Sars-CoV2, la ricetta per le mascherine “fai da te” più efficaci per Covid-19

Uno studio condotto da un team dell'Università di Chicago ha fornito indicazioni utili in merito ai tessuti da impiegare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Dal 4 maggio vigerà quasi sicuramente l’obbligo di indossare, almeno negli ambienti chiusi come negozi e supermarket, le mascherine che possono proteggere gli altri da un eventuale contagio da parte nostra. Ma se qualcuno si trovasse senza quelle predisposte o comunque volesse preparare in casa strumenti di protezione più efficaci possibile, che tessuti dovrebbe impiegare?

Seta e simili, uniti a cotone. Magari sfruttando una vecchia sottoveste della nonna, unita ad una maglietta di cotone a trame forti in strati sovrapposti cuciti in casa. Almeno questo è il consiglio che arriva da un gruppo di scienziati americani, che hanno pubblicato gli esiti della loro ricerca su ACS Nano.

L’ideale è una combinazione di tessuti

Cotone, più seta naturale o chiffon. Questa la “miscela” che, in caso di necessità di mascherine “fai da te”, sarebbe in grado di bloccare al meglio l’emissione delle particelle di saliva cui si può legare il Sars-CoV2, virus responsabile di Covid-19.

Per giungere a questa indicazioni gli esperti dell’Università di Chicago hanno preso in esame, in speciali ambienti di laboratorio, sia le particelle di saliva più grandi sia quelle di dimensioni minime, ovvero il classico aerosol che si propaga dalla bocca di una persona anche solo quando si parla.

Ed hanno visto come queste si possono emettere, soprattutto in chiave di possibile passaggio attraverso il tessuto del dispositivo di protezione. I ricercatori hanno impiegato uno strumento particolare che ha spinto un aerosol con particelle di dimensioni variabili da 10 a 6 nanometri (un nanometro è un miliardesimo di metro) di diametro, simili a quello che potremmo emettere senza accorgercene.

La “formula” ideale per bloccarle il più possibile prevede l’impiego di uno strato di cotone intrecciato cui si associano due strati di chiffon: in questo modo, stando sempre all’esperimento, si arriverebbe a bloccare dall’80 al 99% delle particelle in aerosol. In sostituzione del chiffon, peraltro, si potrebbe impiegare della semplice seta.

Si tratta ovviamente di possibili soluzioni casalinghe che, all’atto pratico, possono aiutare a sostituire in caso di eventuale carenza. Poi non si deve dimenticare che lo studio è stato effettuato in laboratorio: in condizioni ambientali normali, insomma, meglio affidare la protezione del proprio aerosol a dispositivi consolidati.

Quanto aiutano le mascherine

Per non commettere errori, ricordiamo sempre che le mascherine protettive più efficaci in chiave di possibile “entrata” del virus vanno riservate agli operatori. Per tutti noi, l’obiettivo delle mascherine davanti alla bocca è come detto quello di proteggere gli altri, nel caso fossimo colpiti dall’infezione e questa non desse luogo a sintomi apprezzabili.

Certo è che, se girare con le mascherine sui mezzi pubblici, al supermercato o in altri luoghi chiusi diventasse un’abitudine per un determinato periodo, il loro utilizzo potrebbe costituire un sistema per limitare le possibilità di diffusione inconscia del virus.

Non si deve però dimenticare che queste mascherine, comprese quelle proposte dalla ricerca americana, hanno lo scopo di evitare che una persona potenzialmente infettante possa trasmettere il virus, e non di proteggere. L’impiego di questi dispositivi, poi, potrebbe rivelarsi utile anche per limitare i rischi che il virus contamini oggetti o superfici che possono essere toccati con le mani da altri, come la maniglia di una porta o il carrello del supermercato.

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