Sars-CoV-2, perché il coronavirus fa perdere l’olfatto

Secondo un'ipotesi scientifica, il virus potrebbe risalire dall'albero respiratorio fino all'encefalo e influenzare la percezione degli odori

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Tecnicamente si chiama anosmia. Parliamo dell’incapacità di percepire correttamente gli aromi, i profumi e tutte le sensazioni che si possono cogliere attraverso l’olfatto. Chi si ammala di Covid-19, a volte anche nelle fasi iniziali dell’infezione, può riscontrare questo disturbo. Ad esso, in alcuni casi, si associa anche l’ageusia, cioè la difficoltà a percepire i sapori. Come può succedere? Ecco quanto riporta la scienza.

Il virus sale attraverso il sistema nervoso

Per spiegare questa situazione, gli esperti parlano di Neuro-Covid. Secondo un’ipotesi molto plausibile, il virus può risalire fino al cervello a prescindere dalle aree in cui si sviluppa (p.e. l’albero respiratorio). In tal modo, si verificherebbe un meccanismo in cui il virus si inserisce lungo le vie nervose dell’odorato, che partono proprio all’interno del naso.

Poi, passando da un ossicino sottile “bucherellato” come l’Emmenthal (attraverso questi forellini passano le vie nervose), potrebbe arrivare, lungo questa strada, fino all’encefalo. Ovviamente questa “via” neurologica è la stessa che caratterizza le percezioni degli odori fino al punto in cui si raggiunge l’area olfattiva, che si trova nella parte anteriore del cervello. In questo senso, quindi, proprio il deficit dell’olfatto può diventare un segnale d’allarme che può indicare che sta avvenendo o è in corso l’attacco del virus.

Ma c’è di più: esiste una profonda correlazione tra olfatto e gusto. Normalmente, quando portiamo alla bocca un alimento, riusciamo a riconoscerlo proprio perché l’odorato, sia attraverso il naso sia anche attraverso la bocca, ci consente di individuarlo. Non appena le papille gustative cominciano a lavorare come dovrebbero, abbiamo la possibilità di confermare la nostra ipotesi anche con il gusto.

È per questo che olfatto e gusto lavorano insieme nella nostra vita di ogni giorno, incastrando le percezioni in una sorta di “puzzle” che ci permette di gustare i piaceri della buona tavola e di sentire gli aromi della cucina, a partire dal caffè della mattina. Ed è anche per questo che, in caso di Covid-19, le due sensazioni possono avere deficit che si riflettono appunto nell’anosmia e nell’ageusia. Ovviamente queste conoscenze sono importanti nella lotta al virus e possono essere d’aiuto nelle cure.

Quanto ci aiuta l’olfatto

L’olfatto, anche se spesso ce ne dimentichiamo, è il senso maggiormente “datato” sotto l’aspetto dell’evoluzione. Ci consente di renderci conto e mantenere in memoria una media di circa 10.000 diversi odori che vengono trasportati attraverso l’aria che respiriamo.

Non siamo certo a livello dei cani e dei conigli, che vediamo spesso muoversi “annusando” l’ambiente e che hanno un numero di recettori per l’olfatto notevolmente superiore al nostro. In ogni caso, dobbiamo tenere sempre in forma questa nostra capacità sensitiva, che naturalmente può tendere ad essere meno efficace con il passare dell’età e con la comparsa di alcune patologie.

Questo richiamo è importante soprattutto per le donne, a prescindere dal Covid-19. Secondo una ricerca condotta qualche tempo fa dal National Institute of Health americano, quasi una donna su quattro e l’11% dei maschi tra i 60 e i 69 anni riferisce problemi nella percezione di odori e profumi, con una tendenza all’aumento del problema con l’avanzare dell’età.

E, come se non bastasse, questa difficoltà percettiva può ripercuotersi nella vita di ogni giorno. Stando a quanto riporta uno studio coordinato da Johan Lundström del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, apparso su Scientific Reports e condotto su più di 3000 tra uomini e donne di età compresa tra i 57 e gli 85 anni, mentre tra i maschi non sono state osservate particolari modificazioni nel comportamento sociale in caso di deficit olfattivi anche in età avanzata, nelle donne si è notato che quelle che presentavano maggiori carenze nell’odorato avevano meno amici e tendevano a vivere un’esistenza più solitaria, quasi come se l’olfatto fosse un segnale d’allarme più generale.

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