizzato da possibili fasi di relativo miglioramento e stabilizzazione, e una forma progressivo-recidivante caratterizzata, invece, da un decorso progressivo fin dall’esordio, con recidive seguite o meno da recupero. Infine si può avere una sclerosi multipla meno grave caratterizzata, invece, da un recupero completo dopo uno o due recidive e non causa deficit permanenti.

In tutti i casi, l’importante è che la persona colpita scopra prima possibile la patologia, grazie alla diagnosi precoce, per poi affidarsi allo specialista e poter sfruttare i trattamenti oggi disponibili. Non si tratta solamente i farmaci, ma anche di supporti fisici e di possibilità che possono davvero migliorare la vita ai pazienti.

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