Sars-CoV-2 e malattia di Kawasaki con vasculite nei bambini, cosa si sa

Che cos'è la malattia di Kawasaki: sintomi e cause. I pediatri stanno studiando se esiste una possibile relazione col virus Sars-CoV-2

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Il Covid-19 potrebbe non essere del tutto asintomatico o decorrere con piccoli disturbi nei bambini. Aumentano sempre di più le evidenze, sia in Italia che all’estero, che in qualche caso l’infezione da virus Sars-CoV-2 possa determinare anche in assenza di altri sintomi chiari una particolare infiammazione dei vasi sanguigni dei bambini, configurando il quadro della malattia di Kawasaki.

Sono ormai diverse le segnalazioni in questo senso, che arrivano sia dai pediatri delle aree più colpite come la Lombardia sia da altri Paesi, come ad esempio l’Inghilterra. Ma di cosa si tratta?

Perché l’allarme in tempi di Covid-19

L’esperienza cinese e i dati dell’epidemia da Covid-19 in Italia hanno evidenziato che i bambini sono meno colpiti e hanno un rischio più basso di sviluppare le gravi complicanze legate all’infezione, prima fra tutte la polmonite interstiziale.

Nelle ultime settimane è stato, tuttavia, segnalato, in particolar modo nelle zone del paese più colpite dall’epidemia da Sars-CoV-2, un aumento della frequenza di bambini affetti da malattia di Kawasaki. A preoccupare, in questo periodo, è la possibilità che le forme di vasculite praticamente inspiegabili che compaiono nei piccoli che hanno avuto un tampone positivo per il virus Sars-CoV-19 o comunque hanno sviluppato anticorpi nei suoi confronti, segno di un’infezione magari decorsa senza alcun sintomo, siano in qualche modo legate a Covid-19.

Questa sorta di vasculite che ricorda la malattia di Kawasaki è sotto la lente di ingrandimento degli esperti, tanto che il Gruppo di Studio di Reumatologia della Società Italiana di Pediatria, ha deciso di allertare la comunità pediatrica italiana sulla possibile insorgenza di una malattia di Kawasaki in bambini affetti da Covid-19 e di promuovere una raccolta dati di questi casi con l’obiettivo di caratterizzarne le manifestazioni cliniche, le terapie eseguite e l’evoluzione e indagare il possibile ruolo causale del virus Sars-CoV-2. Insomma, bisogna conoscere meglio la situazione.

“Non è chiaro se il virus Sars-CoV-2 sia direttamente coinvolto nello sviluppo di questi casi di malattia di Kawasaki o se le forme che si stanno osservando rappresentino una patologia sistemica con caratteristiche simili a quelle della malattia di Kawasaki, ma secondaria all’infezione – spiega Angelo Ravelli, direttore della Clinica Pediatrica e reumatologia dell’Istituto Gaslini di Genova oltre che professore ordinario all’Università di Genova. Ciò nonostante, l’elevata incidenza di queste forme in zone ad alta endemia di infezione da Sars-CoV-2 e l’associazione con la positività dei tamponi o della sierologia, suggerisce che l’associazione non sia casuale”.

Identikit della patologia “classica”

La malattia di Kawasaki è molto rara ed  stata scoperta nel 1967 da un pediatra giapponese che ha dato il nome al quadro. Colpisce soprattutto i maschi, specie sotto i quattro-cinque anni, oltre che nella parte finale del primo anno di vita.

I dati generali dicono che la patologia è caratterizzata da  un’infiammazione dei vasi sanguigni cui si associano diversi sintomi, in modo più o meno evidente. Possono esserci febbre con spiccata irritabilità del piccolo (spesso questi sono i sintomi iniziali), arrossamenti della pelle, gonfiore delle mani e dei piedi, coinvolgimento degli occhi che arrossamento ed irritazione che ricordano una congiuntivite, infiammazione delle mucosa della bocca e rigonfiamento delle ghiandole linfatiche lungo il collo.

Al momento non si conosce con certezza la causa del quadro, anche se appare molto legata ad una possibile infezione causa infettiva, come un virus od un batterio. Esiste comunque una possibile tendenza ereditaria a svilupparla, che spiegherebbe l’elevata frequenza del quadro nella popolazione giapponese.

Ciò che è certo è che la patologia frequentemente si manifesta dopo un’infezione virale, magari non di particolare entità. E proprio questa sembra essere la possibile correlazione tra questa patologia e l’infezione da Sars-CoV-2. In termini generali, tralasciando quanto si sta osservando in questi tempi di Covid-19, l’approccio curativo va mirato caso per caso e la prognosi è buona.

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